Progetto LIA #3: intervista all’AIE

La terza e ultima parte di questo approfondimento dedicato al progetto LIA {#1 – #2} raccoglie la voce di Piero Attanasio, uno dei suoi responsabili in seno all’AIE, che si è reso disponibile a una lunga chiacchierata con noi. Gli abbiamo sottoposto alcune delle critiche raccolte lungo la strada e alcuni punti che ci sembravano bisognosi di chiarificazione.

D: Partiamo dai numeri, dato che il Decreto Rutelli prevedeva un obiettivo. Nel sito l’AIE parla della messa online di 3000 titoli di narrativa e saggistica. Quanti sono disponibili al momento? Il Decreto ne includeva anche 500 da fornirsi “su richiesta dei disabili aventi diritto”. Come sono stati individuati?

R: Sono appena un po’ meno di 3000, ma continuano ad aumentare, con l’aggiornamento di fine luglio arriveremo a superare i 3.300 titoli. Da questi sono al momento esclusi quelli “su richiesta” perché intendevamo dare come primo approccio forte questo messaggio che ciò che si trova è acquisibile in un click, in maniera immediata; per quelli “su richiesta” la procedura è diversa: quando qualcuno ce li chiede noi andremo a richiederli a nostra volta agli editori e li verificheremo, e da quel momento diventeranno disponibili per tutti entrando a far parte del catalogo generale. In pratica anche gli ebook degli editori aderenti non ancora certificati saranno indicizzati su LIA con l’avvertenza che quelli che non sono già accessibili lo possono diventare. In questo modo alla fine i titoli su richiesta saranno diverse migliaia, non solo i 500 richiesti.

D: Stiamo parlando di titoli di cui comunque gli editori hanno realizzato una versione ebook, oppure potrà essere richiesta la messa online in formato epub anche di titoli che gli editori offrono al momento solo in formato cartaceo?

R: Se non sono già stati pubblicati in digitale non è previsto. Noi abbiamo sviluppato questo progetto secondo il principio che il libro elettronico accessibile deve essere un prodotto che entra nel catalogo dell’editore. E quindi la gestione di un libro che non è digitale richiederebbe un processo molto più lungo e ricadrebbe sul modello che noi vorremmo superare in prospettiva, ma che rimarrà in parallelo ancora per qualche tempo (ma non all’interno del progetto LIA), ovvero quello di canali dedicati di fornitura di libri ai disabili visivi. Questo servizio già esiste; ci sono già tanti che fanno questo mestiere spesso in modo egregio per cui volevamo evitare duplicazioni inutili.

D: In cosa consiste questo vostro diverso approccio?

R: La nostra impostazione è quella di portare l’accessibilità all’interno del ciclo produttivo editoriale, per cui le novità potranno essere disponibili immediatamente. Il concetto che stiamo cercando di sviluppare è una soluzione a regime in cui qualsiasi disabile visivo possa accedere a qualsiasi ebook che venga prodotto, attraverso gli stessi canali che tutti utilizzano. Per noi è lo stesso passaggio che c’è stato decenni fa in Italia per cui i bambini disabili sono stati inseriti nelle stesse scuole di tutti gli altri; insomma riteniamo importante che i non vedenti possano accedere interamente al mondo del libro e non siano costretti a richiedere su un canale dedicato i libri che desiderano leggere. Questo ha una serie di implicazioni per noi altrettanto importanti che sono quelle del supportare il disabile visivo anche quando fa la scelta del libro, e facciamo sì che anche le informazioni sui libri siano esattamente le stesse che possano raggiungere gli altri, con gli stessi metodi di ricerca e di indicizzazione. Il sito LIA è fatto con i dati di Informazioni Editoriali che sono la base informativa delle librerie online italiane. Proprio questi aspetti di LIA sono quelli che hanno avuto la migliore accoglienza nell’ambito italiano e internazionale dei disabili visivi. L’attenzione forte che c’è su LIA in giro per il mondo deriva dal fatto che è il primo progetto al mondo che fa questa scelta, che è la ragione per la quale abbiamo avuto una serie di riconoscimenti: la citazione come best practice dall’agenzia ONU per le tecnologie a favore dell’inclusione, la G3ict-Global Initiative for Inclusive ICTs; e la nomination per gli e-Inclusion awards 2012, concorso indetto dalla Commissione Europea dedicato alle eccellenze e le buone pratiche nell’utilizzo delle tecnologie digitali per ridurre l’esclusione digitale e sociale in Europa. In Europa altri paesi vogliono replicare il modello LIA. Stiamo progettando con altri partner di primaria importanza una versione europea di LIA.

D: Alcune critiche molto circostanziate vi sono state rivolte da Livio Mondini, esperto di accessibilità nonché autore di uno dei tre progetti che si sono contesi il finanziamento. Riguardano in particolare la scarsa accessibilità del sito Libriitalianiaccessibili.it, che viceversa dovrebbe essere proprio l’alfiere di tutto il progetto. Come risponde?

R: Noi le abbiamo sempre viste queste critiche e alcune sono utili, avendo fatto un lavoro certosino su tutti i dettagli. Dei difetti capitano a chiunque metta in linea una cosa nuova, ma noi continuamente lavoriamo per migliorarla. Le critiche più aspre andavano a toccare proprio il modello, che invece noi siamo convinti sia quello giusto, che intende superare l’idea che ci debbano essere dei canali differenziati. Ci conforta che nel mondo delle disabilità la stragrande maggioranza la pensi come noi. Quando abbiamo fatto i test con non vedenti e ipovedenti, rispetto alle prime versioni sono stati corrette e sistemate tante cose, però contemporaneamente abbiamo visto che è una caratteristica di questi sistemi. Apple è sicuramente oggi nel mondo dei device e dei software quello che ha fatto le scelte più avanzate al mondo per l’accessibilità, ma facendo i test dei file sui device di Apple abbiamo trovato una serie di difetti nei loro software. Questo non ci fa gridare allo scandalo, sono il miglior sistema pur con qualche difetto. Noi gli abbiamo scritto per segnalarli e loro ci hanno ringraziato e ci hanno garantito che li metteranno a posto. Mi sembra che tutto sia nella normalità quando si fanno delle cose innovative. Anche noi avremo fatto degli errori, ma quelli segnalati non modificano la nostra fiducia che siamo sulla strada giusta, anche avendone parlato con diversi soggetti non solo in Italia.

D: Le propongo una nostra contestualizzazione del progetto LIA, che deriva dall’analisi della sua storia {#1} e che prelude ad alcune perplessità {2}, per capire come le giudica: le discussioni intorno all’accessibilità dei libri per i disabili visivi che condussero al Decreto Rutelli risalgono al 2006. Poi, come abbiamo visto, i tempi sono andati molto per le lunghe e la scelta del progetto LIA è giunta solo a fine 2010. Però nel 2006 le condizioni di accessibilità erano notevolmente differenti: si parlava soprattutto di formato cartaceo, conversione in braille con relativi finanziamenti e sgravi, mentre il digitale nonostante l’epub esistesse già era incarnato per la gran parte dell’offerta editoriale dal poco accessibile pdf, in un mercato che offriva un numero di titoli limitatissimo. Per il rilascio dei risultati del progetto si arriva al novembre 2012, quando ormai con i formati epub2/epub3 l’accessibilità è sostanzialmente già quasi garantita, tanto che gli editori, salvo dover effettuare modesti correttivi, hanno fornito ebook già accessibili.
Conclusione: verrebbe da pensare che con il passare degli anni il progetto LIA, così articolato, abbia visto indebolirsi il senso del ruolo che si era assegnato, dato che tutto sommato oggi avremmo comunque dei contenuti accessibili. Insomma, un dispendio così grande di energie, di forze e denaro che è quasi divenuto ridondante…

R: Proprio per queste ragioni il progetto che noi avevamo presentato non era identico a quello che poi abbiamo realizzato, non nel senso che abbiamo fatto una cosa completamente diversa, però abbiamo adattato il progetto alla situazione diversa con la quale era necessario interagire. Abbiamo dal primo giorno detto al Ministero: non possiamo sviluppare un progetto che sia immediatamente obsoleto, per cui lo adattiamo al nuovo contesto, e il Ministero è stato subito d’accordo. Ci siamo detti: ci sono delle opportunità diverse rispetto al passato grazie alle tecnologie che nel mondo non sono ancora colte, nel senso che le tecnologie consentono di avere libri perfettamente accessibili così come consentono di avere siti accessibili, però i siti non è vero che sono tutti perfettamente accessibili né i libri sono tutti perfettamente accessibili. Abbiamo allora iniziato a lavorare sul fatto che fossero davvero al 100% accessibili, perché è vero che se un disabile visivo ha un ebook si arrangia e alla fine lo legge dopo avere affrontato le peripezie cui è da sempre abituato; però noi pensavamo che fosse maturo il tempo per cui non ci si debba più accontentare, e per far questo non basta che ci sia una tecnologia abilitante, è un problema di organizzazione, di responsabilità sociale e anche di investimenti che le imprese devono fare per modificare i loro cicli produttivi. Il mondo Amazon era totalmente non accessibile fino a poco tempo fa, ora anche lì sono uscite le prime versioni che si pongono il problema. I siti delle librerie online, siccome sono i primi siti di ecommerce italiani a essere sorti, possono avere dei problemi da questo punto di vista. Quando siamo partiti anche le form delle carte di credito in Italia non erano accessibili, mentre adesso lo sono diventate perché abbiamo stimolato l’Associazione Bancaria Italiana in questa direzione, così che anche le banche si sono assunte le loro responsabilità e ora le form sono fruibili anche dai non vedenti. E ovviamente ciò non avviene solo nel caso degli acquisti tramite LIA: vale per tutti gli acquisti online. Lo stesso vale per molti device che creavano problemi, o per alcune tecnologie DRM, così che abbiamo commissionato lo sviluppo di due applicazioni accessibili per superare il problema… In continuazione escono sul mercato nuovi device e software di lettura, e per ciascuno di questi si deve diffondere questa cultura. È un lavoro titanico che doveva essere fatto anche a livello internazionale perché lì si fanno i software.
Servono mille passaggi perché quello che è possibile diventi realtà, basta vedere i siti della pubblica amministrazione che in linea di principio dovevano essere i primi a diventare accessibili, ci sono anche degli obblighi di legge che lo imporrebbero, ma secondo recenti statistiche la situazione è che la loro accessibilità non supera il 3%…
Il nostro lavoro è stato quello di dire: trasformiamo una potenzialità in una realtà, che non è banale perché le imprese editoriali con cui abbiamo interagito hanno dovuto fare investimenti interni per adeguarsi, e lo hanno fatto in numero consistente pur in uno dei periodi più difficili economicamente nella storia dell’editoria.

D: Nel sito progetto del LIA si legge che gli sforzi sono stati concentrati per, tra l’altro, “integrare nei normali flussi produttivi e distributivi editoriali la produzione di titoli accessibili con impaginato semplice”. Una delle obiezioni sollevate da chi si occupa di accessibilità e disabilità è che un impaginato semplice dà relativamente pochi problemi di accessibilità, basta adottare le linee guida disponibili. E invece proprio gli impaginati complessi, soprattutto la saggistica e manualistica di studio, presentano elevate criticità che andrebbero affrontate e risolte. Il progetto LIA non sarebbe stato una buona occasione per dedicarsi proprio a questo, vista anche l’entità del finanziamento? Perché non sfidare un campo più difficile avendo tempo, denaro e occasione?

R: Perché non era per niente facile già quello che abbiamo fatto. Questo mutamento che stiamo proponendo presuppone dei cambiamenti profondi nel modo di lavorare e abbiamo pensato che fosse opportuno concentrarci su questo, proprio perché l’idea del LIA era un’idea di sistema, di impostare il lavoro perché si cambiassero nel profondo alcuni meccanismi, perché è vero che adesso stiamo lavorando sui libri più facili, però innestare questo processo riteniamo che possa aiutare anche a risolvere i problemi più difficili in una seconda fase. Siamo ancora convinti che se fossimo partiti tentando di integrare da subito i libri con layout più complicato non ce l’avremmo fatta. Avevamo forte il desidero di mettere in piedi un sistema che non fosse effimero, cioè che non chiudesse il giorno dopo l’esaurirsi dei finanziamenti; avevamo un fortissimo bisogno di un’adesione convinta del mondo editoriale su questo aspetto e doveva essere quindi estremamente realista quello che mettevamo in piedi, perché volevamo che i risultati ci fossero. Il Daisy Consortium, che è riconosciuto come il soggetto che si è impegnato di più e con i migliori risultati al mondo sul tema dell’accessibilità dei libri, ci ha molto sostenuto in questo approccio.
Affrontare il problema dei libri a layout più complesso sarà il prossimo passo, e stiamo cercando di affrontarlo unendo le forze a livello europeo. Quando alcuni colleghi ci hanno chiesto di replicare nel resto d’Europa il LIA, noi abbiamo detto di sì, ma con la volontà di fare di più, perché LIA è già lì pronto, è sufficiente prenderlo e utilizzarlo. Stiamo anche ragionando anche con la CNUDD (Conferenza Nazionale Universitaria dei Delegati per la Disabilità), in cui si riuniscono tutti i servizi disabilità delle università italiane, perché uno dei temi è che i libri universitari sono più complessi. Speriamo di poter trovare le risorse per affrontare il problema a partire appunto dai libri universitari. Speriamo che il successo di LIA possa essere da stimolo per trovare dei fondi per questi passaggi successivi, reperendoli dal pubblico o dal privato, perché vediamo che comincia a esserci un interesse di fondazioni e imprese private. L’AIE continuerà comunque a finanziare con risorse proprie queste attività.

D: Gli editori aderenti al momento sono 46, in buona parte facenti parte di gruppi editoriali. Si tratta di un numero esiguo di marchi che però fa massa critica dato l’alto numero di titoli che hanno in catalogo. Quanti editori sono stati attivamente contattati per far parte del progetto LIA? Come mai non vi sono editori nativi digitali? Avete intenzione di allargare il numero degli aderenti? Lo chiediamo anche perché abbiamo avuto segnalazione di editori che vi hanno contattato per aderire o avere maggiori delucidazioni senza ottenere risposta.

R: I numeri li fanno gli editori grandi, ma vi sono parecchi editori piccoli dentro il progetto. Abbiamo in animo di crescere anche sotto questo profilo, anche qui inevitabilmente non possiamo che muoverci un passo alla volta. L’adesione è stata un po’ a ondate, adesso le richieste sono aumentate per cui potremmo essere rimasti indietro con qualche risposta avendo avuto parecchie adesioni nell’ultimo periodo. L’idea è che chiunque voglia aderire potrà aderire. C’è un lavoro nell’adesione che implica delle verifiche perché le case editrici mettano internamente a regime i richiesti criteri di accessibilità.

D: Non potrebbe il progetto prevedere della formazione gratuita anche per personale di case editrici perché sia messo in condizione di produrre contenuti digitali accessibili?

R: La risposta è sì, è già stato previsto. All’inizio abbiamo fatto dei corsi di formazione gratuiti e ne faremo ancora di qui a dicembre. Dopo la formazione resta il problema di una fase di applicazione di quanto appreso. Con gli editori aderenti abbiamo constatato che dopo avere seguito il corso di formazione serviva un confronto continuo. I nostri operatori hanno una checklist delle cose da verificare, dopodiché fanno una relazione alla casa editrice delle cose che vanno messe a punto con suggerimenti su come farlo.

D: Nel progetto parlate dell’adozione in seno al LIA del formato epub3. A quanto ci risulta i titoli caricati attualmente sarebbero invece epub2, laddove necessario lavorati per risultare accessibili. Come stanno effettivamente le cose? Lo fate per venire incontro a un mercato in cui i device di lettura non sono ancora attrezzati a sfruttare le potenzialità dell’epub 3?

R: Il motivo è proprio quello. Noi puntiamo all’epub 3 ma se i software ancora non lo leggono… Abbiamo fatto dei test con i device esistenti. Visto che l’obiettivo è che i disabili visivi leggano, in questo momento è ancora meglio questo formato. Ancora oggi gli editori pubblicano in epub 2 in tutto il mondo, però la prospettiva è che l’epub 3 sarà migliore… Come AIE siamo entrati nella Readium Foundation, sorta nel marzo 2013, che ha tra i suoi obiettivi proprio quello di migliorare i dispositivi di lettura, con una particolare attenzione all’accessibilità.

D: Qualcuno si è stupito nel vedere che molti titoli certificati col bollino LIA incorporano il DRM, ritenendolo un limite per l’accessibilità.

R: Nella Readium Foundation si sta ragionando anche su questo. Alcuni DRM sono proprietari e inaccessibili, e rendono le cose più complicate. Nei DRM interoperabili, e in particolare Adobe, si può intervenire e, come detto, lo stiamo facendo. Cerchiamo anche qui di lavorare in modo che la questione sia posta upstream nel punto in cui sono gestite le tecnologie.

D: Visto che alcuni titoli certificati da LIA montano il DRM, non sarebbe stato un buon segnale privilegiare nell’offerta di contenuti digitali il catalogo di quegli editori che non montano l’Adobe DRM sui contenuti?

R: Questo di nuovo avrebbe contraddetto l’impostazione, noi non vogliamo selezionare sotto nessun profilo. Per noi tutti i libri devono essere accessibili, non deve essere una scelta che condiziona altre decisioni del tutto legittime di alcuni. Gli editori hanno preso molto sul serio questo loro dovere, hanno investito di loro assumendosi una responsabilità da questo punto di vista.

D: Altro fattore che sta creando perplessità è la mancanza di trasparenza rispetto all’impiego del finanziamento pubblico che l’AIE ha richiesto per il progetto, ovvero il massimo che il Decreto offriva: 2.750.000 euro. È possibile vedere il progetto di riparto di spesa di tale cifra?

R: Noi non abbiamo alcun problema sotto questo profilo. Le posso assicurare che il capoprogetto, Cristina Mussinelli, ha gestito i costi con una straordinaria attenzione e abbiamo regolarmente rendicontato al Ministero, com’era nostro dovere, fattura per fattura. Siamo anche disposti a rendere pubblico il riparto delle spese su dati aggregati, nella misura in cui qualcuno ce lo chiedesse.
Il finanziamento è stato liquidato per le prime due tranche, mentre l’ultima ci sarà corrisposta alla fine del progetto, che è prevista a dicembre 2013. Per il futuro stiamo provando a cercare fondi e sponsor privati, più che pubblici, oppure europei.

D: E le biblioteche? Non ci sembra se ne parli nel progetto. L’unico punto di contatto appare MLOL e il bollino incorporato nel suo motore di ricerca. Non avete instaurato alcun tipo di collaborazione diretta con le biblioteche?

R: La presenza su MLOL testimonia la nostra voglia di avere un progetto mainstream, essendo moltissime le biblioteche aderenti a tale servizio, leader nel prestito ebook in Italia. Quanto alle biblioteche ne abbiamo parlato con l’AIB, speriamo di fare qualcosa di più. Di nuovo, un passo alla volta. Ma preferiamo parlarne quando saremo riusciti a passare dai buoni propositi alle realizzazioni concrete.

In conclusione, dopo questo excursus, vorremmo lasciare la parola a chi abbia qualcosa da aggiungere. Questo articolo tripartito avverte la mancanza della voce di alcuni che abbiamo contattato senza esito e di chi invece ha preferito non pronunciarsi, non ritenendosi a sufficienza informato. Nella speranza che quanto abbiamo scritto possa essere stato di aiuto nell’aggiungere informazione a una materia tanto complessa, vi ringraziamo fin d’ora degli eventuali contributi.

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8 pensieri su “Progetto LIA #3: intervista all’AIE”

  1. Ok, ricevo i pingback ai miei post così sono informato in tempo reale :). Che dire… il lavoro svolto è senza dubbio articolato e su un argomento reso complesso dalla fumosità che lo ha circondato, non certo dall’accessibilità stessa.
    Ritengo, come già detto, che non esista alcuna definizione di accessibilità “prima” e “dopo”, così come non vedo alcuna differenza fra la definizione di accessibilità della Stanca e quella della traduzione di AIE (AIE non ha prodotto alcuna linea guida, ha semplicemente tradotto in italiano un documento già disponibile in inglese).
    Così come non c’è alcuna innovazione del processo di produzione degli ebook visibile: se le richieste di LIA sono quelle evidenziate come caratteristiche di accessibilità nelle schede dei libri, si tratta di elementi che qualsiasi epub decentemente fatto già possiede di per sé.
    Il parallelo con la situazione dei siti web della PA non regge, è puramente strumentale: un sito web ha una struttura infinitamente più complessa di quella di un testo come quelli “venduti” da LIA, ovvero testo a correre e due (forse) livelli di titolo. Un sito web è come un libro di scolastica, ma loro se ne sono tenuti ben lontani… Se i siti web della PA avessero una struttura così semplice saremmo al 100% di siti accessibili.
    Insomma, tante belle parole e proponimenti, qualche errore e tante imprecisioni. Direi che in generale siamo ben lontani dall’aver definito un contorno preciso e per quanto possibile definitivo.
    Che dei difetti capitino a chiunque, ovviamente è vero ed accettabile. Però, leggendo i commenti dei miei post sul mio blog, potrebbe capitare di leggere anche quello di uno dei tester del sito, che dice:

    “Essendo stato tra le persone non vedenti che hanno testato la versione preliminare del sito di cui si parla nell’articolo, mi sento personalmente chiamato in causa. Molte delle criticità Che sono esposte qui sopra, le abbiamo segnalate anche noi nel gruppo di test. Aldilà delle questioni relative al sito in quanto tale, che pure sono state dibattute e talvolta con toni difficilmente equivocabili, il problema che noi del gruppo di test abbiamo marcato ripetutamente e con forza, è stato che l’intero lavoro rischiava di essere reso inutile dalla mancanza di flessibilità nella fruizione causata dai DRM. Vaghe rassicurazioni ci sono state fornite dai rappresentanti AIE, ma dove siamo lo si vede bene, né è dato sapere se la strada continuerà, oppure se questa sia la nostra meravigliosa meta, una meta a metà. ”

    Allora che significato reale hanno le parole del Dott. Attanasio? Sono aspirazioni, più che legittime e in questo caso anche obbligatorie, ma la realtà dei fatti è ben lontana da quanto raccontato.
    Si potrebbe parlare a lungo del fantomatico bollino LIA, di come non sia documentato e nessuno sappia in pratica a cosa corrisponde, del perché sia stato introdotto… ma fa niente, sarà un’altra puntata.

  2. Provo ad andare oltre il progetto Lia, che va detto in pratic ripropone un progetto parallelo gestito dall’Aie in convenzione col ministero dell’istruzione per il libro scolastico digitale:
    più o meno altri tre milioni anche là e, coe ha detto Attanasio, anche di quelli l’accessibilità è da venire.

    Io credo che il prodotto digitale, prima che essere accessibile deve essere intanto confezionato a norma di legge:
    è stato citato il decreto che ha recepito la direttiva ue riformando il diritto di autore.
    all’art. 9 ridefinisce il capo “eccezioni e limitazioni” in particolare:
    **** Art. 68 – 1. E’ libera la riproduzione di singole opere o brani di opere per uso personale dei lettori, fatta a mano o con mezzi di riproduzione non idonei a spaccio o diffusione dell’opera nel pubblico.
    ***Art. 71-bis – 1. Ai portatori di particolari handicap sono consentite, per uso personale, la riproduzione di opere e materiali protetti o l’utilizzazione della comunicazione al pubblico degli stessi, purché siano direttamente collegate all’handicap, non abbiano carattere commerciale e si limitino a quanto richiesto dall’handicap.

    In italiano significa che la copia ad uso personale con modalità non idonee al profitto è un diritto di ogni utente, disabile o meno, semplicemente perchè questo è un diritto dell’utente pagante in quanto ne integra l’utilizzo pieno.
    In secondo luogo vi sono tutte le eccezioni ai sistemi di protezione espressamente previste per i disabili.

    Se non saranno garantiti questi semplici diritti non potrà mai esserci accessibilità e piena fruizione di un prodotto regolarmente acquistato.

    Il problema dell’accessibilità non è problema di formato, di tecnologia, ma di gestione flessibile del DRM o del trattamento dei diritti
    digitali, tale da consentire un utilizzo pieno e differenziato per interfacce, interazione con devices e dispositivi diversi, stralci, riadattamenti, trasduzioni, traduzioni, trascrizioni.

    Odo già una antica canzone:
    la pirateria, ma è una storia già sentita quando gli stessi editori raccontavano che le fotocopie e le copisterie li mandavano in crisi.
    Così si diventava Sandokan a fotocopiare qualche capitolo di un libro, per risparmiare o perchè quel libro lo avresti pagato solo sotto minaccia o ricatto.
    Personalmente ho preso alla lettera il succitato articolo e sul mio sito
    http://donatotaddei.altervista.org
    si legge:

    Da qui puoi anche scaricare una serie di materiali testuali tratti da pubblicazioni cartacee o telematiche, il cui utilizzo è perfettamente legale in quanto inutilizzabile a fine di lucro o di spaccio, trattandosi di testo privo di qualsivoglia attributo di stile, di presentazione o di struttura, roba insomma buona per motori e sistemi software, e ovviamente per chi ha bisogno di servirsene.

    In conclusione:
    Allo stato gli ebook non sono conformi a queste disposizioni, e ciò è elemento di dibattito e convenzioni internazionali.
    Allo stato risulta ancora necessario e a volte più efficiente lo scanner, l’ocr e lavoro manuale di correzione degli errori dello stesso.

    Donato Taddei,
    attivista dell’accessibilità più che esperto e cicerone come mi si attribuisce.

  3. Ringrazio Donato Taddei e Livio Mondini per il loro intervento. Di Mondini segnalo anche questo articolo
    http://www.biroblu.info/2013/07/lia-laccessibilita-e-il-tropico-del-libro/
    in cui contrappunta parte di quanto ho scritto nei tre articoli sul progetto LIA, spesso con riferimento alla terminologia.
    Che cosa mi ha spinto a questo approfondimento sul LIA, si chiede. Forse il gusto di una sfida impossibile, perché se è vero come deve essere vero che l’accessibilità è una e una sola, almeno a livello teorico, andando a verificare a livello pratico come venga pensata, realizzata e valutata si perdono facilmente e presto dei punti di riferimento saldi. Perché questo accade? I miei tre articoli sono un tentativo di andare a stanarne i motivi, sollevando dubbi e direttrici di esplorazione, più che dando risposte.
    Credo che nel dibattito si noti l’assenza di voce di chi l’accessibilità la pratica e la offre a coloro per cui è pensata, come ad esempio l’UIC, la Biblioteca Regina Margherita di Monza e l’Istituto Cavazza. Collaborando essi in vario modo col LIA o con l’AIE sarebbe interessante ascoltare cos’hanno da dire.
    Ultimo: intorno al LIA, o forse all’accessibilità, ho potuto constatare una certa reticenza. A cosa sia dovuta, onestamente, non l’ho ancora capito.

  4. Forse, signor Calderale, non è reticenza quelle delle varie istituzioni pro ciechi, è solo mancanza di argomenti, mancanza di conoscenze.
    Un esempio per tutti:
    il signor Luca Ciaffoni risulta referente per l’accessibilità del progetto Lia a nome dell’istituto dei ciechi F. Cavazza di Bologna.
    il signor Luca Ciaffoni è noto per aver sviuluppato una applicazione per iPhone basata sulla geolocalizzazione GPS, che ovviamente si appoggia su Google maps, e su api gratuite messe a disposizione da Google.
    Ma questo con i libri e la loro accessibilità non ha nulla a che vedere.
    Dunque al massimo potrà essere un tester sui dispositivi Apple, ma è cosa diversa dal fornire indicazioni tecniche agli editori in materia di accessibilità.
    D’altra parte, per fare un esempio, anche Attanasio ha molto enfatizzato il daisy, vantandolo come un consorzio per l’accessibilità, ignorando bellamente che il daisy è uno standard per la gestione di biblioteche, cataloghi, mediateche, e che quindi non ha nulla a che vedere con la composizione tipografica, l’accessibilità dei contenuti e quant’altro.

    Del resto la storia narrata da “il Narratore” e la risposta di Attanasio la dice ancora lunga:
    un audiolibro non è un ebook, e un ebook con audio sincronizzato rappresenta una opportunità per i dislessici. Sono da anni estimatore del lavoro de “il narratore” ed anche della sua politica di distribuzione, in particolare gli assaggi gratuiti, ma può essere molto gratificante ascoltare un romanzo quando si guida ma ho idea che non sia la stessa cosa ascoltare “il capitale” di Carlo Marx, nemmeno se te lo legge Arnolfo Foà.

    C’è bisogno di qualcosa di più di una declamazione.
    Comunque mi piacerebbe avere una risposta dalla signora Mussinelli sui criteri con i quali sono stati reclutati i referenti per l’accessibilità del progetto Lia.

  5. Volevo infine segnalare alcuni link di approfondimento alle eccezioni e limitazioni del diritto di autore, compreso il diritto alla riproduzione per uso personale, fatta a mano e con mezzi non idonei allo spaccio o alla diffusione dell’opera al pubblico:
    http://www.lsdi.it/2012/copyright-e-cc-un-piccolo-manuale-del-diritto-d-autore-nell-era-digitale/
    http://www.culturadigitale.it/wp/prestito-digitale/104/controllo-della-copia-e-prestito-digitale/
    http://www.interlex.it/copyright/amonti85.htm
    http://www.appuntidigitali.it/4716/copia-privata-concessa-dalla-legge-negata-dai-produttori/
    sollecitando da parte del Tropico un approfondimento o piccola modifica sull’ebook gratuito:
    “kit di sopravvivenza del lettore digitale” e scusandomi per lo scantonamento dal progetto Lia .

  6. Mah, reticenza… non so se ha seguito la storia della certificazione fasulla sul sito del progetto LIA… il problema dei “tecnici” delle associazioni è che ognuno si inventa una sua idea di accessibilità, adeguandola alla sua personale esperienza.
    Uno degli errori più frequenti è “l’accessibilità dello screen reader”. Siccome lo screen reader lo legge, allora è accessibile… però lo screen reader legge anche se il testo è bianco su sfondo bianco, se tutto il resto del mondo non ce la fa, pazienza…
    Questo atteggiamento si è evidenziato anche con la “certificazione di accessibilità” presente sul sito del progetto LIA. Il certificato non è veritiero, ma chi l’ha rilasciato si difende dicendo vabbè ma non sono errori gravi, suvvia…
    A parte che gli errori presenti sono gravi, ma anche se non lo fossero, l’accessibilità è una qualità sì/no, non ci sono sfumature e interpretazioni. È come se andando a comprare una macchina la chiedessi del colore RAL tal dei tali, rosso. Vado a vedere la macchina ed è arancione. Il venditore mi può anche dire ok ma è quasi rossa, ma…

  7. Dimenticavo… che all’appello manchino UIC, la Biblioteca Regina Margherita di Monza e l’Istituto Cavazza beh, qui ci vorrebbe più di un post, è una storia di anni… e non pensi che queste persone l’accessibilità la pratichino e offrano a coloro per cui è pensata, non è così. Nemmeno pensi che siccome sono associazioni che si occupano di disabilità allora sono dotate di bravi tecnici, persone competenti sull’accessibilità. No, non è così nemmeno questo. O se ci sono, non vengono ascoltati. Come mai? Qui troverà senza dubbio della reticenza. Questo sarebbe un bel reportage, ma bisogna mettere le mani nella palta.

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