Ultimo sforzo di Google per convincere il giudice a non accogliere in aula la protesta dell’Authors Guild contro il progetto di digitalizzazione Google Books. Il motore di ricerca sostiene che la creazione di una biblioteca digitale rientra nel fair use, porta benefici alla cultura pubblica e non danneggia affatto le vendite dei volumi
Google presenta un nuovo documento a difesa del suo programma di scansione di libri cartacei, sul quale incombe la class action mossa dall’Authors Guild per infrazione del copyright. Il documento difende il programma affermando che la scansione dei milioni di volumi, effettuata senza il permesso degli autori, rientra nell’ambito del fair use e ha beneficiato il pubblico senza danneggiare economicamente gli autori stessi.
Dopo aver tentato di smontare la causa asserendo che gli autori avrebbero dovuto protestare singolarmente, piuttosto che sotto forma di class action, e dopo aver annunciato un possibile ricorso, il motore di ricerca cambia dunque tattica, definendo il suo programma «il progresso più significativo nella tecnologia della ricerca bibliotecaria nelle ultime cinque decadi» e presentando una serie di esempi al fine di dimostrare i benefici effetti dell’eventuale creazione di un’imponente biblioteca digitale. La società cita un articolo apparso sul periodico The Atlantic che, grazie a elementi rintracciati su volumi scansionati da Google, ha dimostrato come i personaggi del serial Mad Men, ambientato negli anni ’60, utilizzassero un linguaggio anacronistico. Un altro esempio dell’utilità di Google Books è quello di un campione dimenticato del baseball, Steve Hovley, restituito agli onori della cronaca sportiva grazie a documenti resi disponibili dal motore di ricerca.
Il tutto, sostiene Google, senza che le rendite degli autori ne fossero minimamente danneggiate. Al contrario, sul modello delle “pagine-assaggio” offerte per i libri in vendita su Amazon, il motore di ricerca sostiene addirittura che il suo progetto potrebbe aiutare gli autori a vendere di più.
Ora si attende la risposta dell’Authors Guild, che ha già ripetutamente asserito che Google non aveva il diritto di riprodurre il lavoro degli autori senza il loro permesso. Un primo patteggiamento milionario fra le parti, raggiunto nel marzo del 2011, era stato all’epoca rigettato dallo stesso giudice Chin. L’Authors Guild è coinvolta in una causa analoga contro le biblioteche e le istituzioni di ricerca che formano l’Hathi Trust, un ambizioso progetto di digitalizzazione delle loro collezioni cartacee. L’esito di entrambe le cause rappresenterà un importante precedente nella ormai nota e controversa questione della scansione come fair use, al centro di dispute sia in Europa che negli USA, oltre che già “monetizzata” da aziende come la nipponica 1dollarscan.















