Dopo le grane col programma di digitalizzazione Google Books (che ha scatenato nei confronti dell’azienda americana la class action dell’Authors Guild per infrazione del copyright) ecco altri ostacoli da fronteggiare per il gigante statunitense. Stavolta nessuna causa legale ma un concorrente, Zola Books, che tenta di entrare di prepotenza in un settore in cui Google sta avendo non poche difficoltà
«Potete scegliere dove comprare i vostri ebook» era, al declinare del 2010, il proclama di Google nel lanciare il suo nuovo eBookStore. Si riferiva anche al “Google eBooks re-seller program”, di cui nell’aprile di quest’anno è stata invece annunciata la chiusura non avendo «dato i risultati sperati». Il funzionamento del “re-seller program” era (e lo sarà fino alla chiusura prevista il 31 gennaio 2013) questo: le librerie iscritte (il progetto vanta l’adesione della American Booksellers Association e di IndieCommerce) evitavano di perdere i clienti decisi a leggere ebook invece che libri cartacei dato che l’acquisto dei libri digitali avveniva passando dal sito web della libreria stessa: accedendo da lì al proprio account Google, attraverso un apposito link, si creava un’associazione tra la libreria e Google, permettendo in sostanza alla prima di vendere ebook attingendo alla riserva di libri digitali messa a disposizione da Google in cambio di una commissione. Fine della messa, ora le librerie dovranno arrangiarsi da sole mentre i lettori si dovranno per forza dirgere direttamente su Google Play per consumare i propri acquisti.
Questo servizio in chiusura non va confuso con il suo programma di affiliazione, tiene però a precisare Google, che resta attivo e stando al quale si tratta di accogliere sul propro spazio web inserzioni pubblicitarie che rimandino direttamente a Google Play per l’acquisto (che invece con il “re-seller program” si consumava senza mai abbandonare il sito web della libreria). Molti commenti indicano queste scelte di Google come sintomo della sua volontà di assomigliare ad Apple e Amazon, e ai loro portali di acquisto centralizzati, dismettendo quella funzione più solidale di promozione culturale e di aiuto delle realtà indipendenti che aveva messo in programma.
Ecco dove si colloca l’arrivo di Zola Books, che si propone di fare esattamente questo. La sua attenzione è indirizzata proprio alle librerie indipendenti che vengono definite «insostituibili». Quelle aderenti avranno sul sito Zola un proprio spazio e commissioni molto vantaggiose sulle vendite di ogni libro: più del 50% (della parte spettante al rivenditore) resterà infatti nelle loro tasche. Viene inoltre sviluppata l’interazione tra libraio e cliente: dal sito di Zola è possibile (con l’opzione follow) “affezionarsi” a una libreria, garantendole la possibilità di farsi conoscere da un pubblico ben più vasto della sola clientela locale: lo potrà fare elargendo consigli di lettura e informando sulle proprie iniziative. Questo ruolo di “opinionisti” (curator) garantirà ai librai anche un ritorno economico proporzionale alle accresciute vendite. Oltre a questo, un motore di ricerca interno a Zola permetterà al lettore che cerchi un libro cartaceo di localizzare la libreria fisica a lui più vicina, in modo da recarvisi per l’acquisto (in Italia un servizio simile è offerto da Goodbook). Anche le case editrici avranno la possibilità di avere un loro spazio su Zola, per farsi conoscere dalla clientela e cercare di farla affezionare al proprio marchio e progetto editoriale. Finora il sito ha lavorato in fase beta con 48 librerie in via sperimentale, e circa la metà di esse ha già considerato l’esperimento soddisfacente tanto da voler sottoscrivere il servizio quando partirà ufficialmente, il 4 settembre 2012.
Sull’home page di Zola Books si può trovare anche il testo di una lettera inviata dai suoi fondatori al Dipartimento di Giustizia americano in relazione alla causa in corso contro Apple e gli altri editori accusati di avere cospirato per tenere alto il prezzo degli ebook in violazione delle norme antitrust. L’oggetto del contendere sottostante è l’agency model (che non è sotto accusa in sé, ma in relazione a un suo scorretto uso «collusivo»), cioè l’accordo che riserva agli editori la facoltà di fissare il prezzo di vendita dei propri prodotti editoriali, garantendo al rivenditore una commissione per il suo ruolo di intermediario ed escludendo che possa decidere lui il prezzo di vendita. Esattamente il contrario di quello che ha fatto nel frattempo Amazon, che proprio per questo motivo l’Author’s Guild ha accusato di comportamenti monopolistici. La causa, per i tre editori che hanno patteggiato (Hachette, HarperCollins e Simon & Schuster) prevede come pena la rinuncia alla possibilità di dettare il prezzo finale dei libri elettronici per un periodo di due anni, cioè sarà loro impedito di praticare proprio l’agency model. La lettera di Zola Books si allinea alle dichiarazioni rilasciate in questi giorni dall’American Bookseller Association e dalla catena di librerie Barnes & Noble, i quali sostengono che questa punizione danneggerà l’intero sistema dell’editoria.
«Noi crediamo che imporre agli editori di abbandonare l’agency model per due anni danneggerà gli scrittori, l’industria editoriale e le aziende come Zola Books che desiderano concorrere a creare un mercato editoriale più variegato e più sano.» Rappresentando quei tre editori il 25% del mercato, continua la lettera, questa sentenza darà la possibilità ai colossi che potranno permetterselo (facile pensare ancora una volta ad Amazon) di abbassare i prezzi, permettendogli un po’ alla volta di acquisire una posizione dominante; dalla quale nel lungo periodo scaturiscono sempre – è l’ammonimento – svantaggi in termini di prezzo per i consumatori, oltre a limitarne le possibilità di scelta.
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