Il secondo anno

tropico del libro in trasparenzaA due anni dalla messa online di Tropico del Libro, il varo di Open Culture Atlas è l’occasione per condividere qualche pensiero in più.

Tropico si è inghiottito una montagna di tempo altrimenti detto libero, e un po’ di denaro, avendone sin qui sempre e solo chiesto, pur con estrema sobrietà. Ci ha regalato entusiasmi e raffreddamenti, energia e stanchezza, incontri e scontri. Il primo fattore di ognuno di questi binomi è sempre stato, per fortuna, prevalente.

È nato come una fatamorgana da una coppia semidisoccupata in un mondo del lavoro spento come luminarie a festa finita. Cosa volevamo? Cosa vogliamo? Cosa ci siamo messi in testa? Che si può fare oggi in Italia senza budget e con una scarsa propensione all’imprenditoria? Se si è cordiali ma sfuggenti, ospitali ma puntigliosi, generosi ma poveri?

Qualcosa si può. L’ultima nostra azione concreta contro la “crisi” è Open Culture Atlas, che non è in questo link, ma ovunque vi siano librai che si alleano per superare la crisi, bibliotecari che organizzano laboratori per spiegare agli utenti come si “maneggiano” gli ebook, e ovunque ci sia qualcuno che si cura di valorizzare la curiosità intellettuale. Sta a noi tutti fare in modo che questo fermento disperso si ricomponga, non solo formalmente, a partire da questo atlante.

Tropico del Libro è stato fin dalla sua genesi legato all’idea di impegno collettivo, ma il suo timone è stato impugnato con la fermezza che il suo progetto editoriale chiedeva. Questo non ha reso facile percepirlo come spazio comune. Non è semplice calarsi in una dimensione in cui tutti devono mettersi in discussione, confrontarsi, essere di stimolo reciproco senza mai smettere di riassestare la rotta… e non è facile soprattutto di questi tempi: di chi dobbiamo fidarci se anche la nostra determinazione sembra reggersi su una fiducia azzardata? Per quali buoni motivi accumulare di continuo nuove competenze se nessuna sembra avere un plauso, una gloria, un mercato? Non è facile nuotare in un laghetto dorato dai fondali così bassi.

Con Tropico del Libro abbiamo sfidato pessime abitudini con la sola arma di uno sguardo diretto. Attitudine che a noi pare più che normalissima: doverosa. È accaduto sul web, recinto sovente angusto in cui ci si ritrova in compagnia buona e cattiva. Di Open Culture Atlas diciamo lo stesso: è una cosa normale, il desiderio di farlo è emerso con naturalezza, seguendo il bisogno di creare qualcosa che fosse per costituzione di tutti: una piattaforma collaborativa.

Ci siamo riusciti anche grazie a Massimo Ciccolini, che plasma, cuce, ricama pezzi di codice: «Non deve diventare un giochino», il suo ricorrente mantra ammonitore, in controtendenza in un mondo virtuale che ha il vizietto di arrendersi alla pura forma.

Piazzarlo lì, come lo vedete, è stato insomma un esercizio lungo e condito da gradini di difficoltà crescenti…. ora che è finalmente aperto a tutti non vorremmo il peso della sua esistenza, ma la sua leggerezza.

Di chi è Open Culture Atlas? Vorremmo fosse un bene comune. Ma un bene per diventare comune bisogna meritarselo, dimostrare di saperlo curare. Open Culture Atlas non ha proprietari, ma è curato dall’associazione omonima, aperta alla partecipazione di chi penserà che quello che fa è utile, meritevole di valorizzazione, e vorrà collaborare a vario titolo alla sua crescita.

Open Culture Atlas è nostro vostro di tutti e di nessuno, stavolta decidetelo da soli.

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2 pensieri su “Il secondo anno”

  1. Complimenti, fate un lavoro unico e preziosissimo. La mia stima e sono sicura quella di molti lettori.

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