Il diritto di leggere gli ebook in biblioteca

Giulio Blasi dal Kit di Sopravvivenza del Lettore Digitale

Tutti sappiamo che le biblioteche prestano libri di carta ma ancora in pochi sappiamo che le biblioteche (circa 2.500 in Italia, già il 90% negli Stati Uniti) prestano ebook. In genere si tratta di un processo molto semplice. Bisogna chiedere alla propria biblioteca di riferimento le credenziali di accesso a un portale dedicato (un cittadino di Milano ad esempio: http://milano.medialibrary.it) e di lì si accede alle risorse che la biblioteca ha acquistato per metterle a disposizione dei propri utenti. Il funzionamento del prestito dipende da vari fattori, in particolare dal fatto che l’editore usi o meno una protezione DRM “forte”. Se la usa, lo standard (nel mondo) è quello di un accesso a tempo per 14 giorni. Per i sistemi in streaming (cioè dove il libro non si scarica) o in download ma senza DRM, la limitazione temporale non c’è. Ma dietro questa sostanziale semplicità si nascondono alcuni problemi.

Nel mondo dei libri di carta (universalmente, almeno in Occidente) la possibilità di prendere a prestito gratuitamente libri in biblioteca è garantita per legge da “eccezioni” alle leggi sul diritto d’autore. Gli ebook, però, in quanto oggetti digitali, hanno una caratteristica specifica che mina alla base questo principio. Mentre per i libri di carta vale la dottrina del “principio di esaurimento” (“First Sale”), gli ebook sono soggetti a una licenza (EULA). Principio di esaurimento significa: una volta acquistato un libro, si acquisisce una serie di diritti su quella singola copia: diritto di prestarlo, di rivenderlo, ecc. Licenza significa: quello che possiamo fare con il il file dipende da quanto è stato concordato tra le parti nella licenza stessa. Siamo quindi passati da un diritto garantito per legge alla contrattazione (Peter Brantley negli USA e Roberto Caso in Italia, hanno spiegato e commentato con dovizia di particolari questa distinzione).

In biblioteca, l’effetto di tutto ciò è che a) non è affatto detto che un editore consenta il prestito digitale {g} in biblioteca (molti infatti, anche in Italia, non lo consentono); b) e che gli utenti delle biblioteche non godono ancora di una equivalenza (in termini di accesso alle risorse) tra carta e digitale (gran parte dei titoli pubblicati in commercio non esiste infatti ancora in versione digitale).

Molti leggono questa situazione – in parte a ragione – come una “perdita di diritti” rispetto al cartaceo. Ma ci sono alcuni problemi che impediscono di fermarsi a questo punto: a) se una biblioteca potesse senza vincoli distribuire un ebook questo distruggerebbe sia il mercato di quel titolo che il ruolo delle altre biblioteche (che senso ha avere molte biblioteche se possiamo scaricare tutto da una sola?); b) le tecnologie di distribuzione digitale variano in modo rapidissimo; c) accanto ad alcuni diritti “persi” rispetto alla carta, il digitale ne offre di nuovi “guadagnati” e molto rilevanti (il diritto all’accesso senza vincoli di tempo e luogo, il diritto ad accedere a grandi database di contenuti accessibili in blocco, il diritto a compiere ricerche all’interno dei documenti, il diritto a volte a conservare per sempre il contenuto che si è ricevuto in… “prestito” dalla biblioteca, ecc.); d) molte delle innovazioni più interessanti dal punto di vista della distribuzione digitale nascono dall’elaborazione di licenze innovative (vedi Creative Commons) e non da leggi dello Stato, il che lascia pensare che non necessariamente le licenze siano il male.

In questa situazione come sarebbe possibile formulare una legge formale sul diritto al prestito digitale? Non credo che potrebbe assomigliare in alcun modo alle eccezioni oggi in uso per la carta né credo possa essere fatto valere il principio di esaurimento per un oggetto digitale che si presta (privo di controlli) a essere riprodotto e diffuso senza limiti in rete.

Temo che un solo diritto possa in definitiva essere sancito, per legge. Si tratterebbe di un diritto molto determinato e molto soft allo stesso tempo. Gli ebook devono, per legge appunto, prevedere una licenza (qualsivoglia) di prestito digitale per le biblioteche. Lo Stato non dice come e a che condizioni prestare libri in biblioteca ma dice che è necessario farlo.

È chiaro che il diritto al prestito digitale è solo uno dei diritti che vanno garantiti alle biblioteche affinché possano continuare a mantenere la loro funzione storica anche in futuro. Va citato almeno un secondo diritto cruciale affinché le biblioteche – anche nel nuovo regime digitale – possano funzionare come repository di documenti nel tempo (anche nel lungo periodo) e non solo per la risposta a una domanda storicamente contingente degli utenti. Mi riferisco al tema del “deposito legale ” e al tema della “digital preservation” (o “conservazione digitale”). Come le biblioteche nazionali oggi assolvono – almeno in teoria – alla funzione di repository e conservazione della produzione editoriale in lingua italiana su carta, in futuro tale funzione andrà replicata sul digitale con una qualche normativa che assicuri – senza costi per lo Stato – il deposito degli ebook pubblicati da parte degli editori e il loro inserimento in un ciclo a lungo termine di “conservazione digitale”.

Ma le biblioteche non hanno l’esclusiva del prestito digitale. Oggi è infatti possibile prendere a prestito un ebook anche attraverso servizi rivolti al consumatore finale. In generale, il prestito digitale infatti si affaccia prepotentemente anche nel mercato consumer. Musica e film, ad esempio, hanno un mercato consolidato del digital lending che ha superato da tempo la vendita o il noleggio al dettaglio “per singolo item” (si pensi a Netflix vs Blockbuster nel settore dell’home video). Ma anche nel settore dell’ebook, Amazon, Barnes & Noble e altri, propongono dei modelli di accesso basati sul noleggio, sull’abbonamento, ecc. (si pensi alla Kindle Lending Library). Il digital lending è dunque anche un elemento di competizione tra servizi commerciali e servizi pubblici. Il principio dell’accesso gratuito e universale alla conoscenza, alla base del modello delle biblioteche di pubblica lettura, è dunque certamente a rischio se il diritto a replicare questo modello nell’epoca del digitale non verrà sancito chiaramente dal legislatore.

Per approfondire:

 

Leggi gli altri diritti del Kit di sopravvivenza del lettore digitale o scarica l’ebook.

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