Intervista a @CasaLettori, un account che è social network

Casa_LettoriTanta attenzione merita chi dedica se stesso alla pura condivisione delle proprie passioni con gli altri. Nel mettere in comune il gusto per la lettura su Twitter, Casa Lettura non è arrivata prima, né sarà l’ultima, ma ha modo tutto suo, che l’ha portata in poco tempo ad avere  un grande “seguito”.

Maria Anna Patti, 57 anni, biologa siciliana, chiuso il suo laboratorio di analisi cliniche a Cinisi, città di Peppino Impastato, a causa di «pesanti ingerenze di un territorio difficile», arrivate dopo sette anni di fruttuosa attività, si trasferisce con il marito ad Alcamo e da allora si dedica quasi eslusivamente alla sua grande passione: la lettura, e la sua promozione.

Per anni fa volontariato nelle scuole, corsi di lettura e scrittura, cerca di sensibilizzare, senza successo, le amministrazioni locali a cooperare per creare opportunità culturali in quei territori, dove lei ha scelto di fare antimafia attraverso la cultura.

Poi, un anno fa, capisce che può essere più efficace e meno dispendioso di energie rivolgersi a una platea più vasta. Apre così, nel febbraio 2014, un profilo Twitter, attraverso cui i lettori si possano confrontare. Nasce così @CasaLettori.

Qualcuno potrà pensare, tutte queste parole per un account Twitter. Il fatto è che Casa Lettori può insegnarci qualcosa, a ben guardare. Per fare un primo esempio, a riconoscere che non servono grandi dispieghi di energia (solitamente altrui) per parlare di libri.
I social network nati con l’obiettivo di creare community di lettori assomigliano spesso più a centri commerciali che a piazze di libera partecipazione. Casa Lettori è diversa: è una lettrice qualsiasi (superlettrice, ma senza altri scopi che la lettura stessa) che sa fungere da nodo (o tanti nodi quanti sono gli hashtag usati) di una vasta e libera rete. Come? Partecipando al pari degli altri, senza cercare di ottenere qualcosa dalla rete a cui appartiene.

Non fa critica letteraria, per scelta, anche se inizialmente ci aveva provato, perché le recensioni, secondo la sua personale esperienza, «non le legge nessuno». Il metodo che ha invece scelto è quello della citazione letteraria, brainstorming di citazioni collettive attraverso quei catalizzatori di attenzione e coinvolgimento che sono gli hashtag, su una piattaforma in cui già stanno (quasi) tutti i lettori connessi a Internet, Twitter.

Il lavoro delle riviste letterarie non è, in genere, propriamente quello di “consigliare” o “invogliare” alla lettura, ma condividere riflessioni approfondite sulle opere letterarie e i loro autori con una comunità di lettori solitamente affezionati. (Che poi andando bene a vedere ogni blog/rivista ha una sua personale missione, come ben raccontato dai loro fondatori nelle interviste a loro dedicate, raccolte poi nella Guida Galattica delle Riviste Letterarie Digitali.)
Quello che invece si prefigge Casa Lettori è arrivare alle masse presenti su Twitter, stuzzicando la curiosità e la voglia di leggere insieme attraverso le parole stesse dei libri. (E che questo funzioni lo dimostra anche il successo di social network come 10 righe dai libri).

La sua genuinità e volontà di essere efficace nella promozione della lettura, a mio avviso, fa di lei, attualmente, una delle figure più originali del nostro panorama letterario-editoriale. Sembra poco a voi dedicare la propria giornata alla lettura di libri e alla promozione gratuita di questa attività lasciando spazio ai semplici lettori, senza giudizio, senza tentativo di sfruttamento economico, senza voler apparire, ma con tale garbo, cura ed efficacia nell’utilizzo dello strumento informatico scelto?

In più Maria Anna è anche simpatica.

Maria Anna, la prima cosa che i più notano di te sono i 20mila follower in un anno e i numerosi hashtag entrati in Tendenze Twitter grazie a te… non c’è male, tu che ne pensi?

Il merito è dei lettori, sono loro che avevano bisogno di uno spazio così, in cui essere ascoltati, e quando l’hanno trovato l’hanno usato.
Inizialmente editori e giornalisti erano perplessi, dicevano “e chi è ora questa qui”, ora finalmente hanno capito che i lettori sono a casa loro.

Qual è il tuo metodo di lavoro?

Prima di tutto io con i libri non ossessiono mai, uno stesso libro lo promuovo anche nel corso di un mese, senza spingere su quello costantemente.
Poi, preferisco lasciare spazio ai lettori, retwittando i loro contributi, intervenendo solo ogni tanto. Retwitto solo una parte di quello che mi arriva in menzione o sugli hashtag che promuovo, ma comunque già quella parte è un lavoro a tempo pieno…

Come ci riesci?

Adoro leggere, sono disoccupata, e sono insonne!

Hai una missione?

Credo nel passaparola, funziona, grazie ai lettori anche io ho scoperto tantissimi nuovi autori. Il mio scopo è rendere i libri familiari.

Quali sono i principali hashtag con cui hai lavorato?

Gli hashtag in Tendenza sono stati tantissimi, per esempio #LaMiaPoesia#classicidaleggere, #emilyinme (con @FChiusaroli di #scritturebrevi), #acenaconunoscrittore / #acenaconunascrittrice  (con @recerusse), #unsaggioperamico (con @silviadavite)…

Un paio di esempi:

In tempo reale:


Il tuo è uno spazio indipendente, slegato da interessi economici…

Sì, non ho nessun legame con particolari case editrici, finora non ho neanche voluto accettare libri in omaggio, per essere libera di scegliere da me quelli di cui parlare… Anche perché noto il fatto che gli editori non mandano pensieri disinteressati, che so, un’agenda dell’anno nuovo, ma solo libri di cui si aspettano recensioni. Io faccio a modo mio.

Che tipo di libri ti piacciono?

Sono proprio onnivora! Certo mi concentro un bel po’ sulla narrativa contemporanea, sia perché mi piace capire i tempi in cui vivo, sia perché non mi deve sfuggire nessuna novità, con la mia attività “pubblica”. Leggo e promuovo anche saggi, anche se ci vado coi piedi di piombo… ma vedo una buona risposta dei lettori. Per esempio ultimamente abbiamo parlato di Emil Cioran e di Ingeborg Bachmann.

Cosa hai imparato in quest’anno di impegno nella promozione di libri?

Che spesso sono gli stessi editori a lasciare che i libri finiscano subito nel dimenticatoio, e se neanche loro si fidano dei loro prodotti perché dovrebbero farlo i lettori? C’è poca promozione, poca capacità di dialogare con i lettori. In particolare poi non parliamo dei libri che non sono novità: io cito anche quelli vecchi che nessuno più prende in considerazione, nemmeno chi li ha creati.

Hai occasione di incontrare i lettori della tua “rete” di persona?

No, tranne rare occasioni, come ieri a Palermo alla libreria Modusvivendi dove mi hanno invitato a presentare un libro… sono rimasti contenti, forse perché capiscono che mi metto volutamente un po’ da parte, lascio parlare i lettori.

Speranze e progetti per il futuro?

Ho aperto un blog e poi ci ho ripensato. Potrei fare la promoter di libri, ma non lo so. Mi piace fare quello che già faccio!

casalettori
Immagine realizzata da @rospeinfrantumi da un’opera di Frank Halmans

 

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