Carta FSC: volere (essere informati) sarebbe potere…

Carta FSC: volere (ed essere informati) sarebbe potereFare libri è  una responsabilità. Spesso si discute di quella nei confronti dei lettori (occorre garantire la qualità delle scelte) e degli scrittori pubblicati (facile, spesso, approfittarsi della loro ingenua ambizione), oltre che dei redattori (il piacere che per molti questo mestiere incarna permette di avere a disposizione molta manodopera sottopagabile). Meno invece si parla di quella che sta a monte di queste e che è la più grande: la responsabilità nei confronti del pianeta.

Sì, perché i libri sono ancora fatti di carta e la carta proviene da alberi, e gli alberi da foreste che devono essere gestite in maniera adeguata per non provocare danni ambientali. Per questo motivo nel 1993 è nato il marchio FSC (Forest Stewardship Council), un sistema di garanzia sulla provenienza della carta che certifica sia le foreste in cui vengono rispettati determinati standard ambientali, sociali ed economici, sia le imprese che lavorano materia prima proveniente da quelle foreste (le tipografie, ad esempio).

In Italia sembra che l’attenzione in questo senso sia ancora colpevolmente bassa, da parte degli editori. E in molti casi la carta non certificata origina da gravi reati ambientali. Lo denuncia Greenpeace che sostiene che molti dei libri stampati in Cina (e molti editori italiani si rivolgono proprio a quelle tipografie, soprattutto per i libri per ragazzi in quanto la stampa a colori su larga scala è molto più conveniente laggiù) provengono da multinazionali che in nome del profitto sfregiano l’ambiente in maniera scellerata e irresponsabile, subordinando al proprio interesse l’equilibrio di un escosistema. Sotto osservazione nel nostro Paese soprattutto RCS Libri e Giunti, che sempre Greenpeace addita come esempio di tale colpevole leggerezza. Per attirare l’attenzione pubblica sulla questione, l’organizzaizone ambientalista ha inscenato all’ultimo Salone del Libro di Torino un’occupazione dello stand della casa editrice Rizzoli da parte dei personaggi delle favole che richiedevano che le loro favole non fossero distribuite ai bambini grazie al frutto di deforestazioni selvagge.

La carta certificata FSC ha come “controindicazione” un prezzo finale leggermente più alto (comunque non in misura tale da giustificare il suo mancato utilizzo), che potrebbe essere facilmente calmierato se solo le case editrici si associassero in gruppi di acquisto così da permettere alle tipografie di effettuare ordinativi maggiori spuntando a monte prezzi più contenuti, con un beneficio a cascata su tutta la filiera. Tropico del Libro pone l’accento su questa scelta virtuosa all’interno del sigillo di garanzia “Editori Trasparenti” che ha coniato di recente: in pratica nel recensire le case editrici italiane sottoponiamo a esse un questionario nel quale sono chiamate a rispondere anche il merito alla carta utilizzata. Sempre sul nostro sito abbiamo segnalato circa un mese fa il buon esempio fornito dal quotidiano La Stampa che ha deciso di utilizzare per le proprie pubblicazioni soltanto carta riciclata secondo il sistema di certificazione forestale PEFC, che costituisce un’alternativa all’FSC. Complimenti a loro e a tutti gli altri: seguite l’esempio!

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