Prima la felicità: scuole libertarie si incontrano

giovani-studenti-seduti-in-cerchioL’ultimo giorno di maggio e il primo di giugno 2014 si è tenuto nella Comune di Urupia, in Puglia, il V° Convegno nazionale di REL, la Rete per l’Educazione Libertaria, il cui  scopo è quello di “favorire la conoscenza, la riflessione e la diffusione dei contenuti e delle esperienze concrete di educazione antiautoritaria e libertaria”.

Giulio Spiazzi ne ha redatto un esaustivo reportage, raccogliendo le tante testimonianze delle persone presenti, sia i bambini e ragazzi che in Italia frequentano una scuola libertaria, sia i loro accompagnatori.

Era presente anche Henry Readhead, nipote del fondatore della quasi secolare scuola democratica inglese Summerhill, nella quale insegna musica. Ha raccontato moltissime cose interessanti, dalle quali abbiamo scelto questo breve brano, che ci sembra adatto a chi voglia iniziare a comprendere questa didattica alternativa al modello prevalente imposto.

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Henry Readhead, della scuola democratica Summerhill

«Prima la felicità. Solo in un secondo momento allora ci si può preoccupare di “quello che vorremmo fare da grandi”: di diventare politici, avvocati, scrittori, artisti, artigiani ecc. L’apprendimento, ripeto, è parte naturale e spontaneo della nostra vita, se esso viene accompagnato da una radicale possibilità di scelta. Qualcuno di noi magari diventerà un neurochirurgo, un matematico, ma altri preferiranno semplicemente coltivare frutta o diventare falegnami. Tutti noi, nel corso degli anni mutiamo per quel che concerne le nostre aspirazioni e i nostri bisogni e il sistema educativo deve riflettere questa possibilità di continua variazione e non escluderla a priori. Il modo con cui noi stessi impariamo, si sviluppa attraverso la pratica della libertà, la capacità e la possibilità di scegliere e di fare degli errori. … Essi hanno bisogno di tempo per poter giocare ed esprimere queste necessità di crescita e, soprattutto, di essere felici. Noi adulti, dunque, dobbiamo saper costruire questo ambiente per i giovani studenti. A Summerhill noi crediamo profondamente che prima arriva la felicità come sviluppo emozionale dell’essere umano, e poi viene la scelta riguardante la costruzione del proprio progetto di vita. Sono già novantatré anni che Summerhill attesta pubblicamente che “i bambini/e possano essere considerati a pieno titolo soggetti degni di fiducia”, e che possano dunque prendere decisioni autonome per ciò che riguarda il loro futuro e le loro scelte fondamentali di percorso. Quando ai bambini viene riconosciuto tutto questo, essi crescono con equilibrio in una atmosfera di entusiasmo generativo per ciò che fanno, confidano in loro stessi e mantengono viva la curiosità d’imparare. Ciò che ha pensato e scritto Alexander Neill, mio nonno, come motto di questa lunga esperienza educativa e sociale, rimane ad indicazione di quello in cui crediamo: da Summerhill è meglio che esca “una persona felice che farà lo spazzino, piuttosto che un nevrotico futuro Primo Ministro”. E questo è il sentimento che ancora echeggia nella Summerhill di oggi.»

Nel corso della conferenza si è fatto riferimento alla grave mancanza di un’adeguata preparazione sugli approcci pedagogici democratici e libertari da parte dei formatori:

«L’assemblea plenaria del quinto convegno della REL ad Urupia, annuisce con consapevolezza d’assieme quando si tocca il tasto del criticare ad ogni occasione d’incontro, nelle sedi delle istituzioni preposte d’autorità all’ “istruzione”, lo stato di ignoranza in cui i giovani laureandi si trovano (e vengono tenuti) al cospetto di una lunga teoria di “corpi e pensieri” che hanno agito nei secoli, nell’ambito del fare educativo libertario. Si precisa che idee, personaggi, esperimenti pedagogici che si sono succeduti addirittura dall’antichità ad oggi (in questo caso risulta importante rivedere e sottolineare il prezioso percorso degli Stoici greci e di quelli latini), come si accennava precedentemente, “scompaiono” regolarmente dai manuali consigliati proprio a coloro che dovrebbero diventare i “formatori” della futura scuola italiana. E già il fatto di definire a livello istituzionale elevato (l’università, appunto) “Formazione” il lungo circuito di stretto contatto con bambini/e e ragazzi/e che porta alla crescita integrale della persona, e non “auto-formazione”, la dice lunga sul modello d’approccio tuttora proposto a coloro che desiderano diventare “esperti operatori” in un’arte così complessa e al contempo semplice, umile, quale quella dell’accompagnamento educativo. Anche solo in questo enunciato: “Formazione”, che diventa subdolamente concetto “accettato in automatico”, risiede il “quid decisivo” dell’azione consapevole o meno (consapevole per le istituzioni, meno consapevole per i laureandi) del potere di formare i soggetti. Ecco dunque che, partendo da questa considerazione, già “il pensabile” scaturente dalla critica libertaria sull’educazione, dovrebbe interessarsi all’individuazione del “legame esistente tra educazione e potere” e proporre pensieri e pratiche di risposta concreta per la costruzione di percorsi dediti ad un opposto dello stato di cose generale, ovvero agire nell’ambito di un’educazione alle libertà, con connotazioni radicalmente anti-autoritarie, in una quotidianità ambientale (tutta da progettare e costruire) d’autonomia ed autenticità.
Gli esperimenti, che, con la costanza della tenuta operativa nel tempo, costituiscono la concreta ossatura dell’educazione libertaria, hanno la forza e la capacità di rimettere perennemente in discussione il paradigma tradizionale educativo (trasmissione del sapere = perpetuazione del potere ed esercizio del controllo delle menti) e di smantellare, strada facendo, lo stesso concetto strutturale di “Pedagogia” come scienza che si occupa in toto di teoria dell’educazione. L’apertura di una “via di fuga” (per dirla alla Gilles Deleuze) esprimibile dall’educazione libertaria, crea le condizioni decisive per lo smantellamento di tutto quel processo sclerotizzato e molto spesso repressivo che si è venuto ad accettare più o meno supinamente negli anni: ovvero del dare l’educazione dei bambini/e e ragazzi/e in mano a degli esperti. Ed è forse proprio qui il nodo cruciale di pensiero e della meditazione che gli intervenuti al convegno affrontano: l’educazione deve rimanere, in modo del tutto naturale nel “potere” di coloro che la vivono e la crescono: i giovanissimi e i giovani, appunto, non altri, non “maestri”, non “professori”, non “tecnici e baroni”.
L’educazione libertaria annulla la divisione e gli “assoluti” disciplinari, vede nel percorso auto-educante (specie se lungo), l’esprimersi fattivo di una profonda azione sociale e politica anti-autoritaria, non adultocentrica, anti-gerarchica e, contemporaneamente e coerentemente a-statica e propositiva».

Estratto di “Noi della REL” da A-Rivista Anarchica:
vi consigliamo la lettura completa

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