In un paese come l’Italia, in cui una persona su due non legge affatto, una famiglia su dieci non ha nemmeno un libro in casa e dove ci sono moltissimi comuni che non hanno né librerie né biblioteche, ci chiediamo quale sia il valore del libro e come si possa fare per incentivare la lettura.
Lo facciamo raccontando chi sta mettendo in campo delle alternative e si sta dando da fare per mettere una toppa  a questa anomalia, portando i libri lì dove non ce ne sono.

«Biblioburro è un signore che cammina su un asino e porta dei libri», ci racconta una bambina colombiana in un video diffuso su YouTube. Luis Soriano, l’ideatore del progetto itinerante “Biblioburro”, da anni gira per la Colombia, portando i libri lì dove non ce ne sono, a cavallo di due asini, Alfa e Beto. Quando si ferma, Luis monta il suo tavolino e legge favole e storie per bambini, in quei villaggi e in quei luoghi in cui l’infanzia è vittima di violenze, conflitti, emarginazione.
«Coltiviamo colombiani con mentalità costruttiva, critica e con molta immaginazione», racconta Luis Soriano.

C’è chi anche in Italia sta costruendo una biblioteca per i più piccini, proprio lì dove la biblioteca non esiste.
Si tratta dei realizzatori del progetto “Libri senza parole”, un programma di cooperazione internazionale, nato per dotare l’isola di Lampedusa di una biblioteca per ragazzi e promosso da Ibby.
Ibby è un’associazione internazionale nata dall’idea di Jella Lepman, tedesca espatriata in Inghilterra nel corso della seconda guerra mondiale. La Lepman, nel dopoguerra, venne richiamata in patria dall’esercito americano per portare avanti un progetto di rieducazione. Arruolata come esperta dei bisogni culturali ed educativi delle donne e dei bambini dell’area americana, la Lepman, per assolvere alla sua difficile carica, ebbe un’idea che in poco tempo riuscì ad avere un successo incredibile: ripartire dai libri e ripartire proprio dai libri per bambini.

«Facciamo in modo di mettere questo mondo sottosopra, nuovamente nel verso giusto, cominciando dai bambini, mostreranno loro agli adulti la via da percorrere», scrive la Lepman nella sua autobiografia. In quei difficili anni di ricostruzione, la Lepman inviò una lettera a venti paesi in tutto il mondo, chiedendo di collaborare a un progetto di libri per bambini della Germania:

Gentile signore,
questa lettera contiene una richiesta insolita e le chiediamo la sua particolare comprensione. Stiamo cercando delle strade per mettere in contatto dei bambini della Germania con dei libri per bambini provenienti da tutte le nazioni. I bambini tedeschi non hanno più nemmeno un libro, dopo che la letteratura per l’infanzia del periodo nazista è stata tolta dalla circolazione. Inoltre, educatori ed editori hanno bisogno di libri provenienti dal mondo libero, per orientarli e far da guida.

I bambini non hanno nessuna responsabilità nella guerra ed è il motivo per cui, questi libri, per loro, dovrebbero essere i primi messaggi di pace.

Quando il comitato promotore dei soci della sezione italiana di Ibby si è immaginato di costruire una biblioteca per i bambini che arrivavano a Lampedusa, il primo passo che è stato fatto è stato proprio quello di contattare i lampedusani. Così, dalla voce del sindaco Giusy Nicolini, Ibby Italia veniva a sapere che non solo non esistevano i libri per i bambini migranti, ma che su tutta l’isola non c’era proprio una biblioteca. Da lì è iniziato il progetto “Libri senza parole: dal mondo a Lampedusa e ritorno”. Ne parliamo con la sua ideatrice, Deborah Soria