Distribuire libri in Italia #7 / Replica di Satellite Libri

uomo mette la testa dentro le fauci di un leoneRaccogliamo in questo articolo la replica di Maurizio Zicoschi, per Satellite Libri, alle interviste che abbiamo rivolto a Herbert Bernardini e Maurizio Ceccato sul tema della distribuzione di libri in Italia.

Maurizio Zicoschi di Satellite Libri ha inviato a Tropico del Libro questa replica all’intervista a Herbert Bernardini:

«I contenuti dell’intervista al sig. Herbert Bernardini mi costringono a puntualizzare diverse cose. Riprendo alcuni punti del suo discorso e li commento.

1. Si sostiene che il distributore strozza i librai con termini di pagamento non sostenibili.

Sì, il distributore non è quasi mai disposto a fornire conti/deposito neanche a librerie che pagano regolarmente e i 60 giorni non danno l’opportunità di fare un rifornimento decente perché se compro 100 e in un mese vendo il 50% che per me è un gran risultato, dopo 60 giorni io devo pagare 100 perdendo soldi. Sono costretto a fare una resa che mi viene scalata a 60 giorni ma nel frattempo io devo pagare più di quanto ho incassato.

2. In presenza di librerie che non pagano, si definisce “cattivo” il distributore che chiude loro il conto, escludendole dalla possibilità di richiedere altri libri. Nei nuovi sistemi il punto della garanzia del credito sembra affidato a un sistema di riscontri: ovvero una libreria che non paga i suoi conti viene pubblicamente segnalata.

Sì, chiudere il conto vuol dire impedire alla libreria in difficoltà di vendere libri, il che vuol dire aiutarla a morire. Il sistema di riscontri invece mette in guardia gli altri componenti della rete che si sta avendo a che fare con un libraio in difficoltà e lo si può aiutare rimanendo garantiti, per esempio facendolo pagare in contanti e non fornendogli conti deposito o fornendogliene piccoli e seguendolo con più costanza.

3. Nessuna si fa carico nemmeno della spedizione.

Nessun distributore di mia conoscenza si fa mai carico della spedizione alle librerie. Da libraio vedo sempre la voce spese di spedizione in ogni pacco che mi arriva e sono sempre a carico mio. Come lo sono le rese che sono costretto a fare.

4. Si punta sul conto/deposito, ma mi pare si sottovalutino gli aspetti finanziari connessi a questa condizione che, oltretutto, se fa “sparire” la resa nella sua manifestazione economica non fa però sparire la differenza tra stampato e venduto.

Sì, perché il conto deposito è l’unica maniera di permettere ad una libreria di esporre ciò che reputa interessante senza che il rischio di tale scelta possa compromettere l’intera attività. Se pago comunque tutta la merce che entra in libreria mi conviene andare sul sicuro e prendere solo Mondadori, Einaudi, Violetta, Peppa pig e geronimo stilton, come fanno i supermercati. Il conto deposito per i rifornimenti, affiancato alla vendita diretta in contanti per il venduto certo è l’unica soluzione perché una libreria non si strozzi proponendo nuovi editori e nuovi autori, ovvero proponendo cultura. Il problema finanziario del conto deposito è legato quasi sempre al fatto che chiudere un rendiconto è sempre stata un’operazione complicata, che avere 100 conti deposito vuol dire passare giorni a fare telefonate per sapere giacenze e chiudere rendiconti e quindi gli editori lo hanno sempre fatto con cadenze lunghissime, annuali che portano i debiti delle librerie ad essere alti e difficilmente pagabili. Con un monitoraggio informatico automatico sulle giacenze e con una semplificazione dell’operazione di rendiconto i pagamenti sarebbero più piccoli e più frequenti con minori rischi anche per l’editore. Come dice il sig. Herbert il conto deposito fa anche sparire le rese ma la differenza tra stampato e venduto è monitorabile quotidianamente dall’editore e non gli arriva come informazione drammatica dopo un periodo che pensava fosse di successi.

5. Il punto nevralgico, insomma, è la selezione della libreria; che deve mantenere un equilibrio spesso difficile tra conto economico, proposta ai clienti, servizio commerciale e di proposta culturale con il vincolo dello scarso spazio che ha a disposizione sui propri scaffali.

Due conti:
Io sono un libraio. Lo sconto che mi è concesso sui libri di varia dai vari distributori (Messaggerie, PDE, …) e grossisti (fastbook, Medialibri, Libroline) è del 30% sul defiscalizzato ovvero il 28,8% sul prezzo di copertina. Ossia pago il libro il 71,2% del prezzo di copertina. I supermercati vendono i best seller che vuol dire i più venduti al 15% di sconto costringendoci a fare lo stesso. Il ricavo dalla vendita di un libro è quindi del 28,8-15 = 13,8% da cui andrebbero tolti i costi della transazione bancomat o carte e quelli delle spedizioni e delle rese.
Devo vendere 5,16 libri per guadagnare il costo di un libro 5,16*13,8% = 71.2%.
Ossia se compro 6 libri e ne vendo 5 ho perso soldi!!!!
Costo di 6 libri 6*71,2 = 427,20
Ricavo da 5 libri 5*85 = 425

Inoltre per guadagnare 200 euro al giorno che è il minimo per far andare avanti una piccola libreria devo incassare
X:200=85:13,8
1231,90 al giorno. Praticamente impossibile.

6. La resa è un “privilegio” accordato alle librerie, che in Italia mi sembra abbiano solo i farmacisti, sebbene credo legato alle scadenze dei medicinali, oltre a loro.

La resa non è un privilegio ma il meccanismo spesso dato a tutti i prodotti con un prezzo imposto con il quale, vedi le edicole, si permette la divulgazione della cultura e dell’informazione senza farla gravare sull’edicolante. Sulla cartoleria io non ho resa ma ho un ricarico del 100% sul costo che mi permette di vendere, promozionare e poi svendere. Inoltre non capisco perché se un prodotto ha il prezzo imposto debba essere possibile effettuare sconti su di esso. Avete mai chiesto lo sconto sull’acquisto dei francobolli o dei giornali?

7. Se il distributore non si rivale sulle rese rischia di perderci, perché sostiene i costi di spedizione e di lavorazione delle copie.

Che io sappia il distributore non ha rischi: non paga le spedizioni né in entrata, perché le paga l’editore, né in uscita perché le paga il libraio.

8. Anche tra le librerie indipendenti vi è disparità di trattamento economico, non sono soltanto le librerie di catena a giovarsi di questa situazione. L’attuale distribuzione è legata al mercato: non cambierebbe niente, se non con una legge mercanticida che obbligasse tutti i punti vendita a praticare lo stesso sconto, o nessuno sconto.

Partiamo dall’avere lo stesso sconto in acquisto, poi se uno vuole scontare la merce può farlo ma rinunciando a parte del suo ricavo. Se invece, come è successo in passato alla Feltrinelli o alla Mondadori si fanno sconti del 30% o 40% al pubblico e a me libraio gli stessi libri vengono dati al 28,8% la cosa salta.

9. In definitiva, mi sembra che i tre progetti presentati facciano a volte confusione tra promozione e distribuzione…

Probabilmente ciò avviene perché fino ad ora promozione e distribuzione si sono mischiate, fuse, avvinghiate fra loro, saldandosi in contratti di distribuzione e promozione intrecciati insieme. Editori che pagano ai distributori percentuali per avere da essi una promozione che spesso non c’è. Ho una libreria da 15 anni, il conto aperto con tutti i distributori e non ho praticamente mai visto un promotore ne di Messaggerie né di PDE in tutti questi anni. Ma forse la mia libreria è nascosta…

Sarebbe stato utile se il sig. Herbert Bernardini avesse mostrato se non qualche apprezzamento per qualcuna delle idee proposte, almeno una qualche presa d’atto dei problemi che stanno facendo morire le librerie come mosche e dietro a loro le piccole case editrici. Dal suo discorso sembra che questo sia l’unico dei mondi possibili o perlomeno il migliore. Bene, in questo mondo organizzato così io chiuderò la mia libreria entro l’anno, quindi sono costretto a cambiarlo per sopravvivere. Del resto mi accorgo che la persona intervistata riveste un ruolo che tutte e tre le proposte tendono a far sparire e forse tanti al suo posto avrebbero dato le risposte che ha dato lui.

Mi collego infine all’articolo di Maurizio Ceccato che ho trovato spesso condivisibile seppure il messaggio finale che traspare sia che se sei bravo e coltivi bene il tuo orto, il tuo ce l’hai. Credo però che il tentativo di tutte e tre le proposte sia quello di far sì che sia possibile far dialogare tutti quelli “bravi” e trasformare tutti questi piccoli orti in un grande e più interessante giardino».

dossier_distribuzione

Immagine iniziale: brizzle born and bred

  •  
  •  
  •  
SEGUI TROPICO VIA RSS O NEWSLETTER

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *