Correva voce che la casa editrice Random House intendesse “rivedere la sua politica sul digitale”, forse per smettere di concedere i suoi ebook alle biblioteche americane, ma l’ipotesi pare, per il momento, scongiurata. Durante un meeting con i leader dell’American Library Association, Random House ha deciso invece per un leggero aumento dei prezzi di vendita degli ebook alle biblioteche (l’esatta cifra non è stata divulgata), annunciando tuttavia l’intenzione di continuare a consentire il prestito del suo intero catalogo. “Nessun cambiamento” ha affermato Stuart Applebaum, portavoce della Random, quando gli è stato chiesto se la casa editrice prevedesse di limitare il numero dei prestiti consentiti per ciascun ebook (come ha fatto HarperCollins) o selezionare i titoli disponibili (lo hanno deciso Penguin e Hachette).
Random House, al momento, rimane dunque l’unico dei “Big Six” a non restringere l’accesso del suo catalogo digitale alle biblioteche, cercando allo stesso tempo di stabilire un giusto equilibrio di prezzo che garantisca degli equi ritorni agli autori.
La questione degli ebook in biblioteca è da tempo al centro di animate discussioni fra i rappresentanti dell’ALA e gli editori. Questi ultimi, è ormai chiaro, considerano il libro digitale come un modello economicamente “poco sostenibile”, e si sono dimostrati restii a permetterne prestiti gratuiti che, data la natura non usurabile del prodotto, potrebbero in teoria protrarsi all’infinito. Alcuni, come Macmillian e Simon & Schuster, sono arrivati a non condererli affatto. Richiedendo un piccolo aumento di prezzo, ma permettendo così alle biblioteche di continuare a offrire i suoi più recenti titoli in ebook, Random House dimostra dunque di comprendere l’importanza di tali istituzioni nell’ecosistema della lettura, e indica una strada percorribile per continuare a soddisfare autori e lettori.
Immagine | Robert Shadbolt









