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Lettera di Borges in biblioteca, ma era tutta una finzione

Scritto da Cecilia Martini in notizie il 19 febbraio 2012

Rinvenuta in una biblioteca canadese una lettera firmata da Jorge Luis Borges, ma si trattava di una burla letteraria. Un post apparso sull’Agincourt District Libraries blog, scritto dal bibliotecario Louis Choquette, parlava di “incredibile scoperta fra gli scaffali”. Fra le pagine di un libro di filosofia aveva fatto capolino una nota in spagnolo, datata 14 giugno 1978: “Grazie mille per il vostro caloroso benvenuto e per il ricevimento. Vi faccio i miei migliori auguri di successo per la vostra biblioteca e la sua meravigliosa collezione di libri”. Seguiva lo scarabocchio di una buffa figura umana e la firma, “Jorge Luis Borges”. In calce al biglietto appariva una serie di numeri, codici corrispondenti a tre volumi di filosofia e matematica conservati nella biblioteca stessa.

La notizia è subito rimbalzata sui siti di notizie canadesi, dal The Star alla rivista letteraria Quill and Quire, fino ad essere ripresa su Twitter anche dall’Huffington Post. Sono iniziate le illazioni: è vero, Borges visitò il Canada due volte, ma ciò avvenne nel 1968 e poi di nuovo nel 1983. Non esistono testimonianze di una sua visita a Toronto nel 1978, né tantomeno di un ricevimento tenuto in suo onore presso la Agincourt Library di Toronto. Per di più, a quell’epoca, l’autore di Finzioni era già praticamente cieco e aveva preso l’abitudine di dettare i suoi scritti a una segretaria che non si sarebbe permessa di aggiungervi disegnini o scarabocchi. Eppure il giornale The Star, in un articolo ora sparito dalla rete, era arrivato a contattare un “amico personale” di Borges, che aveva confermato l’autenticità della firma. Insomma, il mistero si andava infittendo, tanto più che il bibliotecario autore della scoperta si era reso irreperibile, recandosi addirittura all’estero.

Fino all’ammissione, sotto forma di nota aggiunta al post, che si trattava di una burla organizzata all’insaputa della biblioteca stessa: “Come sanno coloro che hanno letto Borges, l’autore amava rendere labile il confine fra finzione e realtà. Quanto segue onora il suo stile e il suo spirito e, benché non sia un resoconto veritiero, si tratta di una bella storia. Così bella che ha ingannato persino alcuni di noi!” Insomma, una beffa o, come hanno commentato alcuni, uno stratagemma per invogliare i lettori a rispolverare le opere di Borges, magari prendendole in prestito in biblioteca. Contro la concorrenza della tecnologia e i tagli alla cultura, si arriva ormai a tentare anche di questo.

Immagine | Robert Shadbolt

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