Ebookfest: audiolibro tra formato unico e pregiudizi

Ebookfest: audiolibro tra formato unico e pregiudiziL’Ebookfest, nome a parte, non si è fatto mancare un interessante convegno sugli audiolibri. A condurre la tavola rotonda  “Le mille e una forma del digitale: l’audiolibro”, Valentina D’Elia, di Area51 Publishing, che ha dettato gli spunti di una lunga e partecipata discussione in cui si sono alternati nel raccontare la propria esperienza personale Cristiana Giacometti, co-fondatrice Il Narratore Audiolibri, e Giacomo Brunoro, direttore editoriale della giovanissima La Case Books.

Il primo dato a emergere è stato la sostanziale indifferenza del mercato italiano, critica e librerie in primis, nei confronti del prodotto audiolibro. Tanto da aver indotto Il Narratore a rinunciare al proprio ufficio stampa: inconfutabile dato di fatto è apparso, dopo molti anni di tentativi, che i giornalisti non ascoltano gli audiolibri. Sembra che l’interesse del media tradizionali si manifesti soltanto una volta all’anno per presentare al pubblico il solito articolo che li tratta esclusivamente come fenomeno di costume.

Eppure i pur pochi editori presenti sul mercato italiano sembrano incontrare un bacino di appassionati sufficiente a rendere l’impresa economicamente sostenibile. Questo è quanto ci hanno assicurato sia Cristiana Giacometti sia Giacomo Brunoro, di certo suscitando l’invidia dei tanti editori di ebook che durante l’Ebookfest hanno viceversa esternato più o meno chiaramente la loro grande difficoltà a far quadrare i conti in un mercato ancora troppo esiguo, sebbene in crescita di certo più rapida. Un punto importante resta per ora a favore degli audiolibri: l’unicità del formato in commercio. L’mp3 è l’unico standard utilizzato, quando invece i libri digitali sono frantumati in numerosi formati aperti o proprietari, che rendono arduo per molti lettori fare la scelta giusta o giostrare quello prescelto tra i vari dispositivi di lettura a disposizione.

A detta di Giacometti, in Italia si deve ancora lottare col pregiudizio che vede l’audiolibro essenzialmente come un prodotto editoriale riservato ai non vedenti. Niente di più falso: gli appassionati ci sono, e non mancano testimonianze di come la lettura ad alta voce (fatta e fruita) sia in grado di ottenere grandi risultati in campo educativo e come stimolo alla lettura. Pioniere nel suo campo, Il Narratore si è scontrato all’inizio della sua attività, nel 1996, con le carenze infrastrutturali italiane (assente o lentissima connessione internet) e con gli altissimi costi di stoccaggio online dei file audio. Inevitabile allora la scelta di vendere i propri audiolibri su supporto esterno (cd): necessità dalla quale si è affrancato nel 2011, anno a partire dal quale la sua produzione è esclusivamente di mp3 per il download.

Giacometti ha anche fatto notare che nel nostro paese di fatto manca la figura professionale del lettore di libri davanti a un microfono. Le esigenze di tale performance sono infatti peculiari e talvolta lo speaker o l’attore di teatro non sembrano in grado di afferrarle. Per questo motivo sono in via di preparazione, ci ha anticipato Giacometti, corsi che formino tale figura proposti direttamente da Il Narratore che possiede un proprio studio di registrazione. Attendiamo di saperne di più per fornirne meglio i dettagli in un successivo articolo.

Giacomo Brunoro ha raccontato i tratti originali del suo progetto editoriale, che ha avuto inizio nel 2010, incentrato su “testi pop” che raccontano i casi di cronaca e “i grandi misteri” della storia. E che, a differenza per esempio, de Il Narratore, sono pensati direttamente per il formato audiolibro, tanto da non presentare affatto la versione testuale. Il catalogo è ancora ridotto (circa 25 titoli, qualcuno in Inglese dato che La Case nasce sull’asse Italia-Stati Uniti). Brunoro ha sottolineato come in Italia siano ancora pochissimi gli editori di audiolibri davvero professionali; perlopiù sono improvvisati, incapaci di curare a sufficienza i propri prodotti.

Proprio la genesi di un audiolibro ci ha incuriosito, e abbiamo cercato di capire come sia composta la redazione di una casa editrice che li produce. Abbiano così scoperto che almeno per Il Narratore e La Case essa è “liquida”, ovvero si basa su collaboratori esterni. La realizzazione è lunga e decisamente artigianale. Accurato e minuzioso deve essere il lavoro degli attori sul testo, per capirlo a fondo e saperne interpretare i tempi e i toni. Dopodiché vi è un lavoro di editing audio, che talvolta implica l’aggiunta di musica o effetti sonori, e deve comunque dettare il ritmo dell’interpretazione anche aggiungendo pause laddove necessario. Indispensabile anche un riascolto integrale per trovare eventuali refusi vocali. Alla fine, ci ha rivelato Giacometti, dietro ogni ora di un audiolibro ci sono all’incirca sette/otto ore di lavoro.

Parlando di novità, Il Narratore sta sviluppando un progetto di “ebook + audiolibro” che intende esplorare la teoria dell’apprendimento imperniato sulla contemporanea lettura e ascolto di un testo. Il progetto è a cura di Maurizio Falghera, ideatore, fondatore e direttore artistico de Il Narratore. E cerca di sbarcare su Didasfera, mirando a stabilire accordi con le scuole, che potrebbero pagare un abbonamento per usufruirne.

Nel frattempo i dispositivi di ascolto/lettura si stanno attrezzando. Il nuovo Kindle Fire HD, ci fa notare sempre Giacometti, offre due funzionalità molto utili in quest’ottica di prodotto: Whispersync for Voice, che permette di sincronizzare la versione ebook e audiolibro di un testo e fruirne alternativamente a seconda delle esigenze senza mai perdere il segno; e Immersion Reading, per ascoltare un audiolibro mentre ci scorrono davanti le corrispondenti parti testuali evidenziate.

In conclusione, tutti gli editori presenti al tavolo erano d’accordo su una cosa: più crescerà il numero di editori e distributori di audiolibri presenti sul mercato, meglio sarà per tutti. Nessuna rivalità quindi, semmai la voglia di fare network che in ambito editoriale non è facile sentire. Cambieranno idea quando il mercato italiano diventerà più appetibile e si popolerà rapidamente di concorrenti?

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