"The Ultimate Ebook Library": piratare ebook è uno sporco lavoro, ma qualcuno lo deve pur fare

"The Ultimate Ebook Library": piratare ebook è uno sporco lavoro, ma qualcuno lo deve pur fareIn questi giorni è in corso una battaglia a viso aperto tra “The Ultimate Ebook Library”, sito pirata di ebook secondo le accuse, e una coalizione di scrittori che tenta in tutti i modi di interromperne l’attività. Lungi dall’arrendersi alle eccezioni legali sollevate, il sito rivendica l’utilità e necessità della sua attività di diffusione gratuita di libri digitali

La questione della pirateria di contenuti editoriali è un dibattito aperto: le teorizzazioni coinvolgono concetti come “bene comune”, etica del consumatore, accessibilità del sapere. Accanto a questioni filosofiche ci sono fenomeni più terra terra, come quello dei “copioni” che plagiano illegalmente libri di successo per trarre in inganno i lettori che faticano a tenere a mente un titolo. In molti casi la lotta alla pirateria avviene “dal basso”, laddove le parti lese (editori, scrittori) si attivano e talvolta coalizzano per convincere le istituzioni preposte a prendere i provvedimenti del caso. Ecco allora la vittoria di un gruppo di editori contro Library.nu, la grande biblioteca informatica versione pirata, oppure il caso dello scrittore che si fa giustizia da solo svergognando pubblicamente (naturalmente sul web) il pirata dei suoi libri. In altri casi si teorizza la preferibilità di ben altri comportamenti di fronte al fenomeno della pirateria, che viene vista come un’«opportunità» e della quale si invita a considerare anche i «vantaggi». Alcuni autori di successo apprezzano simili orientamenti, caso più noto quello di Paulo Coelho, convinto che la pirateria faccia bene ai suoi libri, incrementandone come effetto finale le vendite.

In questi ultimi giorni qualche centinaio di scrittori (il numero cresce di giorno in giorno, al momento è salito a quasi 400) sta facendo fronte comune contro “The Ultimate Ebook Library” (TUEBL), sito web canadese che offre la possibilità di scaricare gratuitamente libri digitali protetti da diritto d’autore. La lotta degli scrittori, partita da Stephen L. Wilson (scrittore ed editore indipendente) nel suo blog, sta mietendo successi, grazie anche al sostegno offerto dagli editori che li pubblicano (pare sia scesa in campo compatta la corazzata dei “Big Six”). PayPal ha già congelato l’account che consentiva a TUEBL di raccogliere donazioni dai propri utenti; anche Amazon ha cancellato il suo programma di affiliazione di cui il sito usufruiva. La sensibilizzazione alla lotta passa attraverso i social: su Twitter per esempio è stato lanciato l’ashstag #piratesahoy, anche se a dire il vero non sembra molto utilizzato.

Di fronte a tale mobilitazione cosa fanno i presunti “pirati”? Si ritirano in buon ordine, fuggendo dal loro dominio web per rinascere magari l’indomani sotto nuove spoglie? Nemmeno per sogno. Sostengono viceversa di non essere colpevoli ma vittime di un attacco che sono gli scrittori a portare e la loro resistenza si consuma alla luce del sole, andando a costituire quasi un manifesto della pirateria (il cui provocatorio titolo è già di per sé eloquente: «TUEBL ha bisogno del tuo aiuto»), che la controparte considera tuttavia come il tentativo disperato di sopravvivenza da parte di chi è ormai alle corde. Andiamo a vedere cosa ci si trova in questa dichiarazione dei “pirati”:

i lettori che stanno unendosi sul web alla protesta contro TUEBL sarebbero semplicemente «fuorviati» con falsi avvisi che denuncerebbero violazioni del Digital Millennium Copyright Act (DMCA), cioè la legge americana che tutela il copyright e le questioni legate alle sue violazioni sul web e alla responsabilità dei provider. Sarebbe insomma un «tentativo evidente, da parte di un ristretto gruppo di estremisti, di costringere gli scrittori a nascondere la testa sotto la sabbia invece di guardare alle nuove possibilità che hanno di far circolare i propri contenuti». Il nobile scopo di TUEBL sarebbe quello di permettere a bambini e adulti di tutto il mondo di accedere a ebook che non potrebbero permettersi di acquistare, garantendo quindi «conoscenza, alfabetizzazione e, cosa ancora più importante, immaginazione a tutte quelle persone le cui mail e lettere di ringraziamento ci riscaldano il cuore ogni volta che ci dicono quanto le abbiamo aiutate».

Accanto agli autori che protestano trovando i loro contenuti su TUEBL (i quali dimostrerebbero in questo modo soltanto di avere «paura del futuro» combattendo un servizio che sarebbe per loro «prezioso»), ve ne sarebbero «migliaia che ci inviano loro stessi le loro opere in modo che i loro fan possano trovarle e condividerle con altri, cosicché alla fine gli scrittori ne avranno maggiori guadagni in proporzione all’accresciuto numero di lettori». Non contento di difendere la bontà e utilità del proprio operato, TUEBL vede e rilancia sul fronte della legalità dichiarando di essere vittima di un assalto informatico (tecnicamente: Distributed Denial of Service) contro il suo sito e i suoi server di posta elettronica: questo attacco, impedendo alle diffide originate da violazioni del DMCA di giungere a destinazione nella sua casella mail, avrebbe di fatto impedito a TUEBL di rimuovere i contenuti illeciti ponendolo proprio per quello in una situazione di illegalità. La soluzione? TUEBL dovrebbe potenziare il proprio sito e i server di posta, ma per farlo necessita di denaro e per questo sollecita nuove donazioni immediate.

La parte finale del comunicato si propone poi di sfatare dei falsi miti che sarebbero stati diffusi intorno alla “Ultimate Ebook Library”:
che prenda soldi: TUEBL sostiene di dare tutto in beneficienza;
che sia illegale: TUEBL opererebbe sotto la giurisdizione canadese e rispetterebbe anche le norme americane sul copyright e il DMCA;
che danneggi gli autori: non sarebbe vero in quanto il programma di affiliazione Amazon avrebbe favorito la vendita di centinaia di libri, col cui ricavato il sito avrebbe acquistato libri per i bambini del Sud America.

I proclami di TUEBL ostentano una troppa esibita nobiltà d’animo per non destare sospetti, soprattutto perché fortemente indirizzati a ragranellare in fretta e furia qualche soldo, prima magari di eclissarsi. Al di là di questo, la discussione sulla pirateria resta aperta. Che essa possa costituire, almeno per certi autori, una forma di pubblicità è una teoria accettata da più parti e che certi scrittori mettono in pratica di loro iniziativa, come ha fatto Megan Lisa Jones. Ogni considerazione in merito deve naturalmente fare i conti con le leggi vigenti in materia di copyright e le varie SOPA, PIPA e ACTA proposte nel mondo. Sembra però che con la crescita del mercato degli ebook molti autori siano sempre più attenti a difendersi da soli e forse questo Far West del libro digitale fungerà da stimolo ai lettori perché si pongano questioni etiche e decidano da soli quello che è più giusto fare in un mondo, quello di internet, dove pensare di porre definitivamente blocchi alla diffusione (legale o meno) dei contenuti appare un’utopia che gli scrittori, per quanto uniscano le loro forze, non potranno mai rendere reale.

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