DISTRIBUIRE LIBRI IN ITALIA #9 / Le “alternative”, un anno dopo

distributori_libriSe i grandi gruppi editoriali insistono nel loro tentativo di rafforzarsi (dopo Messaggerie+Feltrinelli nella distribuzione, ora l’Antitrust dovrà valutare il catalogo che nascerà da Mondadori+Rizzoli), sull’altro versante le piccole realtà cercano di resistere utilizzando strumenti nuovi.

Un anno fa, su Tropico del Libro, abbiamo intervistato alcuni neonati progetti di distribuzione libraria, accompagnando l’analisi con alcune riflessioni che abbiamo raggruppato nel dossier Distribuzione Libri. L’occasione scaturiva proprio da una decisione dell’Antitrust, che dava il via libera alla joint venture tra Messaggerie e Feltrinelli, innescando riflessioni, e talvolta destando preoccupazioni, tra gli addetti ai lavori.

Cerchiamo, oggi, di dare un aggiornamento su questi progetti, guardandoli in prospettiva e raccogliendo anche l’opinione di chi li sta utilizzando. Rispetto al primo giro di presentazioni, procediamo in ordine inverso.

BOOKLET DISTRIBUZIONI

A offrirci un riscontro sul progetto di Booklet Distribuzioni è Manolo Morlacchi. Più che di una nuova distribuzione, in questo caso si tratta di un tentativo di offrire a editori e librai la possibilità di farne a meno…

Come procede il vostro progetto? che riscontri state avendo quanto a editori clienti?
«A quasi due anni dalla sua nascita, il progetto Booklet gode di ottima salute. Le librerie che ricevono periodicamente le nostre newsletter sono ormai quasi 300, mentre gli editori coinvolti sono 16. A volte è difficile superare una certa diffidenza da parte dei librai, a cui non sempre è chiaro il fatto che la nostra associazione culturale non è un piccolo distributore alternativo, né tantomeno ambisce a esserlo. Booklet è solo una rete di relazioni che tenta di mettere in contatto tra loro editori e librai saltando almeno due passaggi della filiera editoriale: la promozione e la distribuzione. Due passaggi in meno che si traducono in sconti più alti (dal 40 al 50%) senza per questo eliminare i vantaggi della tradizionale filiera: diritto di resa, spese di spedizione gratuite, dilazioni di pagamento. Una volta compreso questo semplicissimo meccanismo, i librai aderiscono spontaneamente e con entusiasmo. Quest’anno raddoppieremo il numero di libri ordinati tramite il nostro meccanismo e triplicheremo il numero di librerie coinvolte».

Avete sviluppato o implementato nuove funzionalità?
«Non ci sono particolari novità nel nostro meccanismo. Abbiamo un sito web utile per la consultazione delle novità (bookletnews.it), una newsletter che più o meno una volta al mese spediamo a tutte le “nostre” librerie, una pagina Facebook attraverso la quale tentiamo di alimentare un po’ di dibattito intorno al mondo editoriale e suggeriamo ciò che ci piace suggerire su temi politici, sociali, culturali. Una novità l’abbiamo però costruita su alcuni titoli per i quali siamo diventati davvero distributori. Parlo dell’acquisto da parte nostra del magazzino Meltemi e del fatto che abbiamo rimesso a catalogo circa 650 titoli di questa importantissima case editrice di antropologia. Titoli che erano definitivamente relegati nel dimenticatoio del secondo mercato. Abbiamo cambiato ISBN, abbiamo abbassato il prezzo e oggi questi libri sono disponibili per chiunque. L’operazione è stata un successo e ogni mese distribuiamo direttamente centinaia di volumi. Continueremo, ovviamente, fino all’esaurimento del magazzino».

Che criticità state affrontando nel proporre il vostro servizio agli editori?
«Non abbiamo particolari criticità con gli editori. Anche in questo caso si tratta di far capire loro lo spirito di Booklet. Noi non siamo e non possiamo essere un’alternativa alla tradizionale distribuzione. Ci piacerebbe esserlo, perché significherebbe fare un passo in avanti verso l’autonomia dei piccoli − editori o librai che siano − ma non lo siamo. È necessario comprendere che possiamo solo essere una piccola integrazione alle proprie vendite, che consente però di sondare nuovi territori in parte ancora inesplorati, come ad esempio i bookshop dei centri sociali che sono molto attivi, attenti e motivati. Capita anche che a volte gli editori non comprendano la necessità di evadere anche gli ordini “piccoli”. In un progetto collettivo, l’ordine può essere più fortunato per alcuni e meno per altri. Il giro dopo magari le parti s’invertono, ma ciò che conta è che le riflessioni dell’editore devono essere riflessioni collettive e non ricondotte solo al proprio marchio. Questo secondo atteggiamento è una strada chiusa che − alla lunga − non porta da nessuna parte».

Che criticità avete riscontrato nel vostro rapporto con i librai?
«Coi librai il rapporto è un po’ più complicato. La logica autoreferenziale con loro si ripropone in modo ancora più marcato. Ci sono librai che non pagano e questo − secondo me − nel caso di un progetto come Booklet, è davvero folle. Ci sono quelli che sembrano ragionare solo in termini di deposito, che è un po’ lo stesso meccanismo che nella filiera editoriale porta gli editori a essere i depositari di ogni rischio d’impresa. Ci sono quelli che non scelgono Booklet perché in questo modo evitano di ricevere tante fatture quanti sono gli editori che hanno ordinato. Preferiscono insomma rinunciare a 15-20 punti di sconto. Ci sono quelli che ti prendono per grossista e ti richiedono un libro per volta. Quando gli spieghi che magari un minimo di rifornimento gioverebbe anche alla libreria, non ti calcolano neppure. Poi, però, ci sono un sacco di librerie − anche di frontiera − con le quali lavoriamo benissimo. Mi piacerebbe citarle ma rischierei di dimenticarne qualcuna».

Un’opinione sulle nuove concentrazioni di potere editoriali di recente nate o nascenti? 
«L’accentramento PDE/Messaggerie e Rizzoli/Mondadori risponde alla stessa identica logica, ovvero la necessità di questi colossi di “mangiare” il mercato per garantire il trend dei propri profitti. Le loro logiche di gestione del mercato editoriale vanno oltre l’oggetto libro. I meccanismi che regolano le loro scelte sono meccanismi finanziari che nulla hanno a che fare con i libri. Sono le differenze nei tempi di pagamento, la rotazione finanziaria dei titoli, la gestione dei magazzini a caratterizzare questa fase del mercato editoriale e a rappresentare il loro core business. Proprio per questo Booklet, e gli altri esperimenti simili al nostro, possono rappresentare un’alternativa per tutti coloro che non vogliono e soprattutto non possono sottostare a queste logiche. Tali processi di accentramento hanno poi delle ricadute dirette e letali proprio sui più piccoli. Se l’editore non ha un fatturato sufficiente deve necessariamente passare dal grosso distributore per vendere i propri libri. Se la libreria non ha un certo volume di affari e non è in grado di garantire se stessa con delle fidejussioni, allora gli verranno chiusi i conti e i libri non gli verranno più spediti. Sono tante le librerie che si sono viste recapitare lettere dai distributori dove gli veniva sostanzialmente detto: o mi garantisci un certo fatturato oppure trovati un altro distributore».

directBOOK

Il secondo progetto di cui avevamo parlato è directBOOK. A darci un aggiornamento è Angelo Amoroso, che lo ha ideato e lo sta sviluppando.

Come procede il vostro progetto? che riscontri state avendo quanto a editori clienti?
Angelo: «La “#metadistribuzione” directBOOK è nata a metà del 2014 con l’obiettivo di offrire al settore della piccola editoria servizi distributivi basati su strategie non convenzionali. L’editore si prende materialmente carico della spedizione dei volumi ordinati a seguito di acquisti generati e veicolati dal #metadistributore, entità commerciale dotata di forza contrattuale capace di garantire loro accesso a canali altrimenti preclusi e a condizioni più favorevoli. directBOOK si occupa di intermediazione commerciale, ottimizzazione e centralizzazione amministrativa e informativa, gestione logistica senza magazzino, innovazione e sperimentazione in tutti gli ambiti della filiera del libro.
Partiti con la piattaforma software di gestione dell’infrastruttura di teleordinazione Arianna messa a punto e i primi accordi commerciali in essere, il numero di editori a credere in questa novità cresce, insieme alla forza del gruppo. Non senza fatica, directBOOK inizia a farsi conoscere da librerie indipendenti e importanti catene (Feltrinelli, UB!K, COOP,…), vedendosi accordati iter procedurali di vendita sempre più snelli. Attorno alla metà del 2015, la numerosità dei marchi distribuiti ha incontrato l’interesse dell’azienda leader del mercato librario italiano all’ingrosso nonché a sua volta distributore, la Fastbook SpA. Il nostro modo di procedere li soddisfa, possiamo portare un bacino commerciale interessante, con il vantaggio dell’accentramento amministrativo e dell’efficienza informatica e procedurale.
Gli editori directBOOK vedono affiancarsi la preziosa risorsa rappresentata da una parallela gestione a magazzino frutto di una partnership che assicura loro un bacino di più di 4000 librerie, di varia grandezza, su tutto il territorio nazionale.
Ad oggi directBOOK conta circa 35 marchi distribuiti, numero in rapida crescita, e grazie a diversi canali, flussi con più di 400 librerie italiane, anch’esse in costante aumento.

Con directBOOK abbiamo portato nel mercato un’altra sostanziale novità: la totale assenza di percentuale sulle vendite richiesta all’editore, a fronte di un ragionevole compenso fisso annuale dipendente dalla numerosità del catalogo. L’obiettivo di abbattere l’incidenza dei costi distributivi a fronte di un aumento della penetrazione nel mercato, è già stato conseguito da una discreta parte degli editori e vi è ancora un grande margine di possibile miglioramento legato alla crescita degli editori stessi, spesso molto giovani se non esordienti. Alcuni hanno avuto risultati meno esaltanti, ma la prova che grazie a tale strategia è possibile innescare un circolo virtuoso oggi c’è. Soprattutto è provato che la ricerca di nuove strategie e soluzioni può portare a cambiamenti in positivo.»

Avete sviluppato o implementato nuove funzionalità?
«La piattaforma informatica di consultazione e interazione a disposizione degli editori subisce continue migliorie, finalizzate all’arricchimento delle informazioni sul libro (profilo autori, contenuti extra, attribuzione di valore da parte degli stessi editori al fine di canalizzare gli sforzi di comunicazione e promozione), sulla gestione delle spedizioni, del confezionamento e della produzione della documentazione, soprattutto si vuol rendere la già molto trasparente informazione sullo stato degli ordini ancora più dettagliata, dalla fase iniziale di processo alle successive di rendicontazione, fatturazione, accredito e giacenze a magazzino.

Si sta lavorando a una simile area della piattaforma destinata ai librai, un mezzo per avvicinarli agli editori, un canale di comunicazione e anche un ausilio alla gestione degli ordini e degli aspetti amministrativi e commerciali.
La piattaforma informatica che affianca l’attività directBOOK non si è mai voluta proporre quale gestionale, di gestionali nel mondo del libro ce ne sono già troppi e, spesso, contribuiscono a confondere gli operatori del settore.
L’obiettivo è quello di far svolgere sempre più al codice operazioni ripetitive che normalmente i gestionali fanno gravare sugli operatori, che siano editori o librai.

Stiamo lavorando allo sviluppo di sistemi di promozione via social che coinvolgano l’intera “filiera umana” del libro, dall’autore al libraio, passando per l’editore ed arrivando al lettore.

Sul fronte delle partnership culturali, si lavora alacremente, grazie ad iniziative innovative, quale per esempio quella con la piattaforma di crowdfunding bookabook, specializzata nel libro, grazie alla quale cercheremo di imbastire campagne di finanziamento dal basso atte a reperire fondi.»

Che criticità state affrontando nel proporre il vostro servizio agli editori?
«Le criticità principali riguardano le difficoltà o le tempistiche di incasso da parte delle librerie di qualsiasi entità, vera nota dolente di un lavoro che si vorrebbe poter svolgere con maggiore serenità e che sta alla base della scelta di concentrarsi prevalentemente su canali di vendita sicuri. Accanto a questo si può segnalare la macchinosità insita in alcune procedure commerciali/amministrative, nonché la scarsa abitudine, in questo mercato, a generare sinergie sulla base della collaborazione tra simili.»

In generale le librerie come guardano a questo progetto?
«Sul piano dell’attenzione delle librerie nei confronti della piccola editoria, devo citare l’esistenza di una piccola schiera di validi e appassionati librai che stanno avendo la capacità, il coraggio e il buon senso di diversificare l’offerta e l’attenzione al cliente. Ma parliamo di piccoli numeri, eccezioni, anche tra le indipendenti, che dell’indipendenza, in molti casi, hanno conservato unicamente la non appartenenza ai grandi gruppi, ma che si mostrano tutt’altro che indipendenti dagli andamenti e dalle spinte del mercato verso “la vita facile”, pur con tutte le attenuanti del caso, alla luce delle difficoltà del mercato.»

Un’opinione sulle concentrazioni di potere editoriali che continuano a proporsi all’orizzonte?
«Le recenti concentrazioni di potere non fanno altro che confermare la tendenza di tutti i settori, che vede l’accentrarsi delle forze di mercato in poche entità. Come prima conseguenza evidente di ciò, si sta notando l’aumento delle case editrici orfane di distribuzione. Ciò che si temeva che si sarebbe verificato, si sta verificando.»

SATELLITE LIBRI

A raccontarci come stanno andando le cose per Satellite Libri  sono i due partner che lo hanno ideato, Maurizio Zicoschi di TiConZeroLibri e Fabio Mendolicchio della casa editrice Miraggi. Partiamo con Maurizio:

Come procede il vostro progetto? che riscontri state avendo quanto a editori clienti?
Maurizio: «Come partecipazione siamo arrivati a 58 editori e 44 librerie con la creazione di 97 legami editore-libreria, il che ci soddisfa pienamente, soprattutto per l’esponenzialità della crescita dei legami. Si sta creando veramente una rete di aziende e di persone, grazie anche all’inserimento nei social che abbiamo fatto in questi mesi. 170 follower della nostra pagina Twitter, più di 700 di quella Facebook, creazione della newsletter settimanale giunta al numero 13 e creazione di un blog affidato a Patrizio Zurru, creatore di Stradescritte, Letti di notte ecc.».

Avete sviluppato o implementato nuove funzionalità?
Maurizio: «Di nuove funzionalità ne escono in continuazione.
Considera che gli editori possono curare le schede dei libri su Satellite Libri fino a inserire recensioni, premi, articoli, video ecc.
Librerie e blogger possono inserire commenti ai libri o agganciare recensioni con link che riportano alle loro pagine pubblicizzandoli.
È stata inserita la figura del promotore all’interno del motore di Satellite Libri in modo da permettere a una libreria o a un editore di essere seguito nelle scelte.
Sto lavorando all’apertura alle registrazioni per i lettori semplici, preludio all’attivazione di un ecommerce con cui essi potranno direttamente acquistare i libri dal web».

Che criticità state affrontando nel proporre il vostro servizio agli editori?
Maurizio: «Le criticità maggiori finiscono per essere uno scetticismo di partenza che va ogni volta tirato giù a forza di spiegazioni e dimostrazioni e una scarsa disponibilità alla lettura dei manuali, il che porta spesso a interventi da parte dell’amministratore per spiegare parti di processo.
Altra criticità da segnalare è il terrore da parte degli editori che hanno contratti di distribuzione, nei confronti dei loro distributori anche nei casi in cui questi distributori non garantiscono con le loro vendite la sopravvivenza della casa editrice stessa».

E per la parte in cui il progetto coinvolge le librerie e i loro spazi, facendone dei magazzini editoriali diffusi, come va?
Maurizio: «Le librerie sembrano contente di poter tornare al conto deposito e si stanno mostrando molto disponibili e collaborative. Una criticità, qui, è che molti librai italiani non sono ancora granché avvezzi all’uso del computer. Sembrerà strano ma è così. Quindi per quanto riguarda Satellite Libri le cose vanno molto bene e promettono meglio».

Un’opinione sulle nuove concentrazioni di potere editoriali di recente nate?
Maurizio: «Andando alla situazione italiana a me sembra si stia andando verso una spaccatura netta: da una parte i grandi editori i cui libri saranno reperibili nei centri commerciali, nelle Feltrinelli e nei grandi magazzini e dall’altra la piccola e media editoria i cui libri saranno reperibili nelle librerie indipendenti e di quartiere. E poi il web per entrambi, ovviamente».

E il nuovo megadistributore Messaggerie? che riscontri ricevete da editori e librai sul nuovo corso?
Maurizio: «In generale direi che Messaggerie Libri ha ora il potere di far chiudere una libreria quando e come vuole, e questo non va bene».

Nello specifico, come libraio, ritieni che la tua libreria ottenga risultati commerciali penalizzanti in questo contesto caratterizzato da un megadistributore? Ovviamente partiamo dall’assunto che tu sia un libraio capace, che intercetta i bisogni della sua clientela di riferimento e sa muoversi nel mercato.
Maurizio: «Sì, i risultati sono penalizzanti. La mia libreria è principalmente universitaria e scolastica. Messaggerie-PDE mi dà i libri con sconti che vanno dal 28.0% al 20%,  i distributori di scolastica mi danno i libri al 20%-16% e la legge Levi vale anche per libri universitari e scolastico. Tutte le librerie universitarie sono costrette a fare sconti del 10-15% per competere tra loro e contro Amazon, quindi dai libri universitari io guadagno una percentuale che va tra il 13% e il 5%.
Sullo scolastico faccio un simbolico 5%, che mi porta anche lì a guadagni simili oltre che comunque i clienti li perdo perché alla Coop e su Amazon anche questi li trovi al 15%, cosa che io non posso materialmente fare.
A tutto questo devi aggiungere che lo scolastico lo pago in contanti prima ancora di incassare; che Messaggerie mi fa pagare a 60 giorni tutto ciò che ho preso e non ciò che ho venduto; che per vedere quel 10% di guadagno dovrò prima fare le rese altrimenti viene tutto assorbito dalle copie che mi restano a scaffale; che le rese hanno un costo importante; che Messaggerie-Fastbook è un’unica cosa quando si parla di fatture e pagamenti, ma le rese vanno approvate editore per editore dai rispettivi promotori e che spesso rendere pochi libri è sconveniente perché la spedizione è più costosa di ciò che si deve rendere; che il sistema di pagamento a 60 giorni non fa che confondere il libraio che non ha modo di capire cosa sta succedendo finché non si trova con fatture che non riesce a pagare; che Messaggerie ti permette di continuare a lavorare se gli fai assegni posdatati (che sono vietati dalla legge) che aumentano l’esposizione del libraio che tenta di recuperare.
Con questa legge e questo sistema sono veramente poche le librerie che possono sperare di salvarsi da un ineludibile destino».

A Fabio Zicoschi chiediamo se ha qualcosa da aggiungere:
Fabio: «Aggiungo solo un elemento di cui non si parla, mai, quasi fosse un tabù: la legge Levi sul prezzo del libro. Questa legge favorisce a conti fatti solo ed esclusivamente Amazon, in seconda battuta o contestualmente le librerie di catena. Di fatto non dovrebbe esistere lo sconto: i libri come qualsiasi altra merce hanno un prezzo di copertina che, come per le sigarette, dovrebbe essere uguale per tutti, sia che io compri il libro su Amazon, Ibs, Mondolibri, Mondadori, nella libreria sotto casa, in cartoleria, al super-ipermercato. Il prezzo dovrebbe essere uguale, con il divieto di scontarlo per 18 mesi dalla sua uscita; dopodiché -15% per tutti e stop. In questo modo il cliente non andrebbe a chiedere consiglio al suo libraio, e poi comprare online su Amazon. Se una libreria ha il 30% di sconto dalla distribuzione, quello è il guadagno del negoziante; oggi invece si deve combattere una guerra allo sconto,
ma il proprietario dei muri della libreria non fa lo sconto sull’affitto,
le bollette non fanno lo sconto, le sigarette, il caffè, etc. Il prezzo di copertina deve avere un valore e non essere gonfiato per essere scontato, o come nel nostro caso offerto con un margine che non garantisce la sopravvivenza».

GLI EDITORI

Cosa ne pensano le case editrici? Per rappresentarle, ne abbiamo scelto una nata da poco, Rogas Edizioni, che risulta distribuita sia da directBOOK sia da Satellite Libri. Ecco cosa ci ha risposto Simone Luciani.

Da editori, che ne pensate del modello distributivo dominante in Italia, quello legato al meccanismo promozione-novità-rese?
«Questo è il modello “storico” italiano. A livello teorico può funzionare, così come possono funzionarne altri. I problemi nascono con il contesto in cui viene applicato e l’uso reale che se ne fa. Il contesto è quello di un Paese dove una ristretta minoranza legge. L’uso pratico è folle: pubblicazione, da parte dei grandi, di centinaia di titoli tutti uguali, sulla base di intuizioni di santoni del marketing che oggi lavorano nell’editoria e domani altrove e che hanno ridotto il ciclo di vita del libro, che ormai nella maggioranza dei casi ha un ciclo di vita più breve di un panettone. Il risultato è che centinaia di migliaia di volumi viaggiano per il paese dalla tipografia alle librerie e poi indietro fino al macero a velocità sconcertante, senza che nessuno degli attori del mondo editoriale veda un euro. Questo a causa, appunto del contesto: a comprare i libri sono in pochi, e sono in pochi non solo per fattori esterni (il sistema scolastico, la crisi etc.) ma anche perché ormai il fattore di “bibliodiversità” fra i grandi marchi è risibile.»

Che cosa pensate delle joint venture Messaggerie Feltrinelli nella distribuzione? che effetti vi sembra stia avendo?
«Tutte le concentrazioni sono assolutamente negative, sempre. Sia orizzontali che verticali. È sorprendente che da un lato l’antitrust abbia più volte attaccato la legge sul prezzo del libro (che pure è assai morbida), mentre dall’altro nulla ha da eccepire agli oligopoli che si sono formati e che si vanno rafforzando. Non solo è divenuto, in questo paese, una bestemmia evocare l’intervento pubblico (anche in un campo prettamente culturale come quello dell’editoria), ma ci pare di essere di fronte al preciso intento di creare una vera e propria legge della giungla.

Perché avete scelto di sperimentare directBOOK? che cosa vi convince del progetto, e che cosa invece, eventualmente, no?
«directBOOK incarna un’idea, a nostro avviso, assolutamente innovativa e al passo con i grandi cambiamenti. Il futuro, secondo noi, è nelle tirature basse (al confine col print on demand) e nella promozione via internet e social. In questo contesto, non ci aiuterebbe molto un distributore “classico”, con il magazzino e con gli agenti, anche perché gli agenti dei piccoli distributori possono poco, e c’è anzi il rischio di spargere copie in deposito in giro per l’Italia, che poi tornerebbero tutte indietro. Il futuro del distributore, almeno per i piccoli, è ciò che invece fa directBOOK: centralizzare una serie di servizi, che vanno dai rapporti con le librerie e la gestione degli ordini alla convenzione con la tipografia per le basse tirature fino alla promozione via social network.»

E la collaborazione con Satellite Libri? Quali punti di forza e punti deboli state ravvisando?
«La nostra esperienza con Satellite è molto positiva, perché ci consente di promuovere i nostri titoli presso librerie indipendenti che, altrimenti, difficilmente riusciremmo a raggiungere. Rappresenta un’ottima alternativa al tradizionale agente promotore. Il punto di forza è sicuramente quello di mettere in contatto tra loro realtà molto lontane, che difficilmente riuscirebbero a incrociarsi, e tutto questo avviene a costo zero. Il punto di debolezza è, al solito, il momento della storia dell’editoria in cui ci troviamo: il meccanismo del deposito porta le case editrici a tirature molto più alte rispetto alle oggettive potenzialità di un libro, e questa operazione non è detto che abbia un risultato apprezzabile in termini di vendite in più. In una situazione più florida, con ogni probabilità, il margine di rischio sarebbe più basso, ma ovviamente non si può pensare di annullare le operazioni di deposito, perché sarebbe la morte delle librerie e, alla lunga, anche dei piccoli editori.»

Voi siete editori giovani: che idea vi state facendo in generale del mercato editoriale italiano, dei suoi meccanismi?
«Diciamo che stiamo rafforzando le nostre convinzioni di partenza. Una piccola casa editrice ha funzioni, interessi e modus operandi totalmente diversi da una media e da una grande, e il piccolissimo spazio di mercato che si può trovare è soprattutto in segmenti molto specifici (nel nostro caso, “riscoperte” fra i classici inglesi e nella letteratura popolare italiana e saggistica di qualità, mentre la narrativa è legata soprattutto al dinamismo dell’autore).»

Si legge nella vostra presentazione che provenite dall’esperienza della libreria Marcovaldo. Da librai cosa pensate del sistema distributivo italiano? cosa correggereste e in che modo?
«Anche dal punto di vista dei librai la situazione è scoraggiante. Il primo elemento che salta agli occhi è quello delle percentuali, che sono molto basse anche rispetto ad altre merci. Tuttavia, se si guarda alla filiera del libro, si scopre che nessuno (nemmeno i distributori, e meno che mai gli editori) ha introiti adeguati. Su un libro di 10 euro, al libraio va il 30% (salvo accordi particolari), al distributore fra il 20 e il 30, all’editore ciò che resta (ma ulteriormente eroso dall’Iva, dai diritti d’autore e dalle spese di stampa). Quindi, 3 euro, 2-3 euro e 4-5 euro “lordi”. C’è poco da stare allegri.»

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