Colorare nei margini e la normalizzazione della creatività

margini2Ma è davvero fondamentale e privo di effetti collaterali far colorare i bambini dentro i margini?
Riflettevo sull’abitudine consolidata di proporre, in molte scuole dell’infanzia e primarie, le fotocopie da colorare, come attività “artistica” preponderante.

Non sono d’accordo con l’uso massivo ed indiscriminato che se ne fa, per i seguenti motivi.

• Trasforma il disegno in strumento didattico, mentre in realtà dovrebbe essere come prima cosa estrinsecazione del sé ed esperienza del bello e del potere creativo.
Per un individuo, non solo da bambino, disegnare, stendere colori, esplorarne le possibilità, è prima di tutto un’esperienza ludica ed autonoma, che può diventare comunicazione o semplicemente sfogo.
Questo sta alla base di ogni esperienza artistica e dovrebbe poter avvenire sempre liberamente in ogni contesto educativo.

•”Normalizza” l’espressione creativa, offrendo a tutti un pattern uguale di azione entro il quale le possibilità sono ristrette.
Questo limita moltissimo l’esperienza artistica, come detto, ma anche la manifestazione di paure, desideri, speranze, sentimenti a cui non si riesce a dare nome con le parole.

• Trasforma il disegno in performance, avendo intrinsecamente determinato un giusto vs uno sbagliato (dentro – fuori).
Questo sminuisce il valore dell’iniziativa personale, e provoca frustrazione in chi non riesce a realizzare l’obiettivo (e tutti sappiamo quanto sia facile sbordare mentre si colora!).
Per giunta, se il compimento dell’azione viene compensato con premi o lodi, alimenta una competitività inappropriata a bambini piccoli, e che perlomeno dovrebbe rimanere fuori dall’esperienza artistica.

• Suggerisce l’idea che uscire da uno schema proposto da altri sia un’azione negativa.
Il che è chiaramente l’opposto dell’ideale a cui tutti diciamo di anelare per i bambini: ovvero la libertà di pensiero.
Per giunta sfavorisce la crescita del cosiddetto pensiero laterale, ovvero la capacità di risolvere problemi in modo indiretto, laddove la soluzione diretta è impossibile o svantaggiosa. I bambini hanno intatta questa dote, ed è un vero peccato convincerli del fatto che ci sia un solo modo per fare una cosa.

• Abitua precocemente a un modo di rappresentare la realtà intellettualizzato e poco legato al potenziale creativo di cui i bambini dispongono.
I contorni sono a tutti gli effetti un’astrazione. Un’astrazione utile a comunicare, e che ha avuto un ruolo fondamentale nella storia dell’arte, ma sicuramente non l’unica, e può diventare limitante soprattutto se non viene offerta un’alternativa più libera per sperimentare artisticamente ed emotivamente il colore.

• Disabitua all’idea del bello e del non convenzionale.
Perché, ammettiamolo: nella stragrande maggioranza dei casi le illustrazioni delle famigerate fotocopie non sono di alta qualità, sono estremamente omologate e poco curate nei codici espressivi, sono banali come soggetti.

•Infine, meno importante, ma meglio farci un pensiero: un contatto continuo e prolungato con l’inchiostro delle fotocopiatrici non fa proprio benissimo.
Avere per le mani o fare qualche fotocopia non è certo la fine del mondo, ma strofinarci i piccoli polsi tutti i giorni per ore potrebbe ben essere sostituito da altre attività più salubri.

Mi capita con frequenza di incontrare studenti delle medie molto bloccati nella creatività personale, e poco propensi alla sperimentazione di tecniche ignote. Si trascinano per giunta un’attitudine alla fruizione dell’arte piatta e poco entusiasta.
E se si cominciasse da prima a coltivare queste risorse così preziose con un approccio all’arte più profondo e meno appiattito?

Alternative

Se proprio si vogliono usare le fotocopie, penso che un buon approccio potrebbe essere quello di incoraggiare i bambini a:

  • smarginare con i colori a piacimento, e sperimentare;
  • usare strumenti diversi dal pennarello, meno limitanti, come: cubetti di colore a cera o olio, acquerelli, colori a dita;
  • colorare liberamente: solo le parti che desiderano, con colori anche non realistici, in negativo, con approccio libero;
  • aggiungere parti e particolari;
  • campire a zentangle;
  • ispirarsi a quanto colorato per un disegno proprio;
  • infine non farlo, se proprio non apprezzano l’attività, credo che questa rimanga la libertà più importante.

 

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20 pensieri su “Colorare nei margini e la normalizzazione della creatività”

  1. Perfettamente d’accordo.
    E tristemente constato come tra le amichette scolarizzate di mia figlia più grande la priorità nel disegnare sia proprio lo “stare nei margini”, o, se occupate in un’altra attività creativa, il sapere se “hanno fatto giusto”. A 4 anni. Che tristezza.

  2. oh caterina! è bellissimo grazie!!! e come non si capisce??? si capisce perfettamente! porto da me e faccio subito subito un copia incolla e copie e copie e copie. non sono vincolata dal tuo copyright vero? ;-)
    io che spesso faccio fantapolitica, ci vedo soprattutto il complotto dell’omologazione. ne ho parlato nel mio blog, ne parlo spesso nella mia pagina … ma con questi bambini, è un delitto ancor più grave se posso permettermi. e io che ho sta cosa dell’ingiustizia inside, non lo posso permettere :-D ti aggiorno su come andranno le cose a scuola. mart pom ho una riunione in cui credo già di portare l’argomento rialacciandomi al tuo bellissimo e attesissimo articolo. ancora grazie!

  3. ah, proporrò i mandala (meravigliose forme di preghiera). non ci avevo mai pensato, e si che a casa mia ne girano in tutte le loro versioni e per tutte le età, ho fatto pure un corso anni fa di mandala. dunque, non uno ma duemila volte grazie!

  4. e come non darti ragione Caterina? La necessità di esercitarsi per non uscire dai margini è tutta da verificare: i bambini ci arrivano a capirlo da soli, è una fase del loro sviluppo, non occorrono esercitazioni apposite, quello che bisogna fare è solo lasciarli disegnare e raccontare i loro disegni in tutta spensieratezza. Adesso che ha 4 anni e mezzo mia figlia si impegna a colorare nei margini (dei suoi disegni, non usiamo quelli stampati perché lei trova più gratificante colorare i suoi) ma non glielo ha mai detto nessuno, è solo cambiato il suo modo di osservare le cose. Inoltre questa fase è coincisa anche con un aumento del suo interesse per la scrittura e la lettura (scrive e legge da sola paroline di suo gradimento). Un abbraccio

  5. Eh a quanto pare è una metodica diffusa.
    Mi piacerebbe qualche maestra che mi scrivesse che fa diversamente.
    Non fumare, dai, questo post l’ho scritto apposta per Elisabetta, per supportarla nel suo tentativo di ridurre il fotocopiamento … a volte le cose si riescono a cambiare ! :)

  6. grazie! davvero un articolo che aiuta,quando si crede di fare bene..e invece si sbaglia tutto! ho una bimba di due anni e mezzo alla quale ho dato pennelli e colori già un anno fa… sono i credibili le cose che ha fatto…veri e propri quadri astratti… ma non sapevo spiegarmi perchè da qualche settimana aveva perso interesse a colorare e perdersi magicamente nel foglio di carta che le davo… adesso lo so! è entrato nella sua vita uno di quei libroni da colorare con i pennarelli… domani lo faccio sparire…….. :-)

  7. Ele, ma le mamme è difficile che sbaglino tutto ;)
    Infatti vedi tu come sei in ascolto della tua piccola pittrice!
    Magari poi il librone da colorare lo potrebbe apprezzare più avanti, o magari non tutto insieme, ma a piccole dosi … oppure anche mai eh!
    Altrimenti già che ce l’hai potresti proporle di colorarlo in maniera personalizzata con i suoi amati pennelli (e mani, e polsi… ;) così farebbe i conti con l’idea di poter cambiare e stravolgere qualcosa di predefinito. Puoi provare.
    A presto e grazie per le parole.

  8. Finalmente arrivo anch’io… sta cosa di colorare nei margini mi/ci è sempre stata stretta… mi ricordo la prima volta che Alice ha ricevuto dalla nostra vicina di casa una serie di fotocopie con disegni (della disney… :-() da colorare. Intanto ha cominciato a dire che gli animali non erano disegnati bene e poi a completare l’immagine a suo modo, ha colorato qualcosa sotto lo sguardo allibito della mia vicina che continuava a ribadirle che andavano colorati in un certo modo… Attualmente è’ un’attività che tendo a non proporre, a meno che non sia Alice stessa a volerlo fare e Elena a volte vuole un disegno da “colorare” a modo suo, ovvero da scarabocchiare… I mandala sono un’idea bellissima, li cercherò anch’io, penso che le piaceranno. Comunque vedo che il suo spirito critico è ben formato anche perchè adora i quadri e l’arte (stiamo frequentando un laboratorio di arte moderna per bambini un giorno la settimana) e quindi spesso mi fa notare che “alle maestre” non piacerebbero i disegni di tal artista (l’altra settimana le hanno mostrato Fontana), ma a lei li trova bellissimi lo stesso… ;-)

  9. Ma tu le circondi di cose belle, di libertà e possibilità … lo credo che il loro spirito critico è ben formato!
    Fortunate bimbe, e avranno pure voglia di colorare fotocopie alle volte, ci mancherebbe. Però certo che Alice che dice che gli animali disney non sono disegnati bene e poi ama Fontana mi fa troppo ridere .. una grande!

  10. Ehm ehm. Abbiamo nel pc alcuni disegni (tipo disney) da stampare e colorare.
    I miei figli me li chiedono, a volte.
    No…… bimbi… forse è finita la cartuccia dell’inchiostro…
    Eeeeeh… ma lo sapete che non so attaccare il cavetto al computer, bisogna aspettare il papà…
    Ora sto usando io il pc…… dài, dooopoooooo….

    Li detesto, quei disegni. Sanno disegnare BENISSIMO, hanno fantasia, usano i colori, amano pennarelli, matite, tempere, acquarelli, gessetti, sanno “copiare”, sanno inventare, non hanno davvero bisogno di quelle cavolo di fotocopie!

    I mandala invece non li amano molto loro; abbiamo un intero libro, apposta per bimbi, ma non è che li abbia mai entusiasmati.

    A Maya (6 anni) piace quando io faccio delle linee curve a caso che si intersecano tra loro e poi coloro con colori diversi le varie sagome che si formano. Si incanta. E poi ci riprova da sola :)

  11. volevo dirti che: ho stampato un bel pò di disegni dal sito che hai citato e: felipe non solo colora quelli (coi pennarelli :-( ) ma da un paio di settimane è rispuntato il “madonnaro” che è sempre stato in lui e disegna disegna disegna da farmi commuovere un sacchissimo. na fantasia che io e suo fratello maggiore ci sognamo …
    e si definisce “un pittore più ricco di un imperatore” … ♥♥ corazon de mama ♥♥
    do you know “il pittore”? l ho trovato illuminante!

  12. Sono passati 2 anni da questo articolo, ma, poichè condivido la riflessione vorrei suggerirvi di leggere il pensiero di questo uomo che ha dedicato la sua vita all’Espressione Creatrice (vedi il sito http://www.arnostern.com/it/closlieu_it.htm ). Il figlio Andrè parla dell’esperienza personale nel libro “Non sono andato a scuola”. Un bel incontro.

  13. Per la gioia dei miei figli, e la mia, la scuola materna da loro frequentata fa della creatività la parola d’ordine per la crescita di chi la frequenta. Fotocopie inesistenti, colori da sperimentare anche su quello che i bimbi indossano, fantasia e amore per scoprire il mondo. E io non posso che condividere tale strategia!

  14. ciao sono una maestra dell’infanzia…che dire finalmente posso dire …sono una che combatte questa cosa del colorare a tutti i costi dentro i margini….penso che ci siano cose più importanti dafar apprendere e lasciamo la creatività ai bambini libera da stereotipi. Il benessere prima di tutto….questo è da coltivare nelle scuole…condividoooooooo ciao e complimenti

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