Una rete di biblioteche personali: domande a Social Book, progetto n°27 di cheFare

cheFare: 7 domande a SOCIAL BOOK, progetto n°27

Alle nostre domande risponde Giancarlo Briguglia.

Cos’è Social Book?

È un social network di prestito di libri tramite cui ogni utente mette a disposizione di tutti gli utenti la biblioteca personale che possiede in casa.

Come nasce l’idea?

Da una semplice constatazione: a una sempre più ampia rete di contatti online corrisponde una riduzione delle reali conoscenze nei quartieri delle nostre città. I gusti e interessi letterari (dal volume di giardinaggio al romanzo di genere) segnano immediatamente la sfera di conoscenze del lettore; perché allora non creare, attraverso il diretto scambio di libri tra lettori, una rete di prossimità e di affinità che avvicini i cittadini?

Che esperimenti analoghi conosci, anche all’estero?

Credo non esistano realtà analoghe. L’aspetto più innovativo del nostro progetto risiede nella capacità di utilizzare la tecnologia dei social network per estendere la rete di conoscenze in profondità, non in ampiezza. Non ci interessa mettere in contatto, ad esempio, i residenti sardi con i residenti friulani; piuttosto abbiamo a cuore far incontrare, con l’idea della lettura, i vicini, i dirimpettai, gli abitanti del rione. È la via più diretta per innescare una cittadinanza attiva e una più efficace circolazione delle idee.

Cosa avete imparato nel bene e nel male da esperimenti come quello di Bookcrossing, LibrosLibres, ecc.?

Le realtà che hai citato sono molto belle. Sono due i principali insegnamenti che, per osmosi e per opposizione, abbiamo imparato da progetti di questo tipo. Le piattaforme online devono poter superare i confini telematici per farsi reali: l’incontro tra persone è importante avvenga ancora a tu per tu. I guadagni non si fanno sugli utenti ma gli utenti sono veicolo per ottenere guadagni, per creare ricchezza, non solo economica.

Che ne pensi della situazione delle biblioteche? Come vorresti cambiasse?

Le biblioteche sono sempre più in difficoltà. Non hanno fondi a sufficienza per soddisfare la richiesta dell’utenza. Se al circuito delle biblioteche si aggiungessero le biblioteche personali che ciascun nucleo familiare possiede in casa, si avrebbe un servizio all’ennesima potenza. Mi piacerebbe che in futuro le biblioteche rionali, molte delle quali sono a rischio chiusura, divenissero il luogo deputato allo scambio libri tra piccole biblioteche personali.

In che modo pensate di sostenere i costi di questa rete online?

Un social network non è assimilabile a un insieme di clienti e il suo business model non è riducibile a un modello dei ricavi. La nostra è un’idea che vuole essere adottata da comuni, circoscrizioni, biblioteche; e che intende coinvolgere i privati del settore editoriale e sociale. In questo modo una rete di quartiere può velocemente attirare un guadagno diffuso che sostenga il progetto e faccia crescere, su un piano economico e della visibilità, i partner.

Parli di enti locali, aziende e privati possibili “partner”. Ci fai qualche esempio del modo in cui queste tre diverse entità potrebbero entrare in partenariato con Social Book?

Abbiamo già visto come le biblioteche possano interagire con Social Book. I comuni, e i loro specifici assessorati, possono sfruttare la nostra piattaforma per censire, in modo inedito, la cittadinanza (in base a saperi, letture e conoscenze), per comunicare iniziative ed eventi legati al mondo della lettura e per promuovere politiche sociali in modo rapido e innovativo. I privati e le aziende -intendo dire, librerie, case editrici, fondazioni, spazi culturali- possono immettere nei circuiti locali informazioni riguardanti le proprie attività -reading, happening, promozioni, pubblicazioni, eventi- e rendere più confidenziale il rapporto con la clientela. I cittadini avranno da guadagnare da ciascun partner.

È un progetto imprenditoriale o volontaristico?

Il nostro è un progetto di innovazione tecnologica per il sociale. Sta più alla politica indirizzare i suoi cittadini a una chiara definizione di “volontariato” e di “imprenditorialità”; perché le nuove generazioni, di cui noi siamo esponenti, sono state abituate a confondere i confini di queste due sfere semantiche. Il premio per la cultura CheFare è bello perché scardina i paradigmi su cui ci ostiniamo a poggiare il nostro agire collettivo. Va da sé che noi vorremmo fare di questo progetto un’attività.

Però se una attività che si dichiara di utilità sociale e anche senza fini di “lucro”(diverso da “sostenibilità”), viene percepita come più indipendente da interessi e compromessi commerciali e quindi più a puro beneficio della collettività; e la percezione si sa che modifica il comportamento…

Hai ragione. Il problema della percezione, però, dipende da questioni più complesse, culturali e politiche. Per non divagare, quanti concorsi conosci che mettono in palio 100.000 euro per la realizzazione di un progetto che vuole essere di innovazione tecnologica per il sociale? Pochi, pochissimi.

L’idea è tua, che altre competenze sono state coinvolte (anche a livello di scambio di opinioni), e a che titolo?

Naturalmente mi sono confrontato con amici e conoscenti competenti in ambito di innovazione tecnologica, comunicazione e media, editoria e politiche sociali. Attualmente mi occupo di editoria, comunicazione e televisione; gli amici di The Lab hanno percorsi diversi che, però, si intersecano in più punti: dalle arti visive alla grafica, dalle app al web design; dalla e-commerce al social marketing, dalla comunicazione allo story telling. Quando ho incontrato Marco mi ha particolarmente colpito un progetto ormai accantonato, The Book Date, in qualche modo simile a quello da me sviluppato. Personalmente sono affascinato dalla città, da quello che accade nelle metropoli.

Senza la vincita di cheFare… che fareste?

CheFare è una vetrina importante. Non dovessimo vincere cercheremmo di sfruttare la visibilità ottenuta in queste settimane per trovare nuovi canali e realizzare comunque il progetto. Abbiamo ricevuto diversi apprezzamenti che ci fanno sperare per il futuro. Adesso, però, le nostre energie sono tese a raggiungere la finale. Il nostro progetto è il numero 27. Per votarci, e servono i vostri voti, potete cliccare qui. Una breve presentazione del nostro progetto è disponibile qui.

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2 pensieri su “Una rete di biblioteche personali: domande a Social Book, progetto n°27 di cheFare”

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