Geografie narranti. Sappiamo dove ci troviamo?

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È una delle conseguenze del cosiddetto “riordino Gelmini”: si tratta del progressivo smembramento dell’insegnamento della Geografia; una riforma drastica, che prevede l’esistenza di questa materia praticamente solamente fino alle scuole medie. Nei licei l’insegnamento della Geografia non esiste più in forma autonoma: è accorpato con Storia in tre ore settimanali e affidato a “non specialisti” della materia. Negli istituti tecnici commerciali, poi, la Geografia che prima si studiava solo nel triennio ora si studia solo nei primi due anni. Infine, negli istituti nautici , professionali, per il turismo, e alberghieri l’insegnamento della Geografia è stato semplicemente eliminato.

C’è chi dice che la Geografia, così come la si è insegnata sempre nelle scuole, non ha più senso, in un mondo in cui la tecnologia digitale è andata così avanti da permetterci di trovare qualsiasi posto da qualsiasi luogo. Ma come sono cambiate queste mappe, questi strumenti di orientamento?

Ne abbiamo parlato con Walter Cozzolino, insegnante di Geografia alle Superiori.

Le mappe – ci racconta Walter – sono nate come narrazione, racconto, raccolta e trasmissione delle informazioni. Non erano votate semplicemente all’orientamento, perciò, ma erano innanzitutto rappresentazione di idee.

Anche oggi le nuove tecnologie digitali permettono di avere informazioni sui luoghi e su posti, ma ci chiediamo: stimolano anch’esse la curiosità di chi ne fa uso, a capire com’è fatto il mondo, come sono fatti gli altri? O si limitano invece solamente a dare informazioni sul luogo in cui si vuole arrivare?

Walter Cozzolino:

«Questi oggetti riescono a recuperare una passione, un attaccamento per la Geografia che in qualche modo può diventare un interesse per chi è lontano, da un’altra parte. Pensiamo a quelli che sono dall’altra parte del mondo, quelli che stanno in Africa o in Sud America o in Cina, in India… gli altri sono anche quelli che stanno nel paese a fianco… O riusciamo a trovare il sistema o il modo per incuriosirci degli altri, per ritrovarci in qualche modo nella conoscenza degli altri, oppure diventano degli strumenti molto sterili, non ci comunicano più niente se non una serie di segni che stanno su un foglio, su una sfera, su uno strumento.»

A rendere ancora più ricche e vive le carte geografiche di un tempo vi è il fatto che queste non erano soltanto un resoconto della verità ma erano anche il frutto della visione che era stata riferita al cartografo, rispetto a un tal luogo. Le prime riforme della Geografia nelle scuole risalgono alla fine degli anni novanta ed è proprio in questi anni che un team di esperti e insegnanti di Geografia scrive un testo, un decreto ministeriale, di cui vogliamo leggervi un estratto.