Eccovi nel Tropico del Libro
Esploriamo per voi l'universo editoriale e letterario
...organizzandolo in categorie (a sinistra)
...offrendovi una rassegna stampa quotidiana (al centro)
...selezionando gli annunci di lavoro retribuito (a destra)
E se avete bisogno di eroi, c'è Super Lettore (in fondo)
Home > notizie > Lipperatura ripropone la lista degli editori a pagamento

Lipperatura ripropone la lista degli editori a pagamento

Scritto da Sergio Calderale in notizie il 14/12/11

Loredana Lipperini ha pubblicato sul suo blog “Lipperatura” la lista degli editori a pagamento e “a doppio binario” (cioè in parte a pagamento e in parte no). Michela Murgia, ieri, ovvero pochi giorni dopo, la ripubblica sul suo sito per solidarietà. La lista così com’è oggi è opera dei redattori del blog “Writer’s Dream”, dal quale è stata di recente rimossa a seguito della pressione e delle minacce di querela da parte di molti editori (e anche autori?). L’elenco nasce dalle segnalazioni degli utenti del sito, e forse dal precedente tentativo del Rifugio degli Esordienti, e Loredana Lipperini gli offre nuova visibilità dichiarandosi contraria all’editoria a pagamento e comunque favorevole alla trasparenza, per permettere agli scrittori di decidere con piena consapevolezza a chi proporre i propri inediti. Noi aggiungiamo che l’informazione è preziosa anche per i lettori e i librai, che potranno scegliere con maggiore cognizione di causa a quale marchio indirizzarsi. Ma ora che questa distinzione – in progress – è fatta, chi si occupa della lista degli editori che sfruttano la forza lavoro? Perché ci sono molte case editrici che non figurano nella EAP ma sono altrettanto dannose (EAS= editori ad alto sfruttamento). Forse potremmo fare uno sforzo congiunto, coordinato da Rerepre (rete dei redattori precari), magari.

Immagine | Robert Shadbolt

Identi.caEmailShare
Trova altre informazioni alle voci:

, , , , ,

  1. #1 di lobal il 28/01/12 - 09:50

    La lista è, per quanto mi riguarda imprecisa. Ho ricevuto una proposta di pubblicazione, completamente gratuita, da un editore inserito nella lista nera (lupo editore). Ho segnalato la cosa sia a writer’s dream (non ricevendo alcuna riposta) sia a loredana lipperini che, mettendo, in modo poco gentile, in dubbio quello che le segnalavo, mi chiedeva una copia del contratto per poter spostare la casa editrice nella lista a doppio binario (cosa che ho rifiutato perchè mi è sembrata una richiesta “poliziesca). Qui, come già dichiarato nelle email menzionate, vorrei porre l’attenzione su come queste liste possano danneggiare anche, e pesantemente, gli scrittori pubblicati da queste case editrici. Passare per quello pubblicato da una casa editrice inserita nella lista nera (anche se non corrisponde al vero come nel mio caso) rappresenta un danno d’immagine consistente, che può, in vari modi, pregiudicare la tua futura carriera di scrittore (sarai quello che paga per pubblicare, dunque un cattivo scrittore o addirittura, come dice la Murgia, un non scrittore). Avete mai pensato a quest’aspetto? Non pensate che gli scrittori potrebbero essere quelli piû danneggiati dalle liste? Che legalmente, avrebbero tutti i motivi per far scattare le querele?

  2. Marina Taffetani

    #2 di Marina Taffetani il 16/12/11 - 23:04

    Linda Rando :

    Questo, per quanto sia un punto importantissimo, mi tocca ben poco come lettrice e come amante della scrittura.

    Linda, questa parte del tuo commento mi è parsa assai significativa. Allo stesso modo io potrei dire che il fenomeno dell’editoria a pagamento mi tocca ben poco come lettrice. Infatti, io non sono una scrittrice, ma una semplice lettrice, quindi che mi dovrebbe importare se l’autore ha pagato per pubblicare?
    In effetti, come lettrice l’EAP non mi tocca proprio. Mi tocca casomai come persona pensante, perché come ho detto la trovo una contraddizione in termini, paragonabile, come dici anche tu, al cuoco che paga il ristorante per lavorare.
    Dunque, dal punto di vista etico, semplicemente.

    Ma allora dimmi: se decidi di non andare più nel ristorante che, anziché pagare il cuoco, si fa pagare da lui (ed è, il tuo, un atteggiamento del tutto legittimo), perché non decidi allo stesso modo di non leggere più i libri delle case editrici che sfruttano i dipendenti? Perdonami, ma questa mi sembra un’etica “a doppio binario”.

    Altro punto: quando parliamo di case editrici sfruttatrici, è vero, spesso parliamo di situazioni ai limiti dell’illegalità. Non sempre e non necessariamente, però. Ti faccio un esempio chiaro e lampante: lo stage. Fenomeno legale, soggetto però a legislazione fin troppo fluida. Utilizzato in modo massiccio dalle CE, non è quasi mai illegale, ma è quasi sempre sfruttamento per come viene usato.

    Altra osservazione: dici di aver incluso fra le case editrici a doppio binario quelle che, come Socrates, chiedono “contributi” anche sotto forma di acquisto di un libro. Non so come si comporti Socrates, mi baso solo sulla frase che citi. Per me è sacrosanto che una casa editrice ti chieda di leggere un suo libro, se vuoi pubblicare con loro. Sappiamo tutti che c’è una quantità enorme di gente che spedisce i propri manoscritti a destra e a manca senza neppure preoccuparsi di documentarsi sulle case editrici a cui li invia. Sarebbe carino poter dimostrare di conoscere un po’ la casa editrice in questione, dimostrando allo stesso tempo un interesse genuino e non ponendosi come “manoscrittari” dall’invio facile.

    Perché non fare allora anche una lista delle persone che si credono scrittori e, pur di farsi pubblicare, sarebbero disposte a vendere la propria nonna? Perché è grazie a queste persone che esiste l’editoria a pagamento. Se gli aspiranti scrittori fossero un po’ più umili, gli editori a pagamento dovrebbero trovarsi un altro mestiere.

  3. #3 di Elena Bibolotti il 16/12/11 - 10:34

    Credo che avere una lista sia comunque importante, soprattutto quando si tratta di editori che usano due pesi e due misure. Comunque sì, credo sia importante parlare anche di come sia difficile, per una casa editrice indipendente (che non risponde alle logiche di marketing imperanti), competere con le “vetrine” dei nostri Big.
    Buon lavoro e buona giornata.

  4. #4 di Chantal Corrado il 16/12/11 - 09:21

    sono una delle editrici di Scrittura & Scritture (casa editrice non a pagamento per scelta morale e consapevole di voler fare questo mestiere in un certo modo), sono un po’ stufa di leggere sempre e solo di questo problema…ma perchè si parla sempre e soltanto di editoria a pagamento e non e non si parla mai di tutti gli altri aspetti marci della catena editoriale? liste su liste di case editrici a pagamento e non, finche ci saranno autori disposti a farsi spennare che sottoscrivono un contratto a pagamento esisteranno le case editrici a pagamento (che sottolineo non fanno niente di illecito) è ora invece di parlare di altri problemi: promozione, stampa, distribuzione, librerie, il sistema distorto della distribuzione…

  5. #5 di Linda Rando il 16/12/11 - 00:30

    Paolo :
    Ok giustissimo conoscere chi ci chiederà un “contributo”. Ma come facciamo con quegli editori che sono stati ingiustamente “segnalati” da qualche autore deluso dal momento in cui WD, all’epoca, non ha fatto verifiche. Che del resto potevavo essere facilmente fatte.
    Per es. editori che pubblicano solo autori stranieri già pubblicati all’estero(vedi ad es. Edizioni Socrates). Secondo me bisogna anche convincersi che se uno non ti pubblica probabilmente qualche domanda te la devi porre.

    Dato che leggo un po’ di perplessità in giro, anche se io ho risposto circa sedici volte in posti diversi a questa stessa domanda e a questa stessa persona, ormai: Socrates fu da noi contattato e rispose quanto segue:

    noi siamo veri editori e non chiediamo contributi agli
    autori.
    la condizione per leggere i manoscritti è quella di
    leggere prima un libro socrates.
    legga Il suono della mia voce, faccia un commento originale
    che possa pubblicare e poi noi le leggiamo il suo
    manoscritto
    cordiali saluti

    I criteri per l’inserimento in lista “Doppio binario” erano questi:

    In questa lista ci vanno gli editori che:
    - Chiedono contributi (e in questa categoria rientrano i contributi per l’editing, la valutazione manoscritti, tasse di lettura anche sotto forma di concorsi, acquisto libri ecc) solo in certuni casi.

    Ed erano, come già detto, esposti in bella vista in cima alla lista.

    Sul vostro Twitter ho letto questo:

    …la possibilità di commentare ce per ce? Magari un post per ogni ce della lista? Una cosa open source

    Che mi fa sorgere il dubbio che voi non conosceste il nostro modo di lavorare.

    Una cosa, infine: che significa quella *bonaria definizione* di “acchiappa esordienti”? Ho capito solo ora che è riferita a Writer’s Dream, e francamente non la capisco.

  6. #6 di Linda Rando il 15/12/11 - 23:58

    Veramente le liste erano basate su testimonianze di utenti e autori o su email degli editori stessi.

    [quote]

    Marina Taffetani :Inoltre mi chiedo: di fronte alla qualità del catalogo di una CE, è *davvero* così importante sapere se la casa editrice chieda o non chieda un contributo?

    Secondo me sì, assolutamente. Perché io penso che chiedere soldi per pubblicare sia equivalente a chiedere soldi a un lavoratore per permettergli di lavorare. Se esistesse un ristorante che cucina benissimo dove il cuoco paga il proprietario pur di lavorare lì, eviterei di entrare in quel ristorante.

    Marina Taffetani :
    Del resto, che dire di una casa editrice non a pagamento che però sfrutta i propri dipendenti?

    Questo, per quanto sia un punto importantissimo, mi tocca ben poco come lettrice e come amante della scrittura. È una questione che personalmente sento molto vicina – non sopporto nessun genere di ingiustizia – ma lo sfruttamento quasi sempre sfora nell’illegalità. E penso che delle cose illegali se ne debba occupare la magistratura; ho conosciuto molte persone, negli anni, che hanno subito soprusi e sfruttamenti; ho provato a chiedere loro di parlarne pubblicamente, ma nessuno ne ha avuto il coraggio (e visto cosa succede quando si parla di comportamenti legalissimi lo credo bene…)
    Insomma, penso che una “lista” o una documentazione su case editrici – ma, più in generale, su tutte le aziende – che si comportano scorrettamente coi propri dipendenti vada stilata e resa pubblica solo in seguito a una sentenza.

    Marina Taffetani :
    Il mio suggerimento è leggere, valutare, leggere, soppesare, leggere e ancora leggere. Solo poi decidere, al di là delle liste.

    Perdonami, Marina, ma è *esattamente* questo quel che abbiamo sempre fatto: ogni editore era corredato da una discussione contenente le motivazioni della sua posizione, fossero testimonianze, mail o quant’altro. Ed erano esposti, chiari e in cima a ogni lista, i criteri di suddivisione. Abbiamo sempre detto che il *nostro* parere era contrario – assolutamente – all’editoria a pagamento in ogni sua forma, ma non abbiamo mai cercato di imporre il nostro punto di vista: abbiamo esposto le *nostre* opinioni, dando però tutti gli strumenti necessari a valutare a chi leggeva.

  7. Marina Taffetani

    #7 di Marina Taffetani il 15/12/11 - 21:10

    Condivido parola per parola quanto scritto dai Tropicani.

    Tempo fa, quando le liste erano ancora pubblicate su Writer’s Dream, mi è capitato di leggere un po’ il forum, anche se come utente esterna e in maniera abbastanza zigzagante. Non ho proseguito la mia frequentazione perché, pur riconoscendo a WD alcuni evidenti meriti, non apprezzavo moltissimo l’atmosfera che c’era, dato che la maggior parte degli interventi mi sembravano più che altro “di pancia” – il che è del tutto legittimo, intendiamoci, e a volte anche molto interessante, ma non è il modo in cui io mi approccio al mondo editoriale.

    Questo solo per dire: bene le liste, possono costituire un primo punto di partenza, ma anche io non le amo molto in generale, nere o bianche che siano, e preferirei essere più sicura della loro affidabilità, perché alcuni nomi mi lasciano a dir poco perplessa.

    Inoltre mi chiedo: di fronte alla qualità del catalogo di una CE, è *davvero* così importante sapere se la casa editrice chieda o non chieda un contributo? E questo lo dico nonostante io sia *fieramente* contraria all’editoria a pagamento, che è una contraddizione in termini secondo me.

    In quanto responsabile della categoria editori cartacei, dunque, sottoscrivo: noi del Tropico non siamo il Messia, non possiamo e neppure vogliamo dirvi cosa è giusto o sbagliato, ma solo fornire a chi ci legge gli strumenti per valutare da sé.

    Del resto, che dire di una casa editrice non a pagamento che però sfrutta i propri dipendenti?

    Il mio suggerimento è leggere, valutare, leggere, soppesare, leggere e ancora leggere. Solo poi decidere, al di là delle liste.

  8. tropicani

    #8 di tropicani il 15/12/11 - 19:58

    Partiamo da un presupposto: il mercato editoriale italiano è un guazzabuglio infestato da particolarismi tossici e forse indebellabili, a guardarlo da una certa angolazione. Ma è anche il posto in cui si gioca quel che di più importante c’è dopo “la pace nel mondo”: la condivisione del pensiero. E le modalità di questa condivisione sono complesse, non possono essere liquidate con una foto in bianco e nero.

    Pensiamo che, nella maggior parte dei casi, l’editoria a pagamento sia una raggiro ai danni del lettore, del libraio, dei redattori e dello stesso autore. Non crediamo tuttavia che una lista nera sia il metodo migliore per smascherarla, per quanto talvolta utile, e di certo creata in buona fede, perché è troppo superficialmente e gravemente stigmatizzante, e troppo passibile di strumentalizzazioni; e forse non ci piacciono le liste tout court.

    Nella lista eap sono presenti alcune imprecisioni, lacune, generalizzazioni, non gravi, ma sufficienti a scatenare in noi il desiderio di una verifica di prima mano.

    Quello che faremo noi è semplice, in parte lo stiamo già facendo, ma lo faremo ancora meglio da oggi in poi. Un’accurata mappatura e valutazione critica delle case editrici italiane, recensione per recensione, in cui non divideremo il mercato in eap e non eap, ma in cui mostreremo le caratteristiche peculiari di ciascuna casa editrice: alcune di esse ricevono finanziamenti istituzionali e altre no; alcune chiedono l’acquisto di una parte della tiratura all’autore e altre semplicemente soldi; alcune che chiedono un contributo fanno una selezione dei testi migliore di altre che non lo chiedono; alcune che non chiedono contributi poi sono malissimo distribuite e non fanno alcuna promozione mentre altre li chiedono ma poi ti portano in palmo di mano; certe sono state fondate da nomi altisonanti e mostrano in pubblico il loro lato migliore, ma trattano da cani i propri dipendenti, e così via… il mondo non è bianco o nero, e noi non siamo il messia, non vi diremo cos’è buono e cosa sbagliato, ma lotteremo giorno per giorno, minuzia dopo minuzia, per darvi gli strumenti per capirlo da soli, provando a capirlo noi per primi.

  9. #9 di Linda Rando il 15/12/11 - 17:22

    Oh siamo alle solite… Gente – sempre le stesse persone – che girano per i blog copia incollando i propri interventi. Gli viene risposto da una parte e corrono dall’altra a sollevare gli stessi interrogativi. Ho risposto ad Antonio sul blog di Michela Murgia, mentre a Paolo sul blog del WD – dove si firma “Palbe”. Fate, fate pure.
    Riguardo al desiderio di Tropico del Libro: sarebbe bello, sì. Purtroppo però non siamo in grado di accollarci un simile compito: richiederebbe verifiche che vanno davvero al di là delle nostre capacità – mentre verificare le testimonianze degli autori che parlavano di contributo richiedeva mandare una mail e leggere, eventualmente, i contratti.

  10. #10 di Antonio il 14/12/11 - 21:40

    Chiedo scusa per l’intervento torrenziale, motivato dalla necessità di fornire le informazioni riportate. Non possiedo un’attività riferibile all’editoria, quindi non ho link da allegare; ho tentato di scrivere un romanzo, ma attualmente ho abbandonato il progetto. Riguardo al cognome, comprendo la vostra richiesta ma, data la prassi abituale di Writer’s Dream di mettere alla berlina sul web chi la pensasse diversamente (a molti è capitato in passato), non me la sento di renderlo pubblico. Se ne avete necessità, potrei inviarvelo in forma privata, via email. Grazie per lo spazio concesso.

  11. tropicani

    #11 di tropicani il 14/12/11 - 18:47

    Non censuriamo nessuno, se i toni rimangono educati. Invitiamo però chi voglia partecipare in modo costruttivo alla discussione a firmarsi con nome e cognome e di fornire un link al sito della propria attività, se possibile, in modo da rendere palese a tutti gli interessi in gioco. Allo stesso tempo chiediamo di evitare lungaggini eccessive, per facilitare il dibattito.

    Ad Antonio: qui abbiamo grandissimo rispetto per tutti quelli che rispettano gli altri (autori, lettori, librai e redattori compresi) e non crediamo che un titolo di studio renda le persone migliori, né più intelligenti o colte.

  12. #12 di Antonio il 14/12/11 - 16:14

    La questione delle liste di Writer’s Dream non è mai stata affrontata in modo esauriente; molte cose non si sanno sulla loro origine, sul loro scopo e sulla loro validità, né si vuole che si sappiano. Proprio ieri, a dimostrazione di questo, è accaduto un fatto molto grave: Loredana Lipperini ha cancellato immediatamente il mio intervento sull’argomento motivando l’azione come “attacco personale al Writer’s Dream”. In realtà non c’è niente di personale, tanto più che avevo riportato informazioni reali (tutto è dimostrato da documentazione apposita) e l’ho fatto a scopo informativo. E’ giusto che la gente sappia come stanno le cose, soprattutto è giusto che lo sappiano gli autori esordienti quando devono scegliere una casa editrice per firmare un contratto. Ma a quanto pare alla Lipperini questo non garba, ed è arrivata addirittura a cancellare, oltre al mio primo intervento, anche i successivi in cui chiedevo il perché di quest’azione, e a lasciarne pubblico invece uno solo, distorcendo completamente il senso delle mie parole.

    Spero che questo sito possa accogliere il mio intervento, che mi permetto di riportare qui di seguito esattamente come lo scrissi:

    Con la sparizione delle liste di Writer’s Dream credevo si fosse riaccesa una speranza per l’informazione editoriale italiana, mentre devo constatare con amarezza che non è così. Molte persone credono a Linda Rando e compagnia, e fanno male; ci rimettono sia gli autori che gli editori, lo dimostrano le condizioni della piccola editoria, dove sempre più editori, sia a pagamento che non, chiudono bottega ogni anno perché non riescono a far fronte ai costi e allo stato delle cose. Sperando di farle cosa gradita, tenterò di gettare un po’ di luce sul fenomeno “Writer’s Dream”, di cui pochi sanno veramente, e mi metto a disposizione per qualsiasi chiarimento.

    Non entro nel merito della questione “editoria a pagamento”: secondo me è un falso problema. D’altronde ognuno è libero di scegliere. Secondo me sarebbe più utile discutere problemi reali, come quello della crisi della piccola editoria in rapporto ai colossi editoriali, o quello della distribuzione dei piccoli editori, e non sarebbe male anche fare un distinguo tra chi ti offre un buon servizio e chi non rispetta quanto è scritto nel contratto. Sarebbe anche interessante vedere quanti editori free che si dichiarano contro l’editoria a pagamento non hanno un secondo lavoro per campare (si scoprirebbe che sono pochissimi). Ma magari un’altra volta. Veniamo al Writer’s Dream.

    Allora, visto che si dice che Writer’s Dream “si è fatto conoscere”, sarà utile ricordare il modo in cui ciò è avvenuto, rispondendo nel contempo a tutti quelli – che sono numerosi – che dicono che non capiscono perché un editore a pagamento debba sentirsi colpito da queste liste, quando non è un insulto essere definiti “editori a pagamento”. Il motivo è semplice. Ecco come Writer’s Dream si è presentato alla comunità degli internauti e come ha presentato le sue liste:

    “Inoltre è da segnalare la lodevole iniziativa del forum “lotta contro le truffe”: il forum è il primo sito italiano che abbia compilato una black list delle case editrici a cui mai e poi mai ci si deve rivolgere se non si vuole essere truffati”. [Linda Rando, aprile 2008].

    “Inoltre, si trovano tantissime informazioni sulle case editrici (è molto lodevole l’iniziativa del forum “Lotta alle truffe”, che ha dato vita alla prima Black List delle case editrici che truffano gli Autori)”. [Linda Rando, aprile 2008].

    “Famosa l’iniziativa “lotta alle truffe”, rivolta ai finti editori”. [Linda Rando, aprile 2008].

    “Abbiamo creato un forum per aiutare tutti i giovani scrittori a realizzare il proprio sogno e AD AIUTARLI A EVITARE LE TRUFFE ATTE DAI FALSI EDITORI!”. [Linda Rando, aprile 2008].

    “Inoltre, stiamo lottando contro le truffe ai danni degli esordienti fatte da falsi editori”. [Linda Rando, aprile 2008].

    Ora, forse è evidente che non è la qualifica di “editore a pagamento” a poter creare qualche malcontento; ma definire qualcuno “truffatore”, “falso”, “finto”, ecc. è un’altra storia, perché non è diritto di critica, è diffamazione. Ed è reato. Così come lo è preporre alla pagina delle case editrici frasi del tipo “le migliori e le peggiori case e tutto ciò che riguarda il mondo dell’editoria” oppure “cercano di turlupinarti” o ancora “stampano qualsiasi cosa senza nemmeno degnarsi di leggere”. Che poi tutto ciò sia detto senza alcuna cognizione di causa è un’altra storia ancora.

    E che poi le liste di per sé non abbiano valenza di danno della figura e della reputazione degli editori elencati è tema su cui sarebbe interessante discutere; una cosa è sicura, e cioè che l’utenza ha le idee chiare e, anche senza conoscere quanto riportato qui sopra, sa che cosa le liste intendano dire. Ciò è dimostrabile da quello che scrivono gli stessi internauti nelle numerose discussioni a commento delle liste: la percezione è quasi sempre quella di una “lista nera”.

    Diamo un altro assaggio di come Writer’s Dream “si è fatto conoscere”, offrendo alcuni commenti di Linda Rando su diversi editori (cito qua e là senza fare i nomi degli editori interessati per ovvi motivi di rispetto):

    “Questa è comica. Davvero, pensavo che di cose divertenti ce ne fossero tante, ma questa le supera tutte. Questa, signori miei, è la casa editrice più ridicola che potrete trovare sul web. Addirittura mi sono chiesta se sia uno scherzo messo su da quei burloni di Zelig, o forse di corie. O, perché no, da quel simpaticone di Morgan dei Bluvertigo. [...] Ma volete ridere un po’? [...] Ora, la tentazione di scriver loro qualche parolaccia è troppo forte, davvero”. [Linda Rando, 8 giugno 2008].

    “Naaa il pudore non esiste più. Certo che… quattro parole…”. [Linda Rando, 8 giugno 2008].

    “E’ un’onesta del tipo… un ladro suona al campanello e dice “ora ti rapino, fammi entrare”” [Linda Rando, 14 agosto 2008].

    “Credici, credici… nessun editore a pagamento legge i libri che vengono inviati… è un print-on-demand molto, molto costoso…” [Linda Rando, 21 agosto 2008].

    “No, (…) fa credere agli autori che veramente il loro lavoro sia buono e meritevole della pubblicazione. E’ una truffa, niente più niente di meno”. [Linda Rando, 25 agosto 2008].

    “La loro risposta. E non sono nemmeno onesti! Che discorsi sono “prima voglio valutare il manoscritto”? Una bella merda! Prima voglio sapere con chi ho a che fare! Con chi pensi di avere a che fare, con la timida esordiente che appena riceve il contratto accompagnato da mille belle parole e dalla richiesta di contributo firma immediatamente? Aho, bello, vai a quel paese [...] Li ho “sputtanati” sul sito… e perdonate la sequenza di parolacce! [...] E’ bestiale! [...] Assurdo editore, questo sarebbe il nome più adatto a loro” [Linda Rando, 25 agosto 2008].

    “Vi piacerebbe essere continuamente presi per i fondelli? Non penso. Però è quello che succede all’incauto navigatore quando cerca su Google “scrittori esordienti”: viene sommerso da una quantità incredibile di link di gente inutile, ipocrita, che si crede furba e che crede tutto il resto del mondo rimbambito. [...] Loro sì che investono sugli esordienti! In realtà non investono proprio su nessuno: si limitano a stampare e a fornire l’ISBN e vengono pagati per farlo. Fine, stop, addio, ciao. Tutta la presentazione è un menare il can per l’aia nella speranza che l’esordiente si beva tutte le boiate che sparano nel tentativo di apparire come i salvatori dell’editoria italiana. Questo, a casa mia, significa prendere per i fondelli”. [Linda Rando, 26 agosto 2008].

    “Son peggio della gramigna. (…) all’Inferno. [...] [Linda Rando, 5 febbraio 2009].

    E si potrebbe andare avanti per ore, giorni, forse settimane. Senza contare i sostanziosi apporti (insulti, sberleffi, ecc.) dell’utenza e dei vari admin del sito, moderatori, e quant’altro. Ma torniamo alle liste.

    Insomma, Writer’s Dream stila queste liste… ops, ma non è stato Writer’s Dream! Ok, questo lo diciamo dopo. Dicevo, Writer’s Dream pubblica queste liste; si dovrebbe pensare che ciò avvenga sulla base di informazioni precise e circostanziate; in parte magari sarà anche stato così, in parte sicuramente no.

    Ecco un altro assaggio sulle modalità di verifica da parte di Linda Rando in merito agli editori presi “in esame”:

    “Sia chiaro: in questo post non farò nomi, sebbene sappia benissimo chi è l’editore idiota in questione. Dato che non sono io la persona che ha ricevuto certe proposte, non ho alcuna voglia di beccarmi una denuncia sicura che non posso contrastare in alcun modo, non possedendo personalmente le prove. Tuttavia, dato che non farò nomi, vorrei prendermi la libertà di insultare come mi pare e piace…non contattatemi in privato per informazioni più dettagliate, non ve le darò”. [Linda Rando, 16 ottobre 2008].

    “Pubblica a pagamento. Ho ricevuto diverse segnalazioni e sto ancora attendendo una mail di risposta… Sto seriamente meditando di cacciare nella lista Inferno tutti quegli editori che entro due settimane non mi rispondono” [Linda Rando, 21 gennaio 2009].

    “Hanno risposto a me dicendo che le informazioni si trovano sul sito. Il sito l’ho spulciato da cima a fondo e non c’è nulla, ma la reticenza nel fornire informazioni (ho spedito altra mail) fa intuire facilmente che chiedono contributi. Per mancanza di chiarezza, Inferno”. [Linda Rando, 6 giugno 2009].

    Rende l’idea?

    Ora potremmo dilungarci sul discorso delle “competenze”, ossia quali competenze abbia una persona che ha frequentato l’Itis e poi il Liceo – e che è stata anche bocciata una volta – per parlare di editoria. Non lo farò: oggi tutti parlano di tutto, e la disinformazione regna.

    Veniamo invece alla parte migliore. Le liste sono state stilate in origine da un editore, la Las Vegas Edizioni (un editore che dice di essere contrario all’editoria a pagamento e che però non paga i diritti d’autore agli esordienti: la notizia, valida almeno fino al 2010 e non so se ancora oggi, è ufficiale, con buona pace di tutti gli autori che ritengono che scrivere sia un lavoro…). La Las Vegas Edizioni su Writer’s Dream è stata anche parte attiva e di amministrazione, dispensando commenti salaci e denigratori a danno di taluni editori, pubblicizzando nel contempo il proprio marchio come contraltare; il che, magari, determina anche una certa forma di “concorrenza sleale”. Per dovere di completezza, andrà detto che non c’era solo la Las Vegas ad animare il forum del Writer’s Dream, ma anche altri piccoli editori, su cui non starò a dilungarmi.

    A tutto questo si può aggiungere molto e molto altro, ma siccome non ho intenzione di scrivere un libro – non su questo argomento e non per ora -, lascio a voialtri le riflessioni. Ad esempio sul perché una persona che ritiene di avere ragione debba cancellare delle “informazioni”, o perché non si faccia parola di tutto questo.

    Sperando di aver fatto cosa gradita, resto a disposizione per qualsiasi informazione.

  13. tropicani

    #13 di tropicani il 14/12/11 - 14:53

    Questa lista è necessariamente “in progress”. Noi la leggiamo come un primo — e pertanto parziale e controverso — tentativo di fare chiarezza, e per questo ringraziamo chi l’ha pubblicata. Allo stesso tempo abbiamo deciso per ora di non usare le informazioni che abbiamo di prima mano e che abbiamo letto sulla lista EAP sul sito del Tropico, finché non avremo il tempo per effettuare una verifica in prima persona. Tuttavia una lista del genere non può che stimolare gli eap ad uscire allo scoperto, eventualmente a redimersi, possibilmente a cambiare lavoro. A seguire vorremmo una lista EAS, degli editori — come certi illustri e con fantastico pedigree — che non fanno pagare all’autore perché fanno pagare al redattore (non remumerando né rispettando il suo lavoro a sufficienza).

  14. #14 di Paolo il 14/12/11 - 13:59

    Ok giustissimo conoscere chi ci chiederà un “contributo”. Ma come facciamo con quegli editori che sono stati ingiustamente “segnalati” da qualche autore deluso dal momento in cui WD, all’epoca, non ha fatto verifiche. Che del resto potevavo essere facilmente fatte.
    Per es. editori che pubblicano solo autori stranieri già pubblicati all’estero(vedi ad es. Edizioni Socrates). Secondo me bisogna anche convincersi che se uno non ti pubblica probabilmente qualche domanda te la devi porre.