Oltre la scuola pubblica e privata

scuola-di-barbianaLa scuola non accenna a riemergere dai problemi che la affliggono. Riforme e controriforme sembrano ignorare che così com’è impostata, non va bene. Le alternative radicali, come la scuola libertaria, sono al di fuori della tutela pubblica, e rimangono rifugio di pochi. In questo modo, anche gli studi quantitativi sulla sua efficacia tardano ad arrivare. Francesco Codello inquadra la situazione in modo lucido e articolato.

«Oggi esperienze educative libertarie e democratiche offrono a migliaia di famiglie una concreta e reale alternativa ai sistemi di istruzione tradizionali.»

«Un elemento che occorre tenere in considerazione, per cogliere l’importanza che queste sperimentazioni educative e scolastiche possono avere per una prospettiva di cambiamento radicale dell’organizzazione dell’apprendimento, è rappresentato dalla crisi che i sistemi di istruzione stanno attraversando in tutti i paesi sviluppati e come risultino obsoleti e inefficaci tutti i tentativi di riforma degli stessi che le varie politiche statali, sia europee che internazionali, continuano a mettere in atto.»

«Il processo di mercificazione della scuola e la estesa subordinazione dei sistemi di apprendimento a logiche economiche privatistiche e consumistiche, la invadente priorità assegnata a categorie ideologiche come velocità, parcellizzazione estrema dei saperi, competizione, flessibilità, adattabilità, sostanziatesi nella “pedagogia delle competenze” (Quadro europeo delle qualifiche e dei titoli) frutto delle Raccomandazioni emanate dal Parlamento europeo e dal Consiglio il 22 aprile del 2008, costituiscono alcune delle più evidenti interferenze delle politiche degli stati e dei sistemi di valutazione internazionali, nel condizionamento delle scelte scolastiche. Queste azioni rispondono a logiche di servilismo e di funzionalità della mano d’opera ai sistemi internazionali del mercato del lavoro, determinano i profili lavorativi funzionali a una globalizzazione di massa, definiscono un modello di cittadinanza poco attiva e molto poco responsabile. Ciò produce una sostanziale priorità assegnata all’apprendimento di metodologie piuttosto che allo sviluppo delle conoscenze. Infatti le scuole rispondono, in competizione con lo sviluppo invadente delle tecnologie virtuali, più a criteri di informazione frammentata, che a pratiche di sperimentazione e di sedimentazione delle conoscenze, favorendo il consumo intellettuale piuttosto che lo sviluppo di capacità autenticamente critiche. Sta compiendosi insomma una grande operazione culturale che si risolve essenzialmente in una sistematica e definita azione di adattamento delle individualità alle esigenze dell’ambiente in senso lato per sviluppare un nuovo modello comportamentale, trasformando il soggetto in oggetto

«La Scuola insomma non è ormai più lo spazio e il tempo nel quale soggetti liberi praticano relazioni di apprendimento per diventare cittadini attivi e responsabili di una società autenticamente democratica, ma un complesso insieme di intrecci e di interessi burocratizzati che formano, plasmano, modellano i consumatori non solo di merci e prodotti ma anche di informazioni spacciate per conoscenze. Per queste e altre ragioni quella scuola della Repubblica così tanto evocata e perorata altro non è che il feticcio di se stessa. Per queste ragioni, un pensiero libero e onesto, non può non ricercare altre soluzioni che riprendano a ragionare e a provare concretamente a ridare alle parole e ai concetti che ne derivano un significato autentico e coerente.
Quello che è importante chiarire fin da subito, e spiegare bene, è che quando parliamo di educazione libertaria e di scuole libertarie e democratiche stiamo sostenendo la centralità di esperienze collettive e non di relazioni esclusive e tantomeno ristrette all’interno della famiglia. Fin da sempre infatti una delle caratteristiche della critica libertaria all’educazione autoritaria è stata quella di denunciare quell’idea insana di proprietà dei figli da parte dei genitori sostenendo invece, coerentemente, che bambini e bambine non appartengono a nessuno, né ai genitori né allo Stato, ma alla loro vita, ai loro progetti di vita, riconoscendo a ciascuno, fin dalla tenera età, il diritto a sviluppare un proprio percorso autonomo e libero

«Una possibile risposta dunque al fallimento dei sistemi scolastici che conosciamo non sta tanto in queste realtà di home-schooling, quanto piuttosto nel pensare e nel progettare una scuola pubblica (aperta a tutti e non confessionale) ma non statale (gestita cioè dalla comunità educante che realmente vi partecipa in modo realmente democratico) all’interno di un quadro più generale e sociale di riferimento. Purtroppo in Italia la storia della scuola è stata pesantemente condizionata da un dibattito tra scuola statale e privata che ha soffocato ogni possibile terza via e ha, di fatto, schierato ideologicamente i cittadini tra alternative che hanno ambedue fallito. Da qui nasce la necessità di affrontare questa questione in modo diverso, per poter finalmente discutere e confrontarsi con visioni differenti da quelle che erroneamente continuiamo a considerare in modo esclusivo ed esaustivo.»

Estratto da “Per un’educazione libertariadi Francesco Codello
Fonte: MicroMega
Immagine: pracucci

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