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Protesta contro le modifiche del vocabolario portoghese

Scritto da Cecilia Martini in notizie il 04/02/12

A più di tre anni dall’approvazione in Portogallo dell’Accordo Ortografico, patto destinato a eliminare le differenze di ortografia fra il vocabolario portoghese e quello gli altri Paesi lusofoni, il presidente del Centro Culturale di Belém (Lisbona) annuncia di non volerlo applicare perché “contrario alla Costituzione”. Vasco Graça Moura, poeta e traduttore recentemente incaricato della direzione del Centro, ha diramato una circolare interna avvisando che l’accordo internazionale, dal 2011 adottato nei documenti di tutti i servizi statali e delle entità tutelate dal Governo, “non è né può entrare in vigore” finché non sia stato ratificato anche dagli Stati di Angola e Mozambico, né prima che le nazioni firmatarie abbiano elaborato un vocabolario ortografico comune definitivo. Senza contare che, nella sua opinione, l’accordo “viola gli articoli della Costituzione che proteggono la lingua portoghese, non solo come fattore di identità nazionale, ma anche come valore culturale”. Il presidente ha anche annunciato che da tutti i computer del Centro è già stato eliminato il software di correzione programmato per seguire l’Accordo e che, per il 2012, il Centro offrirà un corso gratuito di ortografia della lingua portoghese.

L’applicazione dell’Accordo Ortografico, fortemente sostenuta dal governo dell’ex-premier José Socrates, ha già provocato polemiche e persino una raccolta di firme con obiettivo referendario, che lo stesso Graça Moura avrebbe già sottoscritto. I puristi della lingua come lui continuano a non accettare le modifiche che uniformano la scrittura del Portogallo con quella “semplificata” in vigore in Brasile, e che riguardano soprattutto la caduta di accenti grafici, di trattini e di consonanti scritte ma non pronunciate: la parola “direttore”, ad esempio, da “director” si trasforma in “diretor”.

Immagine | Robert Shadbolt

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