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World e-Reading Congress 2012: il succo

Scritto da Cecilia Martini in notizie il 26 maggio 2012

World E-Reading Congress: il futuro dell'ebook e non soloSi è chiusa la scorsa settimana, a Londra, la seconda edizione del World e-Reading Congress, congresso sulla lettura digitale che ha visto addetti ai lavori da tutto il mondo discutere sul futuro degli ebook, e durante il quale ha trovato spazio persino un’appassionata difesa dei libri cartacei. Vediamo come.

Fra i punti salienti della conferenza, l’intervento d’apertura di Gerd Leonhard, voce del blog Media Futurist, si è concentrato sulla crescente importanza dell’accesso ai contenuti rispetto al loro possesso, in vista di un’applicazione su larga scala al mercato degli ebook di sistemi di streaming sul modello del servizio musicale Spotify. «Se uno studente ha bisogno di 300 libri, non dovrà fare altro che pagare un abbonamento di tre anni (…). L’accesso, per il consumatore, diverrà molto meno costoso. Non possiamo costringere il consumatore a pagare per il digitale quanto per un prodotto fisico». Presa di posizione forte, che si allarga poi al concetto della condivisione e della pirateria: «La condivisione non crea danno economico, la pirateria si verifica quando la motivazione incontra l’opportunità». Gli editori, dal canto loro, devono costruire il loro valore sulla base del contenuto che, se abbastanza valido, spingerà gli utenti al pagamento.

Da Juan Lopez-Valcarcel, vicepresidente della compagnia di materiale educativo Pearson, arrivano parole d’incoraggiamento sull’uso dei dispositivi digitali nelle scuole: persino i telefoni cellulari, in Sud Africa, «vengono usati dagli studenti per fare i compiti» (un’idea già suggerita anche dall’organizzazione Worldreader). Doug Lavin, della compagnia di software e servizi Wolters Kluwer, ha invece ipotizzato l’ereader del futuro, dagli schermi flessibili (ma l’uscita di quello coreano è stata di recente rimandata causa problemi sorti durante il controllo di qualità), vera e propria «carta elettronica da piegare e mettere in tasca».

E il cartaceo, quello “vero”? Matteo Berlucchi, CEO di aNobii, non è andato per il sottile, asserendo che i libri di carta sono ormai sul punto di divenire «trofei da conservare come ricordo». Ma Philip Downer, creatore della compagnia di consulenza per rivenditori Front of Store, è convinto che, per quanto «la libreria fisica sia in difficoltà, il libro cartaceo può ancora prosperare». L’esperienza dell’acquisto “analogico” non è morta: «Potremmo già comprare tutto online, se lo volessimo… ma non lo facciamo». Il segreto, spiega Downer, sta nella coltivazione di un modello multicanale, per mezzo del quale tanto le grandi catene quanto per gli indipendenti possano offrire quelli che i clienti percepiscono ormai come due servizi complementari ma diversi. Prima che la situazione si stabilizzi in questo senso, tuttavia, una cosa è certa: ancora molte librerie, purtroppo, saranno costrette alla chiusura.

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