Il riscatto dell’infanzia e dei mostri in Eva Ibbotson

ibbotsonNella ricerca diffusa di libri per ragazzi che parlino di creature orrorifiche varie, tipica di questo periodo, penso che sia assolutamente irrinunciabile procurarsi almeno un libro di Eva Ibbotson.

La nota dominante dei suoi libri è la ricca presenza di creature ectoplasmatiche, mostruose, fiabesche e grottesche, inserite con nonchalance in città moderne.
In tale stridente contesto la loro presenza appare naturale, sebbene vengano talvolta ignorate dagli abitanti “canonici”. Quando si verifica, l’incontro tra i due universi non manca di innescare momenti di svolta letteraria e di grande ironia.

Ma ciò che per me ha reso indimenticabili i libri della Ibbotson è che queste creature soprannaturali sono veicolo di pensieri profondi e ribelli, che provengono da una vita e una sensibilità eccezionali.

In particolare  l’autrice ha uno sguardo appassionato e partecipe nei confronti dei bambini, dei loro bisogni e desideri, della loro difformità dalle aspettative degli adulti.
I quali per contrasto appaiono a volte violenti e manipolatori; compensati da altri – spesso i più marginali e disadattati – che sono invece comprensivi, affettuosi ed empatici.

È un esempio paradigmatico il piccolo Oliver di Fantasmi da asporto, che da orfano tutto sommato felice in un istituto in cui regnano armonia e cura, viene catapultato in un sinistro maniero di cui è erede, vittima di due parenti che desiderano farlo fuori per accaparrarsi l’ambita magione.

L’angoscia che provoca il mellifluo modo in cui i due parenti lo isolano e spingono alla tristezza è resa magistralmente dall’autrice, e non manca di far pensare a tanti errori che – in misura molto minore, certo – rischiamo di compiere nei confronti dei bambini.

Per fortuna però Oliver viene soccorso da una amorevole famiglia di fantasmi, e l’accudimento e l’affetto che essi riescono a dargli sono proprio la chiave per lo svolgersi degli eventi.

Questo tema dell’orfano e del maltrattamento ricorre moltissimo nei libri della Ibbotson, così come quello delle figure soccorrevoli che sanno prendere le parti di veri genitori, non perché biologici, ma perché capaci di accoglimento. Capaci anche di concedere autentica libertà.

Spesso ci sono anche coetanei, insieme agli adulti, a comporre queste nuove famiglie, in cui sono rispetto e amore i legami fondanti e che costituiscono il lieto fine mai melenso, ma sempre presente: lei si definisce una “happy endings freak“.

Questi personaggi positivi sono perlopiù i più apparentemente difformi: streghe, fantasmi, maghi, megere…
E le famiglie nuove sono quanto di più eterogeneo immaginabile. Roba che non si capisce come sia passata ancora inosservata ai censori della libertà affettiva.

Non si può fare a meno di leggere l’infanzia di Eva in tutto ciò, e la sua voglia di riscattarla e volgerla con la fantasia in positivo.

Nacque a Vienna, da genitori carismatici e particolari: un medico pioniere dell’inseminazione artificiale e una scrittrice, e durante l’infanzia dovette fuggire dopo l’ascesa al potere del nazismo perché di origine ebraica.
Passò gran parte della sua vita di bambina a seguire l’uno o l’altro genitore in giro per l’Europa, giacché si erano separati: Edimburgo, Parigi, Londra… in quella che lei stessa definì «un’infanzia cosmopolita, sofisticata e infelice».

Infatti è spesso corrosiva la critica al maltrattamento dei bambini, intesa nel senso più ampio del termine e raccontata con accorata ironia.

ibbotson_3Penso per esempio alla protagonista di Miss strega, che non sa fare una magia nera manco per niente, ma che quando vede la direttrice di un orfanatrofio accanirsi con un bambino che alleva un lombrico, non tarda a ribollire di sdegno e a farle mettere radici, con sua stessa sorpresa (a quanto pare è nerissima, come magia).

Il rapporto dei bambini con gli altri animali è un altro tema presentissimo: si tratta di amicizie profonde, di nuovo tra individui più marginali e deboli (il lombrico, ma anche il cane a tre zampe o trovatello…).
Ricorre molto un protagonista vegetariano, che di solito è non a caso anche il più ribelle o il meno adattato allo status quo.

ibbotson_4Ne L’orco di Montorto c’è perfino il tema della metamorfosi, con una principessa che alla ricerca della libertà vorrebbe essere tramutata in uccello; e come lei tanti personaggi più o meno infelici nella propria condizione.

Ne Un cane e il suo bambino c’è la liberazione collettiva, e una riflessione profonda sul rapporto tra specie.

E non è un caso che Eva abbia sospeso gli studi in campo medico, intrapresi per seguire le orme del padre, a causa della sperimentazione animale, che non poteva sopportare.
Dopo di allora si sposò e dedicò alcuni anni alla sua numerosa famiglia (quattro figli), fino a far esplodere la sua creatività nei suoi bellissimi romanzi, mantenendo sempre l’accudimento dei figli come priorità.

Si potrebbe stare pagine a cercare riferimenti biografici nella sua opera: dalle zie mostruose e stregose che richiamano la sua colorita famiglia inglese, alla eccezionale scuola che ha frequentato, Dartington Hall, una scuola non autoritaria, senza punizioni, non competitiva, che torna vivida nel ricordo in Lo specchio delle libellule.

L’Inghilterra è stata pioniera di scuole democratiche, basti pensare alla più nota Summerhill, che con Dartington ha molto in comune: le assemblee decisionali, la libertà di scelta curriculare…

Può risultare un po’ fuorviante la ricorrente frase che appare sull’edizione italiana di alcuni suoi volumi (in Italia per Salani), in cui Eva sostiene di aver provato smarrimento di fronte a questa libertà, mentre al contrario avrebbe desiderato avere delle regole. In realtà lei stessa nel romanzo racconta di aver provato stupore e difficoltà subitanea nel trovarsi in un ambiente così particolare, ma lo descrive poi come un’esperienza meravigliosa, vivificante, dandone un’immagine più complessa e in evoluzione.

Tra l’altro non si può far a meno di pensare che lo studio in un ambiente libertario abbia contribuito e non poco allo sviluppo dell’idea di diritto dei bambini all’accudimento e alla felicità.
Al senso di ribellione e di sacralità della ricerca di sé stessi, che percorre tutta l’opera di Eva, che ne ha affidato il messaggio alle più mostruose, fantasmatiche, disadattate, affascinanti, tenerissime creature.

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