Amazon e Goodreads: ma i lettori sono davvero in vendita?

Amazon e Goodreads: ma i lettori sono davvero in vendita?Che succede se il più grande player dell’editoria globale compra la più grande rete sociale di super-lettori?

È stata la notizia che, nelle ultime settimane, più d’ogni altra ha calamitato l’attenzione del mondo del libro: Amazon ha appena speso la (presunta) cifra di 150 milioni di dollari per l’acquisto di Goodreads, social di recensioni di lettura fondato nel 2007.

Creare liste di libri apprezzati, leggere le opinioni altrui, tracciare le proprie letture passate e future e ottenere consigli letterari personalizzati: sono queste alcune delle funzioni di Goodreads, i cui 16 milioni di utenti “scoprono” dal sito una media di 4 titoli al secondo. Secondo quanto affermato dal co-fondatore Otis Chandler, l’acquisizione «non cambierà l’esperienza Goodreads», che «continuerà a essere la meravigliosa comunità che ci è tanto preziosa», bensì servirà ad «accelerare [il suo] arrivo a milioni di lettori in tutto il mondo».
Non che Goodreads, senza l’aiuto di Amazon, finora se la sia cavata troppo male. Il sito di book discovery comprende 23.000 recensioni e, dalla sua creazione, ha realizzato una crescita di circa il 50% annuo per un totale di 11.2 milioni di visite mensili da tutto il mondo (in proporzione, basti pensare che il social concorrente Library Thing ne conta appena 540.000, mentre il “nuovo papà” Amazon può vantarne ben 87 milioni).

Ma la notizia dell’acquisizione ha colpito gli utenti di Goodreads come il classico fulmine a ciel sereno, e le reazioni, innanzitutto su Twitter, sono state prevalentemente negative: «Vi preferivo quando eravate dei pionieri indipendenti» commenta una lettrice. E un’altra osserva che la mossa è «da str**i, ma intelligente».

Ben più duro il commento dell’Authors Guild, l’associazione degli scrittori statunitensi, il cui presidente Scott Turow giudica la notizia «Un esempio da manuale di come si costruiscono i monopoli nell’era di internet», giudicando che Amazon abbia agito col preciso intento di mettere a tacere una delle importanti voci indipendenti del mondo dei libri. L’attacco va ad aggiungersi al già numeroso elenco di critiche dell’associazione nei confronti del gigante online: nell’ultimo anno, il Guild aveva accusato Amazon di voler «distruggere il mercato del libro» con la sua politica di sconto a tutti i costi. Non solo: Turow si era anche già unito al coro di voci di protesta, lanciando allarmi di condotta anticoncorrenziale allorché la società di Jeff Bezos aveva annunciato di voler registrare i domini internet .book, .read e .author.

Qualcuno cavalca l’onda del malcontento, scatenandosi a suggerire alternative per chi sia proprio deciso a non visitare più Goodreads: Teleread ne segnala sei, Bookriot addirittura dodici: Library Thing, il concorrente più gettonato, è considerato più raffinato e preciso nelle sue funzioni ma meno “sfizioso” in termini di interazione sociale. Molti altri cercano di comprendere meglio la strategia che deve aver spinto Amazon a volersi impadronire del social di recensioni librarie.

Perché, in definitiva, Amazon ha deciso di acquistare Goodreads?

La prima considerazione arriva dal Wall Street Journal, che ha interpellato Mike Shatzkin di Idea Logical, società di consulenza per case editrici: «Quella di Amazon è una mossa brillante. Se lavori nel marketing dei libri, i due elementi che tieni più in considerazione in termini di opportunità di marketing online sono Amazon e Goodreads (….). Viene da domandarsi se per caso i concorrenti di Amazon stiano dormendo in piedi. Come hanno potuto lasciare che accadesse?».
Premessa ulteriormente elaborata dalla Harvard Business Review: «La risposta, secondo noi, è da cercarsi nei cambiamenti in atto nella natura della ricerca di opinioni nell’era digitale (…). Attraverso i media digitali, [i consigli letterari] sono divenuti più accessibili e potenzialmente più virali che mai. Nell’insieme, i consumatori possono ottenere una quantità di consigli per gli acquisti ben maggiore attraverso il loro smartphone in un istante di quanta ne possano ottenere guardando pubblicità, ascoltando i consigli di venditori o persino chiacchierando con i loro amici.»

Lo conferma The Atlantic, che fa un’ulteriore considerazione su chi siano veramente i recensori di Goodreads, e in che modo influenzino il mercato del libro: «L’industria editoriale moderna fa affidamento sui “superfan”, lettori affezionati che leggono molto più dell’americano medio, e che poi consigliano i loro amici su quali titoli acquistare. Mediante l’acquisizione di Goodreads, Amazon può attingere a questi superfan. È molto semplice». Si tratta, spiega il giornalista Jordan Weissman  citando una ricerca di mercato del Codex Group, del «19% dei lettori che legge il 79% dei libri”, e che poi consiglia quei titoli ad altri proprio attraverso siti come Goodreads. “Amazon ha appena acquistato l’ecosistema dove molti dei lettori più influenti d’America scelgono i loro libri». Il successo di un autore non è più dettato dalla sua posizione su un tavolo espositivo di Barnes&Noble, ma anche l’algoritmo segreto di Amazon, evidentemente, non basta più: la nicchia è stata colmata da Goodreads e dai suoi simili, e Jeff Bezos vi ha appena piantato la sua bandierina.

Senza contare che, unendo le forze con Goodreads, Amazon si è aggiudicata anche una preziosa fonte di feedback per scoprire eventuali autori autopubblicati da lanciare attraverso i suoi nuovi canali editoriali. Tanto che il sito “Let’s Get Digital” ha compilato un elenco dei modi in cui il matrimonio fra Goodreads e Amazon sarà utile a chi si autopubblica, con particolare attenzione ai vantaggi in termini di visibilità e quindi di vendite.  Ovviamente non si può negare che ciò avvenga a prezzo dell’ulteriore crescita di quella che è già una superpotenza del libro: e c’è chi si lamenta che Goodreads non abbia invece scelto di unire le forze con qualcuno che gli permettesse di contrastare Amazon; nella fattispecie la startup Readmill, sofisticata applicazione di lettura online che però, come molte altre, non possiede la rapidità e la facilità d’uso offerta dal Kindle.

Una speranza che fa eco a quelle frustrate dalla parabola storica di aNobii, social italiano del libro ricchissimo di dati preziosi creati e condivisi da una fedele comunità di lettori, ma finora snobbato dai grandi investitori di casa nostra: e che, di recente, è stato acquisito e in parte trasformato nell’ebookstore del supermercato inglese Sainsbury’s.

Aggiornamento del 20/4

A poche settimane dall’annuncio dell’acquisizione di Goodreads da parte di Amazon, il Wall Street Journal riporta che l’accordo ha mandato in fumo un’altra collaborazione importante, che avrebbe avuto come protagonisti il social della lettura e la Apple. Le due società, a quanto sembra, erano in trattative per l’integrazione del servizio recensioni di Goodreads nell’iBookstore di Apple, sul modello di un simile accordo stretto a suo tempo fra Apple e Rotten Tomatoes. Tuttavia, mentre le trattative con Apple languivano in una fase di stallo, Goodreads è stato avvicinato Amazon con la proposta che ha condotto poi al definitivo acquisto.

«Il caso di Goodreads» commenta il WSJ «illustra perfettamente come Amazon e Apple si stiano disputando il ruolo di destinazione preferita dai clienti per l’acquisto di tutti i loro prodotti digitali. Amazon ha di recente guadagnato terreno nel campo del download musicale, che timane tuttavia dominato da iTunes. La posta in gioco si alza, via via che il business degli ebook e quello dei media crescono e divengono fattori sempre più importanti per gli acquirenti di tablet.» Amazon segna dunque un altro punto sugli ebook, mentre la musica è ancora il feudo della mela. Lo spareggio si giocherà forse sull’usato digitale?

 

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