Nella ricorrenza della Giornata della Memoria 2012, l’editore Mursia ha pubblicato sul suo sito i nomi dei 23.826 italiani deportati per motivi politici nei lager nazisti, dei quali più di 10.000 non fecero mai più ritorno. L’elenco, che rimarrà consultabile fino al 30 gennaio, si trova anche nel primo dei tre tomi de Il Libro dei Deportati ed è frutto del lavoro effettuato dai ricercatori del Dipartimento di Storia dell’Università di Torino sui dati della Croce Rossa, dei ministeri dell’Interno austriaco e tedesco e degli archivi ufficiali dei campi di concentramento. Tali informazioni sono state poi incrociate con gli elenchi dei deportati, ricostruiti nel corso degli anni, rigorosamente divisi per categorie ciascuna identificata da un codice preciso, dai prigionieri politici ai criminali comuni, passando per ebrei e prigionieri di guerra. Un lavoro che restituisce dignità e identità umana a quelle che molto spesso leggiamo come semplici cifre, alle persone che i nazisti indicavano con un numero.
L’iniziativa de Il Libro dei Deportati, promossa dall’Aned, (Associazione Nazionale Ex Deportati), prosegue il fondamentale lavoro di testimonianza iniziato da Mursia con Il Libro della Memoria di Liliana Picciotto, direttrice della Fondazione Cdec (Centro Documentazione Ebraica Contemporanea), che comprende i dati biografici degli 8.000 ebrei deportati dall’Italia, anch’essi trascritti online sulla pagina web I Nomi della Shoah. Di quest’ultima opera è attualmente in preparazione una quarta edizione aggiornata con i nominativi rintracciati negli ultimi anni. Volumi, quelli pubblicati da Mursia, che costituiscono il più completo studio sulle vittime della persecuzione nazifascista: un modo importante per non dimenticare che l’Olocausto fu un dramma anche, e soprattutto, degli ebrei italiani.
Immagine | Robert Shadbolt









