Un progetto web per il diritto dell’infanzia alla non violenza

logo-ntisC’è un sito internet che nell’oceano di informazioni e opinioni sul mondo dell’infanzia e dell’essere genitori è veramente speciale.
Si chiama Nontogliermiilsorriso ed è nato circa sette anni fa da un gruppo di genitori che sentiva il bisogno di condividere pensieri a proposito della “violenza educativa”, ritenendo, come scritto nella presentazione, che «la violenza, l’esercizio del potere e del controllo non siano eticamente accettabili e non possano mai aiutare a crescere e a stringere rapporti giusti e alla pari con gli altri».
Il sito tra le altre cose accoglie molti articoli tematici tradotti in esclusiva in italiano, e soprattutto un forum profondo e accogliente, nato per confrontarsi sui temi trattati dal sito, ma anche per trovare uno spazio franco in cui essere ascoltati.
Grazie alla disponibilità della redazione possiamo offrirvi questo approfondimento sul loro operato nel web e sulla relazione tra adulti e bambini senza violenza.
Come è nato NTIS? Quale progetto volevate portare avanti?

Nontogliermiilsorriso nasce per iniziativa di due persone, una mamma e un papà, che si incontrano in rete alla ricerca di spunti e strategie per essere più consapevolmente i genitori dei propri bambini: Lucy e Vito.
Vogliono promuovere un nuovo stile educativo che rifugga la violenza in ogni sua forma, fisica e psicologica.
Leggono Alice Miller e nei suoi libri trovano chiarimenti e ispirazione (una breve descrizione dei libri della Miller nel nostro articolo Libri per genitori).
Si chiedono come promuovere in Italia il pensiero della psicoanalista polacca. Nasce così l’idea di fondare un sito internet in cui si offrano tradotti gli articoli pubblicati sull’originale sito milleriano e inizia la ricerca di collaboratori che siano motivati dallo stesso sentimento di denuncia delle implicazioni violente di tanta pedagogia infantile, ancor oggi diffusa, e dal desiderio di sperimentare nuove modalità di relazione rispettose dei bisogni dei bambini.
Nel gruppo che si viene formando si fa strada, accanto a quella del sito,  l’idea di creare uno spazio di incontro e discussione per genitori, che accolga le storie e le ragioni dei bambini: i bambini che i genitori oggi sono chiamati ad accudire, i bambini che quei genitori sono stati e sulle cui esperienze stanno abbozzando la propria genitorialità, i bambini non compresi, non ascoltati, non visti che tanti adulti, con o senza figli, ospitano ancora nel cuore.

Ed ecco che si realizza il forum, e che si sceglie il nome del progetto: nontogliermiilsorriso, con le parole di una poesia di Neruda. Per noi questa frase, che immaginiamo pronunciata da ogni bambino che nasce alla vita con la sacrosanta aspettativa di essere amato, sono rivolte a chi di quel bambino si prende cura: la mamma, il papà in primo luogo. Perché noi crediamo che con questa richiesta gli esseri umani vengano al mondo: quella di poter sempre ritrovare il sorriso sul volto di chi li ama, un sorriso di amore e attenzione, di sostegno e simpatia, un sorriso che testimoni per loro il valore intrinseco che portano nel mondo e nell’esistenza di chi li ha generati.

Perché sentivate la necessità di fare cultura a proposito delle violenza educativa?

Viviamo in un momento di transizione: certa teoria e pratica pedagogica del passato, basata su princìpi autoritari e sulla ricerca dell’obbedienza e della disciplina, è stata messa in discussione radicalmente, valutata alla luce di studi precisi e accurati sul funzionamento psichico ed emotivo infantile.
Per come la vediamo noi, l’educazione del passato, teorizzata e codificata da secoli, non teneva conto dei naturali istinti infantili, delle tappe di sviluppo evolutivo che gli esseri umani attraversano nella loro crescita; prevedeva un sistema di adeguamento e addestramento ad aspettative adulte cui i bambini dovevano essere sottoposti. Un simile sistema difficilmente si regge senza violenza.

Sempre più nazioni nel mondo stanno accogliendo nella loro legislazione il divieto a impiegare le percosse nell’educazione scolastica e domestica, ma il dibattito nel nostro paese sul diritto dei genitori a picchiare i figli è ancora aperto, e suscita, quando viene intavolato, reazioni molto forti e aggressive, dal momento che va a toccare tasti acutamente dolenti della nostra infanzia.
Ecco che abbiamo sentito imprescindibile per il nostro percorso di genitori e cittadini del mondo dare un contributo perché di violenza sui bambini si potesse parlare più ampiamente e con maggiore consapevolezza.

Cosa intendete all’interno di NTIS con “violenza educativa”?

Per noi parlare di “violenza educativa” è una contraddizione in termini: la violenza non può essere educativa. La violenza è l’esercizio della forza con l’intento di fare male, di produrre una reazione incentrata sulla paura e indotta dal rispetto forzato di chi la somministra.

Con “violenza” individuiamo tutta una serie di pratiche ancora tristemente diffuse ai danni dei piccoli: sculacciate, strette, strattonamenti, pizzicotti, schiaffi, per dire delle più comuni – e socialmente accettate – violazioni fisiche.
Dal nostro punto di vista però non vanno sottovalutate tutte quelle forme di violenza psicologica che hanno come effetto quello di condizionare e manipolare i bambini: i ricatti (se non obbedisci…), le punizioni, nella modalità della privazione, ma anche in quella più subdola del premio, il disprezzo e la denigrazione, spesso nella forma del confronto (tuo fratello/il tuo amichetto… è più bravo di te), l’isolamento (in camera tua!), oggi valorizzato grazie alla locuzione straniera “time out”.
Tutto quanto prevede l’uso coercitivo e autoritario della forza è per noi violenza e andrebbe valutato con onestà e scrupolo da ogni genitore prima di essere intrapreso.

Perché oltre alle discussioni tra genitori ed educatori avete deciso di ospitare anche uno spazio di ascolto per adulti a proposito della loro stessa infanzia?

Sappiamo, anche per esperienza personale – ma si tratta di questioni trattate ormai da qualche decennio dalla teoria dell’attaccamento e oggi comprovate dalle più recenti acquisizioni in ambito neuroscientifico –, che le esperienze infantili sono determinanti per la formazione di ogni individuo: su quelle prime esperienze si fonderà la struttura psichica dell’adulto, il suo sistema di funzionamento emotivo e relazionale.
Sappiamo anche quanto l’elaborazione dei propri vissuti infantili sia decisiva per l’integrazione dei traumi precoci nella propria struttura di personalità, come l’ascolto empatico possa rivelarsi benefico e anche terapeutico.
Senza alcuna pretesa di offrire un sostegno professionale, per il quale ci dichiariamo preventivamente non qualificati, abbiamo pertanto voluto creare uno spazio di ascolto e auto-mutuo-aiuto, affinché le persone potessero incontrarsi e confidarsi, in anonimato e sicurezza, le proprie esperienze e riflessioni: perché i bambini non visti che quelle persone sono state potessero finalmente ricevere uno sguardo benevolo e impregiudicato, un sorriso di simpatia e indulgenza.

Con che approccio e linguaggio vi relazionate agli altri partecipanti al forum?

Nel tempo il nostro modo di ascoltare e comunicare si è evoluto. Sempre più, soprattutto grazie all’esempio della nostra Mel, mamma di sette figli, esperta in comunicazione nonviolenta secondo il modello di Marshall Rosenberg, ci siamo avvicinati a modalità di comunicazione empatica, basate sull’attenzione ai sentimenti e ai bisogni nostri e di chi ci scrive.
Questo ci permette di accogliere col cuore aperto i genitori che, come noi, danno il meglio che possono per i propri figli – e a volte il nostro meglio è quanto, a mente ferma, consideriamo il nostro peggio –, ci aiuta nella ricerca di strategie efficaci nella gestione dei conflitti familiari, coi bambini e con gli adulti, in quelli interpersonali in genere.

Come si è evoluto NTIS nel corso di questi anni di attività?

Oltre agli aspetti comunicativi appena accennati, crediamo sia importante accennare ad alcuni princìpi chiave che abbiamo nel tempo valutato e messo alla prova nelle nostre esperienze quotidiane come genitori e persone.
Pensiamo innanzitutto a due temi per noi decisivi come il senso di responsabilità, che dovrebbe essere il più possibile vivo e vigile in ogni genitore, determinante per stabilire quali limiti e regole siano più appropriati e onesti per ciascuna famiglia, quali i compiti di ciascuno; e la connessione, in nome della quale, prendendo ispirazione soprattutto dal lavoro di Gordon Neufeld, non ci stanchiamo di richiamare noi stessi e chi scrive e legge le nostre pagine a prendersi cura, con la presenza, l’attenzione e i piccoli gesti quotidiani, del senso di vicinanza e dell’attaccamento che ci lega a chi amiamo, fondamentale per lo sviluppo e la manutenzione dell’autostima e della fiducia di sé, nonché per vivere più serenamente i conflitti inevitabili allo stare insieme.
Altro aspetto cui nel tempo si è data sempre maggiore importanza e che crediamo ci contraddistingua è il valore riconosciuto alla testimonianza personale, come dono di sé fatto agli altri, possibilità di incontro e di crescita comune.

  •  
  •  
  •  
SEGUI TROPICO VIA RSS O NEWSLETTER

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *