Italian Children's Writer Association | sostenere la letteratura per ragazzi

http://www.icwa.it
L’Italian Children’s Writers Association (ICWA) nasce nell’ottobre del 2012 da un’idea di Manuela Salvi, con lo scopo di promuovere la letteratura per ragazzi italiana all’estero, e in particolare nei paesi anglosassoni; superare in patria il luogo comune che relega i libri per ragazzi alla “serie B” della letteratura; costruire un dialogo proficuo con gli editori, al fine di superare eventuali squilibri contrattuali. Nel sito è presente un database delle bibliografie e dei profili degli autori soci.
A Manuale Salvi, editor e scrittrice, abbiamo chiesto di raccontarci meglio il progetto.

Perché hai sentito l’esigenza di fondare questa associazione? Quali carenze intende sanare?
Vivendo a Londra, ho cominciato a notare che negli altri Paesi le associazioni di scrittori funzionano e portano lontano. In Italia, per lo meno nel settore ragazzi, non ce n’era mai stata una e così ho pensato di cominciare io, con l’obiettivo di internazionalizzarci e di far rete tra colleghi. Due cose che mancavano del tutto al settore.

Quanti siete, e quali iniziative avete organizzato finora?
Al momento siamo 62. A parte due incontri alla fiera di Bologna e a quella di Torino, abbiamo realizzato un’ebook di “Pinocchiate d’autore”, acquistabile sul sito a 2,99 euro per sostenere l’associazione. Rappresenta la nostra prima collaborazione come scrittori soci e servirà, nella versione inglese, come gadget per l’estero.
Inoltre, al momento stiamo lavorando sul catalogo Estero – l’obiettivo primario della ICWA – che raccoglierà una selezione di opere di cui verranno tradotti in inglese la sinossi e i primi 3 capitoli, per promuoverci in Inghilterra e in altri Paesi europei.
Sul nostro sito, infine, abbiamo lavorato già ad alcuni documenti scaricabili, per esempio delle linee guida su come gestire un incontro con l’autore, per le scuole e le biblioteche. Considerando che abbiamo sei mesi di vita, direi che ci siamo mossi molto.

In generale parlando, qual è la condizione degli “scrittori” oggi in Italia? Cosa potrebbero fare le istituzioni per aiutarli?
Per rispondere, vorrei prima raccontare un aneddoto. Ero a Londra ad assistere a una conferenza di una famosa agenzia letteraria. L’agente illustrava le difficoltà di vendere un libro in Paesi di cultura diversa da quella anglosassone, dicendo che alcuni argomenti che sono normali nella letteratura per ragazzi inglese, in alcune nazioni invece sono ancora visti come tabù. Io pensavo si riferisse al Botswana o al Kazakistan, invece lei ha continuato: «Per esempio lin Italia è difficile che romanzi dai forti argomenti sociali vengano acquistati dagli editori, perché i gate keepers li respingono».
Ecco, io avverto nel mio settore proprio un appiattimento di argomenti e tematiche, con l’ombra scura della censura che si allarga sempre di più. Gli argomenti tabù sono effettivamente in aumento e coincidono esattamente con quelli che ci rendono arretrati da un punto di vista sociale (omosessualità, condizione della donna, sessualità, solo per citarne alcuni).
A mio parere questo dato si incrocia bene con quello del numero dei lettori: dagli 11 anni, i ragazzi italiani smettono di leggere. Forse perché i libri che gli adulti scelgono per loro (dall’editore che li pubblica, all’insegnante che li promuove, al genitore che li compra) cercano di negare la complessità del mondo in cui viviamo, proponendo trame edulcorate e situazioni insapori. Le istituzioni da una parte non hanno nessun interesse verso l’infanzia (mai sentito parlare un politico di questo aspetto della nostra società?) come se fosse un elemento trascurabile, dall’altra con il diffuso atteggiamento retrogrado verso le tematiche sociali prima citate, rinforzano una certa atmosfera bigotta. Sto cercando di riassumere un problema intricato, intendiamoci. A tale scenario andrebbero aggiunti gli adulti che, quando incapaci di essere modelli solidi o almeno onesti, preferiscono ignorare ciò che vivono e sentono i ragazzi di oggi, nonostante li espongano precocemente a situazioni adultizzate. Se la prendono con i libri, in un certo senso, pretendendo che la letteratura per ragazzi sia sempre rassicurante, perbenista, in toni pastello. Questo per il settore significa morte lenta e, naturalmente, nessuna o pochissima rilevanza in ambito internazionale, dove invece i libri per ragazzi hanno preso tutta un’altra piega.
Per uno scrittore, questa situazione può diventare molto frustrante.

Quali altre associazioni di scrittori conosci in Italia? E cosa ne pensi quanto a utilità o “potere”?

Non ne conosco nessuna, ma il mio ambito è ristretto all’editoria per ragazzi. Credo che l’ICWA sia la prima in assoluto. Credo che in Italia l’associazionismo in generale funzioni poco perché siamo fondamentalmente un popolo di individualisti, arriviamo al massimo a concepire la famiglia come gruppo di appartenenza. Con l’ICWA ci stiamo sforzando di superare questo atavico atteggiamento.

Quali associazioni di scrittori nel resto nel mondo conosci e quali ti sembra che operino bene?
Beh, in Inghilterra le associazioni funzionano come vere e proprie corporazioni o sindacati. Abbiamo incontrato l’associazione svedese di autori per ragazzi, che ha quasi un secolo di vita (!) e che ormai è stata assorbita a livello governativo. Anche in quel caso gli scrittori uniti controbilanciano le scelte degli editori e degli uffici marketing. Alla London Book Fair ho ascoltato le associazioni di Polonia e Turchia, anche quelle ottimamente organizzate. L’istituto di cultura francese è tra i più attivi, organizza ogni anno un grande party a Londra per fare incontrare autori e illustratori francesi con gli editori inglesi. Il problema è che dietro c’è sempre un’Istituzione che sorregge e finanzia, quasi sempre un Ministero. Nel nostro caso, facciamo tutto da soli, ma va bene così. Se avessimo aspettato un riconoscimento ufficiale, probabilmente l’ICWA non sarebbe mai nata. Questo non tanto perché non ci sono soldi, al momento, quanto perché in Italia si confonde la letteratura per ragazzi con le “favolette”. Roba da bambini di poco valore su cui non vale la pena investire, come dimostrano i librucoli di Roald Dahl o di J.K. Rowling…

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