Imparare a disegnare per imparare a vedere

corso-arte---310-310Nonostante non goda di grande supporto all’interno del nostro sistema scolastico, l’educazione all’arte è di enorme importanza (ben sapendo di operare una drastica semplificazione, mi riferisco nelle righe che seguono solo all’arte figurativa).
Aiuta ad avvicinarsi alla storia dell’uomo in modo privilegiato, e soprattutto a sviluppare una capacità di “vedere” del tutto peculiare , tramite linguaggio delle forme e dei colori, che dà accesso a una potenzialità percettiva aumentata e a una più efficace espressione creativa. Abilità che sono molto utili e gratificanti nella vita anche al di fuori dell’esperienza artistica.
Ecco perché, parafrasando Gianni Rodari, tutti dovrebbero imparare a usare gli strumenti dell’arte figurativa, a disegnare e dipingere. Non per diventare tanti Picasso, ma per poter essere più liberi di esprimersi.

Il volume Corso d’Arte, in Italia per Editoriale Scienza, incoraggia l’esperienza artistica nei bambini più piccoli.
La maggior parte delle attività può essere proposta già dai primi anni delle scuole primarie, introducendo con anticipo sui programmi scolastici le prime nozioni di teoria del colore, di riproduzione della figura umana, di costruzione della prospettiva lineare, il frottage, la grafica, la stampa, l’arte sequenziale…corsoarte

Indubbiamente il linguaggio e le illustrazioni, nonché la cartotecnica variegata, che comprende un cerchio di Itten ruotabile, uno specchietto, una cornice per inquadrare paesaggi e molto altro, aiutano a rendere il tutto accessibile anche ai bambini più piccoli.
E se anche la parte più teorica non viene del tutto compresa, l’esperienza lascia comunque il segno, e le spiegazioni degli autori, veterani della divulgazione per bambini ai più alti livelli, sono tali per cui si riesce a portarla a termine sempre con soddisfazione.corsoarte2

Per esempio il capitolo dedicato al fumetto contiene una storia già iniziata da completare, per dare l’avvio al processo creativo indipendente, e vengono poi fornite indicazioni per proseguire da soli.
Oppure, nel capitolo sulla riproduzione della figura umana viene proposto il celebre trucco di Betty Edwards (Disegnare con la parte destra del cervello, Longanesi, 2002) di copiare l’immagine di un volto girata sottosopra, “disattivando” così l’emisfero sinistro preposto al linguaggio e migliorando le prestazioni.

In definitiva lo considero un volume da avere, lasciar sfogliare liberamente e poi invitare a utilizzare per singoli moduli.
Sarebbe bello poterlo utilizzare in modo libero, usandolo come punto di partenza e slancio verso la sperimentazione autonoma. Con la speranza di non arrivare all’età della scuola secondaria con un vero e proprio “blocco” del disegno, e di tutte le competenze correlate, come spesso purtroppo accade.

È auspicabile la collaborazione di un adulto, almeno per l’acquisizione dei materiali e la predisposizione di spazi adeguati.
Io poi consiglio un vero e proprio coinvolgimento degli adulti… non solo perché è bello e incoraggiante mettersi alla prova insieme, ma perché imparare a disegnare, e quindi in definitiva re-imparare a vedere, è una cosa per la quale non è mai troppo tardi.

«Ho imparato che le cose che ho disegnato non le ho mai viste veramente, e che quando mi metto a disegnare una cosa qualsiasi, essa mi si rivela straordinaria, un puro miracolo».
Frederick Franck

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