Deposito legale di ebook: in sperimentazione fino al 2015

Deposito legale di ebook: in sperimentazione fino al 2015Gli ebook pubblicati in Italia vengono archiviati da qualche parte? Vige un obbligo di legge a farlo? Esistono biblioteche attrezzate per conservarli e offrirli in consultazione? Proveremo a rispondere in questo articolo. Essendo la materia vasta e talvolta tecnica, alcuni approfondimenti sono in forma di pdf linkati nel testo.

Prima di capire se esista una forma di deposito legale dei libri elettronici pubblicati nel nostro Paese, partiamo da quanto avviene per i libri cartacei. Per essi è previsto un deposito legale obbligatorio: le copie devono essere inviate dagli editori agli istituti incaricati di organizzare un archivio nazionale (Biblioteca Nazionale Centrale di Roma – BNCR – e Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze – BNCF) e regionale. La materia è disciplinata dalla Legge n. 106 del 15/4/2004, sulle cui modalità specifiche di intervento ha fatto chiarezza un Regolamento, ovvero il D.P.R. n. 252 del 3/5/2006 (G.U. n. 191 dell’8/8/2006). A dare poi attuazione all’art. 4 comma 1 («Archivi delle produzioni editoriali regionali») del D.P.R. n. 252 è stato il Decreto firmato dal Ministro per i beni e le attività culturali per individuare in ciascuna regione e provincia autonoma «gli istituti depositari dei documenti della produzione editoriale regionale» (G.U. n. 38 del 14/2/2008). Questo insieme di norme ha sostituito la Legge n. 374 del 2/2/1939 e s.m.

Secondo la nuova normativa, a essere oggetto di deposito legale non sono più soltanto «stampati» o «pubblicazioni», ma tutto ciò che rientra nella definizione più larga di «documenti di interesse culturale destinati all’uso pubblico». Quindi anche i nostri ebook… Andiamo a cercarli. La Legge 106 specifica all’art. 4 quali siano tali documenti e al punto a) troneggia proprio la familiare espressione: «Libri»; sarebbe tuttavia un errore pensare di potervi includere anche quelli elettronici. L’art. 4 prosegue infatti con una lista che si spinge fino alla lettera r), occupata dalla seguente definizione: «documenti diffusi tramite rete informatica non rientranti nelle lettere da a) a q)».

Eccoci, ora sì che stando alla legge parliamo davvero di ebook.

E dunque? Cosa viene stabilito? Ce lo chiarisce, come detto, il D.P.R. n. 252 che dapprima ribadisce quali siano i “documenti” per i quali è previsto un deposito legale obbligatorio: ecco quindi che all’art. 2 comma 1 lettera f) punto 2 ricompaiono gli ebook con il loro nome burocratico: «documenti diffusi tramite rete informatica: documenti trasmessi per via telematica, con qualunque rete mobile o fissa». Scorrendo il Decreto fino al Capo VII («Deposito dei documenti diffusi tramite rete informatica»), incappiamo nell’art. 37 che al comma 1 rimanda a un «successivo regolamento». Il comma 2 ci chiarisce poi che, per il momento, «il Ministero promuove forme volontarie di sperimentazione del deposito, [...], mediante la stipulazione di appositi accordi con i soggetti obbligati al deposito. Gli accordi definiscono le modalità tecniche del deposito prevedendo, ove possibile, anche forme automatiche di raccolta, secondo le migliori pratiche e conoscenze internazionali del settore».

Bene, ci stiamo avvicinando. Ora serve sapere se quanto previsto stia avvenendo. Non facciamo i pessimisti, perché sembra proprio di sì. Sul sito del Ministero per i beni e le attività culturali (Ufficio: Direzione generale per le biblioteche, gli istituti culturali e il diritto d’autore) si trova questa notizia:

«Il 14 luglio 2011, a Roma, nella sede della Direzione generale per le biblioteche gli istituti culturali e il diritto d’autore del Ministero per i beni e le attività culturali, alla presenza del Sottosegretario Francesco Maria Giro, è stato firmato un accordo tra il Direttore generale Maurizio Fallace e i Presidenti delle associazioni maggiormente rappresentative dei settori dell’editoria: AIE, FIEG, USPI (successivamente MEDIACOOP il 21 settembre 2001 e ANES il 17 ottobre 2011). L’accordo ha lo scopo di promuovere la sperimentazione del deposito legale, delle opere digitali native (born digital), diffuse in internet, nelle Biblioteche nazionali centrali di Roma e di Firenze e limitatamente alla copia di back-up, nella Biblioteca nazionale Marciana di Venezia».

Il risultato è stata una “Convenzione per il deposito legale dei libri elettronici“, la cui Lettera programmatica si propone di regolare «i rapporti tra le biblioteche nazionali centrali, principali istituzioni depositarie, e le singole case editrici». Gli obiettivi che si pone sono «la riduzione degli oneri indiretti connessi al deposito, la definizione rigorosa degli usi consentiti delle opere depositate, [...], la prospettiva, nel prossimo futuro, di semplificare anche le procedure di deposito dei documenti a stampa». In una prima fase sperimentale si mira ad «approfondire le modalità tecniche di raccolta dei documenti studiando e testando le forme più idonee a conciliare gli interessi delle due parti della convenzione». La scelta per ora è caduta sulla tecnica dell’harvesting, così definito: «la biblioteca è autorizzata a fare una copia dei documenti oggetto di deposito direttamente dal sito dell’editore, senza che questi debba attivamente effettuare il deposito». Per chi volesse approfondirne il contenuto, lo abbiamo sintetizzato in pdf ~ Sintesi Convenzione.

La Convenzione è accompagnata anche da un modello di licenza che regolamenta la «possibilità di nuove forme di utilizzo delle opere che consentano alle biblioteche di sperimentare servizi più avanzati agli utenti e assicurino agli autori ed editori il rispetto dei diritti». Ne abbiamo fatto una rapida sintesi in questo pdf ~ Sintesi Modello Licenza. L’adesione a tale licenza è su base volontaria per cui gli editori che non ne fossero a conoscenza possono rimediare e inserirsi scrivendo a: sperimentazione [at] depositolegale [dot] it. Riconosce inoltre la bontà della sperimentazione denominata Magazzini Digitali, di cui daremo conto tra qualche riga, «che fornisce le necessarie garanzie di efficienza nelle fasi di “raccolta” e conservazione di lungo periodo dei documenti oggetto di deposito e di sicurezza sui loro utilizzi».

Prima di questa sperimentazione era rimasto tutto immobile? Assolutamente no. Le due biblioteche centrali nazionali ne avevano avviato un’altra denominata Magazzini Digitali, finanziata nel 2006 dalla Fondazione Rinascimento Digitale e dalla BNCF e con la collaborazione della BNCR. L’obiettivo era la «sperimentazione del modello di infrastruttura informatica di storage per la preservazione a lungo termine delle memorie digitali», vale a dire la realizzazione di una struttura tecnologica capace di garantire la conservazione a lungo termine di documenti elettronici. Dal gennaio 2010 il progetto è stato indirizzato – con il finanziamento della Direzione Generale per i Beni Librari del MiBAC – proprio alla sperimentazione del deposito di contenuti digitali a livello nazionale di cui stiamo trattando.

All’avvio del progetto Magazzini Digitali – ideato da Giovanni Bergamin della BNCF – era risultato subito chiaro che la conservazione digitale «non si esaurisce solo in procedure di natura tecnologica», alludendo a questioni di hardware e software. Fattori chiave su cui ragionare sono la sostenibilità economica, la selezione di cosa vada conservato, gli aspetti legali connessi alla normativa sul diritto d’autore e le modalità della cooperazione tra le istituzioni preposte al deposito legale. Per approfondirne obiettivi e metodologie consigliamo di leggere l’articolo firmato da Giovanni Bergamin e Maurizio Messina della Biblioteca nazionale Marciana (BNM) apparso sulla rivista DigItalia: Magazzini Digitali, dal prototipo al servizio. Dal 2008, il progetto ha permesso il deposito delle tesi di dottorato delle università italiane. Poi, entrati nella fase successiva, nel 2012 anche gli editori hanno cominciato a sperimentare il deposito legale dei loro libri elettronici.

Sul sito di riferimento è disponibile la lista degli editori che a oggi hanno aderito alla sperimentazione. Per quelli che volessero capire come prendervi parte ecco invece il link sul sito della BNCF con le necessarie indicazioni.

A Maurizio Messina, direttore della BNM e responsabile del progetto Magazzini Digitali per la stessa biblioteca, abbiamo rivolto alcune domande sulla sostenibilità economica e la propensione degli editori a partecipare alla sperimentazione.

Com’è la situazione per quanto riguarda i finanziamenti: stanno arrivando regolarmente?

«Siamo coperti fino alla fine del 2014. Dopo e fin lì cerchiamo idee per una sostenibilità economica futura. Non si potrà essere interamente finanziati su base pubblica, perché soldi non ce ne sono abbastanza. Cerchiamo perciò di pensare dei servizi a pagamento: digital preservation certificata, ad esempio, per gli editori e per le università. A questo fine stiamo già collaborando con dei consorzi di supercalcolo. Sono stati avviati da qualche anno molti progetti di digitalizzazione di originali cartacei con investimenti notevoli e ora vanno conservati: il nostro servizio potrebbe essere per loro prezioso.»

La sostenibilità potrebbe essere ricavata anche dalle negoziazioni con gli editori per le licenze elettroniche degli ebook concessi alle biblioteche per il prestito?

«È stata messa a punto una Convenzione con gli editori, al cui interno vi sono delle licenze d’uso. È previsto il diritto di accesso per il pubblico con varie opzioni a sostenibilità pubblica, più alta o più bassa, ma non potrà esserci un ritorno economico dall’offrire all’editore la possibilità di dare accesso agli utenti ai contenuti.»

Il vostro progetto è basato su software non proprietario (open source): contribuite al suo sviluppo con vostro personale specializzato?

«Contribuiamo. C’è del personale tecnico dedicato, supportato dalla Fondazione Rinascimento Digitale di Firenze.»

Dove sono collocati fisicamente gli archivi in cui vengono immagazzinati i documenti digitali?

«Per la collocazione dei data center sono già state fatte le gare e scelte le aziende. Era necessario che i luoghi ove collocarli offrissero garanzie di sicurezza fisica contro agenti esterni (terremoti, alluvioni, e via dicendo) e le biblioteche nazionali non offrono sufficienti garanzie in tal senso. La BCNF si avvale di uno collocato a Torino, la BCNR di uno a Bologna e la BNM ha collocato a Roma il dark archive, vale a dire quello destinato solo alle copie di back-up. Quest’ultimo però stiamo cominciando a caricarlo solo adesso.»

Come va con gli editori? Stanno aderendo? Fate qualcosa per stimolarli e informarli?

«Abbiamo un ottimo rapporto con alcuni distributori… Vedo però inerzia da parte degli editori perché è una fase sperimentale, che quindi si rivela un’arma a doppio taglio. Il deposito legale obbligatorio per le pubblicazioni elettroniche è stata una possibilità, ora bisogna andare oltre.»

I dettagli tecnici sulla questione li abbiamo domandati a Raffaele Messuti, che lavora con la Fondazione Rinascimento Digitale e collabora come sviluppatore al progetto Magazzini Digitali. Trovate le risposte di Messuti in questo pdf ~ Intervista a Raffaele Messuti.

Per verificare quale sia la conoscenza da parte degli editori digitali di quanto sta avvenendo e su cosa pensino del deposito legale per le pubblicazioni elettroniche, abbiamo chiesto ad alcuni di essi un parere. Andrea Bongiorni, editore nativo digitale di WePub, non era informato della sperimentazione in atto, e la sua impressione è che gli ebook siano ancora considerati in qualche modo inferiori ai libri cartacei. Quanto a quali conservare, a suo avviso dovrebbero essere incluse tutte le pubblicazioni elettroniche dotate di codice ISBN e ISSN (cioè i magazine digitali).
Maria Cecilia Averame e Fabrizio Venerandi, editori nativi digitali di Quintadicopertina, ci hanno invece raccontato la loro esperienza:

«Quando siamo partiti nel 2010 abbiamo chiesto come poter depositare i nostri titoli e ci è stato risposto che dovevamo farlo, secondo la legge, ma che nessuno sapeva ancora come fare. Detto francamente, non la consideriamo una delle priorità fra le cose necessarie per lo sviluppo dell’editoria. Il rischio è quello di demandare ancora una volta a elementi esterni come Google etc. questa funzione di conservazione e deposito. Peraltro attraverso il deposito legale presso la biblioteca di Firenze accompagnato dalla catalogazione in automatico dei metadati già presenti sull’ebook, e il conseguente aggiornamento del catalogo di tutte le biblioteche, aprirebbe la strada a un digital lending reale su tutti i testi (fermo restando la presenza di altri elementi privati per la gestione diritti, etc). Sarebbe anche possibile la sola registrazione dei metadati affidando agli editori (o alle piattaforme) il compito di conservazione e deposito, sorpassando le difficoltà inerenti la gestione dei diversi formati e della quantità dei testi da conservare.»

Gli editori di Quintadicopertina si sono poi dilungati in una interessante riflessione sul senso e le difficoltà generali del deposito legale di un contenuto mutevole in quanto elettronico, che potrebbe fare dell’instabilità e della continua modificabilità le proprie caratteristiche. Abbiamo raccolto quanto ci hanno detto in questo pdf ~ Quintadicopertina sulla conservazione dei contenuti digitali.

Per capire a che punto sia lo stato del deposito legale di contenuti elettronici fuori dai nostri confini, abbiamo provato a guardare alla situazione attuale in Europa.

In Francia una legge del 2006 prevede l’obbligo di deposito legale per qualsiasi cosa venga pubblicata su Internet (compresi gli ebook), con solo qualche eccezione. L’ufficio legale di Gallica, biblioteca digitale della Bibliothèque nationale de France (BnF) disponibile gratuitamente su internet (la quale peraltro non accoglie i documenti oggetto di deposito legale che sono consultabili soltanto nelle sale di lettura della BnF), ci ha spiegato nei dettagli la normativa vigente. La trovate raccontata in questo pdf ~ Deposito legale delle pubblicazioni elettroniche in Francia.

Nel Regno Unito la situazione è invece simile alla nostra. Come in Italia, è in atto una sperimentazione. Il Governo britannico si è impegnato a introdurre a partire dall’aprile del 2013 le norme per il deposito legale dei materiali non stampati. Ulteriori dettagli li abbiamo sintetizzati in questo pdf ~ Deposito legale delle pubblicazioni elettroniche in UK.

Guardando all’Europa in generale, proprio la British Library aveva effettuato nel 2009 uno studio per accertare lo stato del deposito legale di pubblicazioni elettroniche nei Paesi europei. Per farlo aveva inviato un questionario a tutti i membri del CENL (Conference of European National Librarians), fondazione che include 46 Paesi europei. Avevano risposto in 34 e il risultato (Studio della BL sulla situazione europea del deposito legale di pubblicazioni elettroniche) aveva rilevato che nel 76% dei casi era già stata avviata una legislazione sul deposito legale di contenuti elettronici; e nel 35% era già possibile nella pratica la raccolta di tale materiale.

Notizia molto più recente è quella che riguarda ancora il CENL e il FEP (Federation of European Publishers), associazione di natura non commerciale che si occupa di copyright e altre questioni legislative in rappresentanza di 27 associazioni nazionali di editori europei. Un gruppo di rappresentanti di CENL e FEP si è riunito alla fine del 2012 per emanare una nuova versione della Relazione sullo stato dell’attuazione del deposito di pubblicazioni non a stampa (volontarie o stabilite per legge), che sostituisce quella redatta nel 2000 e aggiornata nel 2005. Si può scaricarne il testo originale in pdf qui: Statement on the Implementation of (Statutory and Voluntary) Deposit Schemes for Non-Print Publications. Se la versione precedente, non prescrittiva, aveva lo scopo di incoraggiare l’avvio di modelli di deposito volontario per pubblicazioni elettroniche negli Stati membri che ancora non vi avessero provveduto, la nuova stesura intende invece riassumere le caratteristiche principali dei modelli e delle pratiche che si sono sviluppati nel frattempo, per informarne biblioteche ed editori dei Paesi che ancora sono fermi al palo; e contestualmente aiutarli con delle linee guida.

Certamente queste indicazioni potranno rivelarsi utili anche per la sperimentazione del deposito legale digitale in Italia, che da quel che abbiamo potuto vedere in questa piccola indagine viene condotta con grande competenza, e anche passione, dalle istituzioni incaricate. Ricordiamo che una legge di iniziativa popolare sulla promozione del libro e della lettura è in fase di bozza grazie all’associazione Forum del libro e che, tra le disposizioni finora redatte, vi è anche (art. 13) proprio l’obbligo del deposito legale delle pubblicazioni elettroniche presso la Biblioteca Nazionale di Firenze.

Gli editori potrebbero aiutare questo processo partecipando più massicciamente a questa fase transitoria, per acquisire quelle competenze necessarie al deposito elettronico e per discutere i termini della Convenzione e della Licenza sopra illustrate anche e soprattutto nell’interesse dei lettori.

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2 thoughts on “Deposito legale di ebook: in sperimentazione fino al 2015”

  1. innanzitutto ringrazierei Sergio Calderale per la precisione con cui ha curato l’articolo.

    in ritardo, vorrei rispondere qui alle riflessioni di quintadicopertina. le osservazioni (e le preoccupazioni) riportate sono tutte corrette: la conservazione del digitale non avra’ delle soluzioni universali e applicabili indistintamene ad ogni oggetto o tipologia documentale. di volta in volta andranno studiate le soluzioni e i processi adatti al recupero e all’accesso dei dati e dei relativi metadati.

    magazzinidigitali e’ stato pensato per avere una infrastruttura tecnologica di storage per la conservazione e la replicazione dei dati agnostica rispetto al contenuto.

    i contenuti di cui ci stiamo occupando al momento sono tipologie statiche di documento, e nello specifico file pdf per le tesi di dottorato e file epub e pdf per le pubblicazioni digitali.

    in futuro, con le adeguate risorse, e una relativa norma legislativa, si potranno trattare anche altre tipologie di oggetti.

    nell’esempio specifico riportato da quintadicopertina, riguardo alla conservazione di prodotti multimediali o interattivi, tipicamente su cdrom, risalenti al decennio passato ci sono gia’ esempi di istituzioni che svolgono questa attivita’
    - http://blogs.loc.gov/digitalpreservation/2013/02/video-game-preservation-at-scale-an-interview-with-henry-lowood/

    e ci sono tecnologie mature per poter recuperare la funzionalita’ dei cdrom. esempi:
    - http://www.ijdc.net/index.php/ijdc/article/view/216/285
    - http://dioscuri.sourceforge.net/
    - http://emuframework.sourceforge.net/

    anche alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze sono stati condotti degli esperimenti in merito ed esistono degli strumenti di virtualizzazione funzionanti tra i servizi della biblioteca (ma non ancora integrati nell’infrastruttura di magazzinidigitali)
    - http://www.rinascimento-digitale.it/eventi/tavola-rotonda-2008/rossi.pdf

    diversamente resta piu’ complicato recuperare il comportamento di piattaforme interattive online, perche’ spesso le basi dati e i software lato server (spesso chiusi) non sono piu’ disponibili.

    concluderei con due citazioni (ma in realta’ questo post potrebbe essere un incoraggiamento ad avere un luogo di discussione dedicato all’argomento):

    Digital Preservation is easy to do… as long as you can provide money forever
    (David Giaretta, https://www.springer.com/computer/database+management+%26+information+retrieval/book/978-3-642-16808-6)

    Remember that preservation is a journey, not a destination
    (Tom Cramer, https://lib.stanford.edu/files/pasig-oct2012/03-Cramer_PASIG_Dublin_2012_DP_Theory.pdf)

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