Il diritto di riflettere insieme agli altri su quello che leggi

Ivan Rachieli dal Kit di Sopravvivenza del Lettore Digitale

Il social reading è una cosa bellissima, di cui ultimamente parlano in molti e che allo stesso tempo in qualche modo non esiste. Social reading è anche un’espressione bruttissima, secondo me: forse perché dirlo in inglese serve a mettere l’accento su una specificità tecnologica che invece probabilmente non conta poi così tanto, e che tende a distrarre un po’. Se togli la tecnologia di mezzo per un attimo e ci pensi bene ti accorgi che si tratta semplicemente delle cose che si sono sempre fatte intorno ai libri e alle storie, però usando altri mezzi. Mezzi che magari sono più moderni, diciamo, ma che servono a raggiungere scopi che con la tecnologia c’entrano poco o niente: e invece c’entrano moltissimo con le persone e con i loro bisogni, con le comunità che si formano, con la voglia di parlarsi e divertirsi insieme.

Questo per dire che quello che serve prima di tutto è un’attitudine, una forma mentale: il social reading non è un software, un prodotto, un’applicazione o un social network. Piuttosto, social reading è un modo di abitare la rete – o, detto diversamente, è la risposta a questa domanda: come si utilizzano internet, i contenuti online e i testi digitali in modo da continuare a essere lettori consapevoli, carta o non carta?

Esattamente come succede con la lettura offline, il cuore di tutto è e resta la propria rete di contatti: la propria rete sociale. Ognuno di noi ne ha una, e il web non ne altera né le regole né il funzionamento: se amiamo la lettura è molto probabile che i nostri amici condividano la nostra stessa passione. Il punto – se si vuole diventare membri attivi della propria comunità di lettori – è portare le conversazioni sui libri in superficie, visibili, accessibili.

Per farlo non serve abbandonare luoghi che molto probabilmente si frequentano già: Facebook, ad esempio, è un ottimo posto da cui iniziare: c’è il profilo personale dove condividere le proprie letture e le proprie opinioni, ci sono le pagine ufficiali di autori ed editori da seguire e su cui discutere, ci sono le pagine create da altri appassionati, ci sono i gruppi, per i fedelissimi.

Volendo, potrei decidere di fermarmi qui: se si mira all’essenziale è davvero così semplice. Le pratiche sociali che ruotano intorno a quello che si legge sono sempre le stesse, le esigenze si possono elencare molto facilmente: vuoi scoprire cose nuove – il prossimo libro da comprare, che c’entra oppure no con l’ultimo che hai letto – vuoi leggere insieme ad altri e poi commentare, vuoi dire la tua dopo aver letto, magari vuoi addirittura avere la possibilità di scrivere insieme. In ogni caso, quello di cui si ha davvero bisogno, l’elemento determinante – sempre, comunque – sono le altre persone.

Il modo in cui si costruisce la propria presenza online, la cura con cui si costruiscono e gestiscono i rapporti nel corso del tempo – questa è la parte veramente difficile: essere membri di una comunità, mettersi in gioco, impiegarsi per tenere alla larga chi cerca di piantare zizzania, avere cura di quanto si è costruito e che appartiene a tutti, dimostrare passione, saper parlare con misura, saper ascoltare con attenzione.

Compreso questo, ovviamente gli strumenti servono e aiutano. I più semplici, i più essenziali, restano i miei preferiti, quelli che mi sento di consigliare a chi sta iniziando. Oltre a Facebook, Twitter è ottimo sia per costruire la propria rete sociale, sia per restare in ascolto di  autori, editori, giornalisti e in generale persone il cui parere si considera importante. L’hashtag #fridayreads guida alla scoperta di nuovi titoli, e c’è chi ha tentato esperimenti di lettura e riscrittura condivisa: uno tra tutti – ma se si impara ad ascoltare se ne trovano molti altri, sempre nuovi – @PaveseCesare, che insieme ai suoi followers ha letto e riscritto prima La luna e i falò (#LunaFalò), poi i Dialoghi con Leucò (#Leucò). Ecco la mia lista.

Scoprire e consigliare il prossimo libro da leggere è qualcosa che cercano di fare in molti. Una cosa che si può fare è andare per librerie, scoprendo che i librai (online) servono ancora, e molto. In italia Bookrepublic e Ultima Books fanno un ottimo lavoro di selezione, scoperta e aggregazione, e anche gli algoritmi di suggerimento di Amazon funzionano piuttosto bene – specialmente se si è agli inizi e si cercano libri diversi tra loro: altrimenti dopo un po’ iniziano a deludere, e a ritornare sempre sulle stesse proposte.

Anche i social network dedicati a chi legge sono utili per scoprire, consigliare e farsi consigliare. Fanno questo e vanno oltre: consentono spesso di organizzare la propria libreria, di commentare, recensire, discutere di quello che si è letto. Anobii (fondato nel 2006) è stato il primo a crearsi un pubblico interessante – specialmente in Italia, senza che nessuno abbia mai davvero capito perché: ultimamente è caduto un po’ in disgrazia, ma nonostante tutto conserva una base di utenti fedeli e appassionati. Altrimenti c’è Goodreads: comprato da Amazon, che punta moltissimo sulla scoperta e sui suggerimenti della propria rete di amici. Molti utenti italiani di Anobii si sono spostati lì nel corso degli ultimi anni. Ancora indipendente e al servizio dei suoi utenti, Library Thing è un’ottima alternativa, da provare.

Leggere, selezionare, consigliare, dire la propria: molti strumenti – specialmente i più recenti – cercano di posizionarsi all’intersezione di queste attività, cercando di dare ospitalità a tutte le pratiche che stanno intorno alla lettura: prima, dopo, durante. Readmill è un’applicazione (per iPhone e iPad) che si propone di fare esattamente questo: si può comprare, leggere, condividere le proprie letture, suggerire, evidenziare i passaggi più salienti e condividere anche questi.

Tra l’altro, il lavoro sulle sottolineature e sui commenti a singoli passaggi del testo – i marginalia – è uno dei più interessanti e suggestivi. Unire i passaggi più citati alle note a margine dei lettori è un modo per dare al testo un ritmo nuovo, nuove gerarchie: arrivando alle estreme conseguenze, è possibile immaginare opere inedite formate unicamente da questi contenuti laterali. In questo senso – e se si abbandonano per un attimo i libri – fa un ottimo lavoro Findings, che consente di evidenziare e condividere passaggi delle pagine web, funzione a cui unisce l’inline highlighting: la possibilità di vedere navigando cosa di un certo testo hanno evidenziato gli altri utenti, cosa hanno commentato.

Per leggere e commentare insieme c’è anche Bookliners – startup italiana che mette a disposizione dei suoi utenti un ambiente sociale – e Wattpad, che invece si concentra molto sulla scrittura. Col tempo Wattpad è diventato un luogo dove leggere e commentare i testi – prevalentemente narrativa – durante (e non necessariamente dopo) il processo di scrittura, ed è frequentato anche da scrittori di fama internazionale: non ultima, e piuttosto nota in Italia, Margaret Atwood.

Del resto internet ha sempre favorito la ricerca di forme e spazi adatti alla scrittura sociale, collettiva, collaborativa. Oltre a Wattpad voglio citare tre esperienze italiane interessanti: THe iNCIPIT – in cui sono i lettori a scegliere di volta in volta quale direzione far prendere alla storia; 20lin.es – in cui si scrive insieme, venti righe alla volta; e SIC (Scrittura Industriale Collettiva), che ha prodotto – oltre a un metodo funzionante e ben strutturato, per cui tutti scrivono tutto e i direttori artistici selezionano e uniformano  – anche alcuni racconti e un romanzo.

Comunque, qualunque sia la direzione che decidiate di prendere, è importante ricordare il nostro punto di partenza: nessuno di questi strumenti potrebbe mai esistere senza i suoi utenti, la comunità di lettori che li rende vivi. E può darsi – come è successo a me – che ci si accorga, dopo aver molto girato e provato, che gran parte della sostanza di cui si è alla ricerca si trova in luoghi apparentemente periferici e laterali: nei commenti ai post più appassionati di lettori e scrittori, nei forum – che ospitano la forma più essenziale della conversazione online, e che proprio per questo resistono impassibili allo scorrere del tempo – nella voce delle persone che decidono di mettersi in gioco, venire allo scoperto e disporsi al servizio della propria comunità.

Per farlo ci vuole molta intelligenza, e molto coraggio: resta questo, per tutti, il compito più difficile.

 

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