Alleiamoci gli uni contro gli altri: #chefareCON i #magnifici40

Fra i 40 finalisti che hanno superato le prime selezioni del premio cheFare, solo uno riuscirà a ottenere il finanziamento da centomila euro. E se è vero, come scrisse Balzac, che «il più grande pericolo si corre nel momento della vittoria», allora si direbbe che siamo in molti a rischiare.

Ma, a ben guardare, a rischiare cosa? Forse il modo migliore di intendere la competizione per tutti gli interessanti progetti partecipanti è non viverla con l’ansia del traguardo, ma con quella sana paura che obbliga ogni vincitore a impegnarsi molto più di prima. A pretendere di più dal proprio lavoro, ma anche dalla propria immaginazione, spinto dalla coscienza severa di chi si aspetta che un’opportunità non venga sprecata. Per questo motivo durante la fase finale in cui siamo tra i #magnifici40 (come li ha definiti Bertram Niessen sulle pagine culturali del Sole 24 Ore) stiamo lavorando molto più di prima qui a Tropico del Libro, versante Open Culture Atlas. Non per raccogliere voti (anche per questo, certo) ma per sfruttare l’opportunità di essere un po’ vincitori per i prossimi due mesi, fino a che la giuria, dopo il voto del pubblico, non avrà eliminato dalla competizione tutti i progetti all’infuori di uno. In ogni caso siamo del tutto convinti che, comunque andrà, i vari progetti andranno avanti nei loro intenti e ricercheranno altre forme di sostentamento. La cultura ha la testa dura!

Quel che pensiamo è che dovremmo approfittare di questa prima fase di esposizione per rintracciare i punti in comune, discuterli, approfondirli e, perché no, dove possibile valorizzarli con alleanze stabili che rendano i vari progetti più ricchi e completi.

Le sovrapposizioni tra chi è in gara ci sono, tanto che si possono trovare termini chiave ricorrenti nelle varie descrizioni: sostenibilità, accessibilità, comunità, territorialità. Poi ci sono i neologismi della cultura della rete, quelli che richiedono la sintesi evocativa dell’anglofonia: crowdfunding, open content, coworking. Queste caratteristiche comuni non vanno viste come invasioni di campo, sottrazioni di idee o vanificazione di sforzi volti, fra le altre cose, all’originalità. Sono, al contrario, il vero territorio che questa sfida può aiutarci a valorizzare: la prima comunità che possiamo cominciare fin da adesso a costruire per la creazione di un network più stabile di cooperazione futura.

Proprio per questa visione comune che, comunque vada, non ci farà sentire sconfitti, vogliamo stare e invitare a stare in questo gruppone in fuga con una propensione allo studio delle qualità dei nostri “CONcorrenti”, prendendola come un’opportunità di immaginare (e, perché no, cominciare a stringere?) collaborazioni. Proponiamo insomma apertamente di vivere questa prima fase finale, dove potrebbero prevalere la caccia al voto e il sospetto reciproco («Quando gli elefanti combattono è sempre l’erba a rimanere schiacciata», ammonisce un proverbio africano), cercando non solo di far capire “che fare” ma anche “con chi fare” quello che ognuno di noi si propone. Lo chiariremo – per “noi” intendiamo chiunque decida di partecipare all’iniziativa – man mano in una serie di articoli, post e tweet (legati all’hashtag #chefareCON) che sono per noi l’inizio di un’attività di cooperazione. In modo che, da aprile, tutto non finisca con un “non perdiamoci di vista!” di circostanza, ma che si possa agire concretamente assieme sfruttando la scia dello spirito del gioco.

Lo Statuto dell’associazione no profit che abbiamo fondato lo scorso mese, e al cui interno ora si sviluppano Tropico del Libro e Open Culture Atlas, parla ancora più chiaro su questo aspetto: «Il nostro atteggiamento e comportamento nei confronti degli altri individui e dei loro progetti è la nostra prima azione per migliorare il sistema: ascolto, simpatia, gentilezza, accoglienza sono strumenti utili e necessari a perseguire qualsiasi fine di utilità sociale. I Soci si impegnano a tal fine a rifuggire la logica della competizione: considerando e rispettando ogni persona e progetto come unico, nel bene e nel male, e perseguendo con costanza relazioni e alleanze con quelli che ci sono simili o complementari, al fine di valorizzare quelle persone e quei progetti meritevoli, ovvero volti a procurare beneficio al più ampio numero di persone possibile a partire da chi ha meno strumenti per migliorare da sé le proprie condizioni di vita».

Per lo stesso motivo in fase di stesura del nostro progetto per il bando “che Fare” ci siamo guardati intorno per coinvolgere altri progetti sulla piattaforma Open Culture Atlas, strutturalmente pensata per coinvolgere e rispondere così ai bisogni di quante più persone possibile. Ve li presenteremo nei prossimi giorni.

L’iniziativa è aperta anche a chi è spettatore della gara: studiate i progetti non solo per farvi un’idea di chi vorreste votare. Potreste accorgervi che qualcuno fa qualcosa di interessante vicinissimo a voi; che qualcosa che avevate solo immaginato, o sperato, esiste davvero e potrebbe coinvolgervi; che avete dei buoni consigli in serbo…

Quindi, Che fare? Abbiamo un’idea: alleiamoci gli uni contro gli altri!

«La via del saggio è agire, ma non competere» (Lao Tzu)

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2 pensieri su “Alleiamoci gli uni contro gli altri: #chefareCON i #magnifici40”

  1. Idea e modalità di lavoro importante e valida.
    Noi (progetto n. 26, OR@LE) ci siamo sicuramente, magari possiamo anche conoscerci davvero?
    Per ora condividiamo sui social e ci studiamo ulteriormente i progetti, e poi?

  2. Ciao Alice, grazie della risposta e dell’apprezzamento. Siamo a vostra disposizione per parlarne quando preferite, magari intanto via voip visto che siamo distanti (voi Torino noi Roma). Fissiamo un appuntamento via email se volete (scriveteci a info at tropicodellibro punto it).

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