Il diritto alla felicità del lettore digitale

Quando un anno fa con Quintadicopertina abbiamo presentato il Kit di sopravvivenza del lettore digitale (ebook) sapevamo che ce n’era l’esigenza, ma non immaginavamo che oltre 5mila persone l’avrebbero scaricato (e speriamo letto). Per festeggiare questo interesse abbiamo deciso di pubblicarlo anche a puntate tematiche.

L’idea di partenza è che se esiste un diritto alla felicità allora deve esistere anche per i lettori digitali. Questa rivendicazione applicata al libro e alle sue nuove forme nasce nel momento in cui la pratica di leggere ebook va diffondendosi. Alcuni editori pubblicano solo ebook e anche gli editori tradizionali hanno alcune collane in solo formato elettronico. Perciò i lettori sanno che devono aggiornarsi a questo nuovo strumento di lettura, se non vogliono perdersi qualcosa. C’è però ancora molta titubanza, in gran parte dovuta al senso di solitudine che li accompagna quando si approcciano al digitale, prima ancora che alla difficoltà di vincere un’abitudine lunga e radicata come quella del libro di carta.

Già di per sé la tecnologia incute timore. Tutti, non soltanto i lettori, se ne sentono sopraffatti e vivono un perenne senso di inadeguatezza (a volte perfino di colpa) non appena le cose si complicano. Senza pensare che la responsabilità quasi mai è nostra, bensì di chi progetta oggetti tecnologici senza sforzarsi di renderci le cose facili. La questione non è nuova, già qualche decennio fa lo psicologo-ingegnere Donald A. Norman lo faceva presente parlando di “psicopatologia degli oggetti quotidiani”, spiegandoci come il paradosso della tecnologia – quello per cui mentre cerca di renderci le cose sempre più facili è costretta a rendere se stessa sempre più complessa – non debba essere usato come scusa per un cattivo design. Cioè non deve metterci sotto il naso i sistemi per migliorare la nostra vita in una forma tale da renderci troppo complicato il loro utilizzo fino a condurci alla frustrazione. E cioè, ancora, il modello concettuale elaborato dal progettista deve sforzarsi di coincidere con il modello mentale elaborato dall’utilizzatore del prodotto tecnologico.

E allora è giusto che anche i lettori ai quali, di punto in bianco, viene infilato in mano un ereader siano messi in grado di capire come funziona senza diventarci matti. Per aiutarli abbiamo chiamato in loro aiuto alcuni professionisti per i quali, ognuno nel suo settore di competenza, un ebook e più in generale l’editoria digitale non ha segreti. Ne sono scaturiti tredici micro guide (teorie + principi + indicazioni pratiche) raggruppate in quattro aree di azione: esperienza di lettura, per capire cosa, dove, come leggere; esperienza di acquisto, per orientarsi tra librerie, librai, prezzi; condivisione, che incrocia temi delicati quali la proprietà e il prestito, ma anche le comunità dei lettori e le biblioteche; responsabilità, che coinvolge privacy, impatto ambientale e non ultimi i diritti dei lavoratori che gli ebook contribuiscono a produrli.

Vi diamo appuntamento a giovedì prossimo e chiudiamo con un’avvertenza: quello della lettura digitale è un mondo in costante evoluzione per cui ciò che viene spiegato negli articoli che seguiranno va tenuto sotto osservazione e riallineato costantemente — ma nuove versioni di questo kit sono già state messe in conto.

Il Kit e i suoi contenuti sono offerti gratuitamente da editore, curatore e autori, ma se vuoi aiutarci a continuare su questa strada puoi votarci e diventare sostenitore.

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