La forma naturale di una comunità di lettori

social_netork_analysis_goldinLa complessità delle relazioni che quotidianamente intessiamo su Internet, in particolar modo sui social network, è parte del nostro “capitale” sociale. Conoscerne la forma, lo spessore e le qualità può migliorare il nostro modo di farne parte, e rendere più efficace e meno dispendioso di energie il nostro comunicare. Si affronta qui il tema della “social network analysis” dal punto di vista di uno dei nodi cruciali della comunità editoriale.

Nella pagina “cosa e perché” di Tropico compaiono parole come “reti cooperative”, “comunità”, “filiera”, “ecosistema”. Sono tutti termini che hanno a che fare in qualche modo con il minimo comune denominatore di ogni rete (fisica o virtuale che sia): le relazioni.
Se Tropico del Libro è un punto di riferimento indipendente per la comunità editoriale, quale sarà mai la forma della sua rete di contatti?

Perché mai dovremmo preoccuparci di guardare dall’alto questo insieme di scambi e connessioni?

Le interazioni, gli scambi e le connessioni colorano i network come una linfa, permettendo loro innanzitutto di evolversi. A volte generano opportunità, altre addirittura nuovi e inaspettati scenari, ogni tanto entrambe le cose. Un’analisi della rete di relazioni può aiutare a capire meglio come funziona il tessuto di parole, azioni e contatti alla base della propria comunità.

È vero però che ci sono reti e reti. Quello che può valere in una mailing list potrebbe non avere senso ad esempio in un social network. Prendiamo Facebook. Facebook è quella che Judith Donat chiama una supernet, un network non solo enorme ma anche dove il “costo” dell’interazione sociale è molto basso (nessuno mi chiederà credenziali, status o expertise per mettere un like a un post o ad una pagina). Il lato debole di Facebook, come tutte le piattaforme il cui design è pensato espressamente per rendere le connessioni il più semplici possibile (diversamente da social come LinkedIn), è la relazione inversamente proporzionale esistente tra la sua crescita indiscriminata e la sua capacità di garantire fiducia e attendibilità nelle connessioni al suo interno.
È proprio un meccanismo sociale e antropologico a cui bisogna prestare molta attenzione. Facebook sarà anche in molti casi un ottimo ponte per costruire capitale sociale (e riconvertire questo capitale in forma di informazioni, favori o reciprocità di altro genere), ma la sua mole è tale da rendere molto difficile l’interpretazione dei cosiddetti “segnali” sociali. Per usare una metafora, non esiste come in natura l’aposematismo del serpente corallo (stammi lontano che sono velenoso) né tantomeno una codifica accettabile dei segnali disonesti (ho artigli enormi, pericolosi, ma se li spezzi ricrescono molto lentamente rendendomi vulnerabile).

E allora, se volessi capire come funziona veramente la comunità Facebook di Tropico del Libro? Non rimane che lasciare da parte per una volta il classico approccio “bidimensionale” alle più note statistiche e guardare la pagina Facebook per quello che in fondo è: una rete sociale, un network al cui interno si esprimono altre sotto-comunità di interesse, ciascuna in grado di rivendicare anche una propria precisa identità.

Relazioni tra pagine Facebook

Prendiamo, per fare un esempio, la rete di relazioni esistente tra la pagina di Tropico e le altre pagine a cui è legata da un like reciproco.

TdL_page_network_likes_final-
Cosa ci dice il grafico? Ci svela che all’interno della rete di relazioni con le altre pagine Facebook esistono almeno 3 comunità ben definite (viola, azzurro e verde): nella social network analysis, la scienza che sta alla base di questo tipo di studi, si chiamano clusters. La loro compattezza (in termini di distanza) ci racconta quanto i legami siano forti, a seconda dei parametri che usiamo per misurarla (in questo caso ho dovuto filtrare il grafico escludendo tutte quelle pagine Facebook “piaciute” da Tropico con un numero di connessioni inferiore a 5).

Direi che la comunità viola è quella più bibliotecaria in assoluto in questo network. È interessante notare il fatto che è anche, insieme a quella verde, la più distante dal nodo di Tropico. Significa che la somma delle connessioni tra le pagine della comunità viola è maggiore della somma delle connessioni tra i suoi componenti e Tropico stesso. Verrebbe quasi da dire che quelle pagine sono sì, a modo loro, parte del network di Tropico ma più concentrate su altri interessi e su altre priorità.

Ma c’è un dettaglio nella narrazione di questa immagine che non bisogna sottovalutare. La grandezza dei nodi (cerchi): perché, ad esempio, Nati per Leggere e Accademia della Crusca (si sa, i bibliotecari ci tengono molto all’italiano corretto) sono più grandi? E qui viene il bello: sono più grandi perché all’interno della comunità della pagine Facebook legate a Tropico “smistano” più collegamenti di altre. Sono più importanti di altre proprio per numero di connessioni. Si potrebbe dire che sono dei veri e propri gatekeepers, e da lì a sospettare che la loro influenza sia più forte il passo è breve.
L’analisi ci svela anche che dentro quel cluster di cerchi viola si trova la pagina Facebook di Open Culture Atlas. Come a dire che, forse, il modo migliore per comunicare con la comunità bibliotecaria per Tropico, oltre a interpellare i gatekeepers, è quello di farlo attraverso Atlas, magari facendo leva sull’interesse per progetti come MappaLetturaRagazzi e la geolocalizzazione degli eventi culturali in biblioteca.

2. Le persone.

Questo è il grafico delle interazioni (likes, commenti e condivisioni) da gennaio ad agosto 2015.

post_likes_comments_network_gen_ago_2015_text_outline-
Quello che conta veramente, qui, è che ci possiamo permettere una vera e propria spazializzazione qualitativa del network: liberiamoci per un momento dalla vanità dei numeretti che compaiono in fondo ai post e studiamo il vero apparato circolatorio di questa comunità (o meglio, una delle sue possibili rappresentazioni).

Anche qui, colori diversi per evidenziare comunità d’interesse diverse. È normale: le persone tendono a stringersi più spesso attorno a un interesse comune, che a livello generale può essere la pagina di Tropico ma al suo interno poi conta la natura dei singoli contenuti e un livello di fiducia e confidenza più specifico che aggrega alcune persone piuttosto che altre. Come quel gruppo più lontano, quello viola, per esempio, che rivela un insieme compatto di fan intento a discutere anche senza che ci sia di mezzo Tropico. Sono bastate alcune condivisioni, commenti, persino dei semplici “mi piace” da parte di quei gatekeepers che fluttuano tra il corpo centrale di questa rete e il gruppo viola, perché questo potesse a sua volta vivere di vita propria grazie a una nuova serie di discussioni tra commenti, repliche e nuovi “mi piace”.

Quanto sono importanti queste persone? Quanto vogliamo ascoltarle e coinvolgerle? Dipende anche da quanto curiamo le relazioni con chi favorisce il rimbalzo e la diffusione dei contenuti. Questo vuol dire che, se eliminassimo da questo network i nodi che fungono da collegamento (gatekeepers), quelli che insomma sono, per così dire, stazioni ferroviarie con più binari e scambi di altre, avremmo comunque una comunità abbastanza compatta ma con una serie di perdite da non sottovalutare.

TdL_community_gen_ago_2015_no_betwenness-
I contenuti

I contenuti sono chiaramente il punto di arrivo di tutto questo discorso.  Ricalcolando i dati con l’aggiunta dei singoli post possiamo conoscere con più esattezza le preferenze dei fan (e non) della pagina. Quali contenuti hanno creato maggiore interesse, al di là del puro dato numerico di click, like, ecc.? Quali post tendono ad aggregare persone che normalmente non interagiscono poi tanto con la pagina e gli altri fan?

Final_post_likes_shares_comments_text_outline-
Il post di gennaio sugli alberi genalogici del linguaggio ha raccolto ad esempio un notevole interesse tra un gruppo di persone che nell’arco dell’anno non hanno però interagito molto con altri contenuti e con altri gruppi.
Al contrario,  i profili centrali gialli mostrano un coinvolgimento più attivo nel tempo, sia attorno ai post di Tropico sia nelle interazioni tra loro stessi e altri gruppi vicini.
I nodi gialli sono invece quelli che hanno interagito più direttamente con Tropico, piacendo, ricondividendo e rispondendo ai commenti.
In entrambi i casi, verdi e gialli, non si può parlare di connotazioni positive e negative. È solo un’indicazione, del tipo: se voglio diffondere un messaggio su larga scala nella mia comunità, dovrò stare attento a confezionarlo nella maniera che piace di più ai gialli che agli azzurri. Se voglio avvicinare gli azzurri, farò leva su quello che adesso conosco delle loro preferenze in termini di contenuti.

Alla fine, tutti i nodi vengono al pettine

In linea di massima, le variazioni nel design dei social network tendono a promuovere lo sviluppo di culture diverse (o di comunità di interesse diverse). Dove però la creazione di un post o di un link richiede un costo molto basso (non solo economicamente) come succede per Facebook, è più probabile che nell’aggregazione dei fan e dei loro amici un osservatore esterno non abbia modo di capire quali, tra questi, si “conoscono” veramente o hanno interazioni più profonde.
Bisogna cogliere dei segnali a volte nascosti sotto la superficie (che nel nostro caso potrebbe essere rappresentata dagli Insights, i dati statistici che fornisce Facebook). I segnali richiedono tempo per essere valutati, ma ciò non vuol dire che non si possa parlare di un vero e proprio “capitale sociale” reso possibile attraverso le interazioni digitali.

Le ricerche nel campo delle scienze sociali, e in particolare quelle nell’ambito delle reti mediali più in generale, non sono ancora in grado di stabilire in maniera soddisfacente quanto, e in che modo soprattutto, i comportamenti nel mondo virtuale possano assomigliare a quelli del mondo fisico. ​Sappiamo ​però che le reti virtuali, i social network in particolare, si muovono e crescono ​anche ​grazie al meccanismo dell’influenza, dell’inclusione di elementi nelle comunità che abbiano un ruolo sociale capace di portare più lontano di altr​i​ la ​sua ​voce.

È da qui che in qualche modo bisogna partire​​, se vogliamo parlare veramente di ecologia della comunicazione. Perché, alla fine, fare un po’ di luce in un bosco di 8200 ​iscritti ​come quello della pagina ​Facebook ​di Tropico​, ​è tutto sommato un modo diverso di comunicare attraverso l’ascoltare. E di ascoltare non dovremmo mai averne abbastanza.

  •  
  •  
  •  
SEGUI TROPICO VIA RSS O NEWSLETTER

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *