A luci spente nel mercato editoriale

duepunti_fieraOltre alle luci dei padiglioni della Fiera, quest’anno al termine di Più Libri Più Liberi si spegnerà anche una lampadina. È quella che trovate allo stand di un piccolo editore che da dieci anni è impegnato a fare libri, ma anche a ragionare su come stare in un mercato editoriale caratterizzato da concentrazioni di potere.

La casa editrice :duepunti edizioni, in questi anni molto attiva nel cercare un modo “alternativo” di essere editore, ha preso la decisione di mettersi in pausa.

Per approfondire si legga: FARE LIBRI OGGI: QUAL È IL PREZZO GIUSTO DA PAGARE PER L’EDITORIA DEL FUTURO?

Dopo la Fiera, non pubblicherà nuovi titoli, si raccoglierà a meditare sui suoi dieci anni di attività editoriale. Quali i motivi di questa scelta? Ne abbiamo parlato con uno dei tre editori, Giuseppe Schifani.

Schifani ci ha spiegato che la domanda importante per loro, adesso, è: «dove stiamo andando?». Non riferita alla propria esperienza di editori, o comunque non solo. L’allusione è al meccanismo produttivo e distributivo nel quale un editore deve inserirsi per essere sul mercato. La recente notizia di una joint venture dei Gruppi Messaggerie e Feltrinelli nel comparto della distribuzione dei libri è stata una delle gocce che ha fatto traboccare il vaso.

Per approfondire si legga: MESSAGGERIE + FELTRINELLI: L’UNIONE FA LA FORZA… DI CHI?

A questo riguardo, ricordiamo che tale operazione societaria è stata sottoposta al vaglio dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM). A studiare il suo rapporto (all’interno del Bollettino pubblicato il 27 ottobre scorso) viene un po’ di mal di testa, e un po’ ci si sente catapultati in film come “Wall Street”, ma di certo è molto interessante e offre un quadro dettagliato delle percentuali di potere nella distribuzione libraria in Italia, nonché del raggio d’azione dei vari concorrenti. L’AGCM nella sua valutazione preliminare rileva che:

“[…] l’operazione possa essere idonea a determinare la costituzione di una posizione dominante e a produrre degli effetti anticoncorrenziali sul mercato.”

“[…] è possibile ritenere che il potere di mercato esercitabile dalla nuova società sia suscettibile di tradursi in un peggioramento delle condizioni economiche da questa praticate agli editori e alle librerie non integrate e/o in un peggioramento della qualità del servizio fornito a tali soggetti.

“La concentrazione tra le attività svolte dai Gruppi Messaggerie e Feltrinelli comporta, infatti, il venir meno di una possibilità di scelta per gli editori e le librerie indipendenti in relazione al fornitore del servizio di distribuzione. Allo stato, e sulla base delle informazioni disponibili, appare pertanto sussistere il rischio che gli editori e le librerie indipendenti, in caso di aumento del prezzo del servizio da parte del nuovo operatore ovvero di peggioramento delle condizioni contrattuali offerte o della qualità del servizio stesso, non dispongano di valide alternative sul mercato.”

[Aggiornamento del 17/12/2014 sulla decisione finale dell’Antitrust: MESSAGGERIE, FELTRINELLI E I PICCOLI EDITORI CONFUSI]

Per inquadrare meglio la questione va sottolineato come :duepunti stia cercando da alcuni anni, nella pratica, una via alternativa alla distribuzione libraria gestita dai grandi gruppi. E che abbia provato a farlo insieme a tanti altri piccoli editori riunitisi sotto la sigla Osservatorio degli Editori Indipendenti (ODEI). Il problema, secondo loro, sarebbe in buona parte legato a una asimmetria della filiera editoriale italiana che consente alle stesse società di pubblicare, distribuire e vendere all’ingrosso/dettaglio i libri.

Per approfondire si legga: ODEI: 76 PICCOLI EDITORI ITALIANI VI OSSERVANO

Proprio avendo presente questo, è interessante notare come l’AGCM ne tenga conto quando scrive:

“Ciò detto in relazione a quelle che sono le problematiche riscontrabili sotto un profilo orizzontale, si rileva come la presenza del Gruppo Messaggerie e del Gruppo Feltrinelli sui mercati a monte (mercato dell’editoria di libri) e a valle (mercato della vendita al dettaglio di libri, da parte delle librerie e on line) rispetto a quello in cui opererà la joint venture, unitamente alla elevata quota che la joint venture andrà a detenere in tale mercato, renda l’operazione suscettibile, altresì, di generare effetti unilaterali escludenti nei confronti degli editori non integrati verticalmente e delle librerie, fisiche e online, indipendenti.

La decisione finale ha però sovvertito queste abbondanti premesse, deliberando a favore della joint venture pur condizionandola a determinati vincoli. Tornando a :duepunti, Giuseppe ci spiega che la casa editrice non chiuderà, bensì lavorerà sul catalogo esistente, cioè sui libri stampati finora, perché ai tre soci «piange il cuore» a vedere il magazzino zeppo delle rese dei loro libri. «Non vogliamo alimentare questa rotativa che mangia carta senza riuscire a esaurire le scorte che produce». Soprattutto pensando che queste loro mancate vendite hanno comunque favorito il distributore, il quale ottiene il proprio tornaconto economico anche quando una casa editrice non vende quasi nulla (si veda il meccanismo delle penalità sulla rese).

Proprio per sfuggire a questa tagliola, :duepunti ha cercato come dicevamo una alternativa, instaurando rapporti diretti con le librerie, ma qualcosa non ha funzionato. Secondo Schifani i librai non hanno avuto la forza di scegliere titoli commercialmente meno facili. Nonostante tutto, l’orgoglio di :duepunti è quello di entrare in questa pausa di riflessione senza debiti, essendosi rifiutati di foraggiare il mercato dello sfruttamento del lavoro editoriale (avvalersi di stagisti al posto di redattori, sottopagare o non pagare i collaboratori). Il lato oscuro di questa medaglia è stato un autosfruttamento del proprio lavoro da parte dei tre soci fondatori.

«Noi siamo l’ultima ruota del carro» dice Schifani, ma è chiaramente una bugia. Se il loro peso è relativamente scarso commercialmente, assumendo che di libri ne hanno venduti pochi, è tuttavia vero che un editore non esiste solo se pubblica. Dall’interno del “sistema”, la sua voce e le sue azioni possono avere un significato e un peso altrimenti impossibile. E :duepunti è di certo tra gli editori che questa voce ha provato a sollevarla. E ha provato anche a farsi granello di polvere capace di inceppare un meccanismo nel quale ha perso fiducia strada facendo, dopo essere entrata nell’editoria per la strada consueta: quella dei contratti con i distributori sperando di vedere i loro libri portati in giro, proposti ai lettori e infine venduti.

Pia illusione che adesso fa dire a Schifani: «Chi ne ha le forze, continui». Ma è una bugia anche questa; non serve a nessuno continuare su una strada che non porta da nessuna parte. Di recente :duepunti è stata tra gli editori promotori della campagna “Macero NO“, per rimettere in circolo, all’interno dei centri sociali, le copie invendute e destinate quindi al macero. Iniziativa pregevole ma probabilmente velleitaria: troppo ristretta la platea, troppo precari i luoghi destinati ad accoglierla.

Cosa potrà dunque scardinare un meccanismo che ha stritolato :duepunti e tiene in stato di perenne asfissia tante case editrici simili? Schifani rivolge i propri pensieri al digitale, portatore di costi contenuti, assenza di scorte e più facile da distribuire. Forse. Potrebbe essere su quel versante che :duepunti tornerà a sfornare novità.

Nel loro comunicato, i tre editori scrivono:
«Resterà al lettore la scelta: ACCENDERE o SPEGNERE il LIBRO».
Se così sarà, aggiungiamo noi, c’è poco da stare allegri. Al pari di ogni altro “consumatore”, anche quello di libri è oggi manovrato da tutti i potenti e incessanti meccanismi della persuasione.  I lettori non vogliono salvare nessuno, solo se stessi, e già sarà dura così.

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2 pensieri su “A luci spente nel mercato editoriale”

  1. Non si spegnerà la luce degli editori più illuminati, più coraggiosi e fantasiosi che ho conosciuto nella mia vita di lettrice. Anzi, brillerà una luce più forte negli occhi dei lettori che non si accontentano, che dicono NO al qualunquismo, alla sciatteria, alla imprecisione e alle innumerevoli inesattezze che ci circondano. Come tutte le forme di cultura, anche quella dei e sui libri richiede tempo, esercizio e conoscenza da parte di lettori attenti e curiosi. Accendiamo li LIBRI che contano, circonadiamo gli editori in difficoltà con l’attenzione che meritano e di cui necessitano. Non lasciamoli soli, forza lettori iniziamo a prenderci la nostra responsabilità nel disastro che sta colpendo tanti settori della editoria contemporanea.

  2. Ray Bradbury. 451 gradi Fahrenheit, la temperatura di accensione della carta. In una futuribile società distopica è illecito possedere o leggere libri, vanno bruciati.
    Prima i roghi dell’estremismo di regime e della censura, oggi il macero. Non molto diverso, forse peggio. Dietro al rogo e alla censura vi è volontà, un fine, per quanto bieco, un progetto. Il macero dei libri è abbandono, sconfitta, disillusione. Avviene in maniera indiscriminata, anzi, discriminatamente errata.
    Il mercato, nel rappresentare a pieno l’ignavia che permea la società, non pare proprio intenzionato a rivedere i canoni secondo cui un libro è meno degno di finire al macero di altri.
    Così come non pare intenzionato ad abbandonare il sistema produzione/resa, legalizzazione seriale dello spreco, assecondato praticamente da tutti gli attori della filiera.
    I libri di case editrici come la :duepunti andrebbero letti, magari posti negli scaffali delle librerie al posto di altri, non macerati.

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