Audible "premia" i suoi autori di audiolibri

Audible "premia" i suoi autori di audio libriAudible, sito di vendita di audiolibri controllato da Amazon, lancia un nuovo programma chiamato “Audible Author Services” in virtù del quale, per ogni audiolibro acquistato attraverso Audible.com, Audible.co.uk o iTunes, l’autore riceverà un “onorario” di un dollaro, in aggiunta alle canoniche royalties, da un apposito fondo ammontante a venti milioni; gli autori sono inoltre incoraggiati a condividere i link promozionali di Audible sui loro social media affinché l’iniziativa raggiunga un maggior numero di lettori. Il programma non prevede che alcuna parte dell’”onorario” venga assegnata agli editori, sottolineando anzi che si tratta di «un pagamento diretto» all’autore, che potrà «a [sua] discrezione» dividerlo o meno con il proprio agente.

«La gente compra un Neil Gaiman, non un HarperCollins o un Simon & Schuster, perciò questo progetto serve a metterci in contatto con gli scrittori e, si spera, a farli rendere conto delle loro possibilità. Se funziona, potrebbe diventare un canale di abbonamento e vendita» spiega Donald Katz, CEO della compagnia. Fra i primi promotori del sito si conta la scrittrice Margaret Atwood che, sul suo Twitter, ha definito l’iniziativa «un voto di fiducia nei confronti degli autori».

Grazie al servizio “Audiobook Creation Exchange” dedicato agli autori che non dispongono ancora di versioni audio per i loro libri, il programma rappresenta anche un’ulteriore spinta all’autopubblicazione in formato audio; lo stesso obiettivo, in definitiva, che si prefigge il Kindle Direct Publishing, anch’esso di proprietà di Amazon. Riassume Donald Katz: «Viviamo in un’era di autosufficienza (…) e questa è l’ultima generazione di autori che possono permettersi di considerarsi gentiluomini vittoriani al di sopra del mercato, perché editori e agenti non hanno più i mezzi per sostenerli».

Immagine | Robert Shadbolt

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Un pensiero su “Audible "premia" i suoi autori di audiolibri”

  1. Sono d’accordo con @Alessandro. Penso da esperienza (sono editore digitale di audiolibri) che ognuno debba fare il suo mestiere. Tanto più in un settore “delicato” come l’audiolibro dove la qualità del contenuto non consiste solo nel testo ma nella lettura, nell’interpretazione, nel montaggio, nella post-produzione… nello stile complessivo del titolo. Gli aggregatori puntano in questa fase unicamente a caricare di quantità di contenuti le loro piattaforme, per massimizzare la coda lunga (App Store in questo è emblematico). I penalizzati sono TUTTI i produttori di contenuti (in questo identifico in senso unitario editori e autori), i lettori vengono favoriti? Sì e no. Sì perché dispongono di una quantità enorme di contenuti a basso costo. No perché sempre più difficile diventa la scelta di trovare contenuti editoriali veri (cioè professionali e di qualità) rispetto all’inevitabile ciarpame (lo dico in senso neutro e puramente tecnico) determinato dalle politiche accumulatrici degli aggregatori. Credo però che sia una fase, una classica fase in un mondo appena nato come quello del digitale. Come al solito si verificheranno dei riequilibri, perché i sistemi tendono alla crescita e all’omeostasi. La corsa all’oro del self-publishing durerà il tempo che deve durare: magari renderà qualcuno milionario e la massa sul lastrico (come la corsa all’oro del West), oppure eliminerà del tutto gli editori, oppure di self-publishing tra un anno non sentiremo più parlare. L’editoria riguarda l’espressione dell’umanità. È una realtà così vasta che, qualunque forma assuma, continuerà a prosperare.

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