GiraLibro, il bookcrossing ora lo fanno gli editori, le librerie, i negozianti

GiraLibro, il bookcrossing sponsorizzato che fa girare libri ed economia Nella zona di San Salvario, a Torino, i libri rischiate di trovarveli in tasca senza nemmeno volerlo. No, non è diventato il paradiso che sognano i lettori, ma è il terreno del progetto “GiraLibro – editoria per il quartiere”. L’idea è quella di creare una circuito di bookcrossing organizzato per far sì che i libri, quelli di piccoli e medi editori, possano essere notati da chi con essi ha poca familiarità e scarse frequentazioni.

Funziona così: alcune case editrici – attualmente sono 23, di cui 7 torinesi, elencate qui – hanno messo gratuitamente a disposizione 10 libri del loro catalogo che ora sono posizionati in una trentina di “Punti GiraLibro”, tra cui ristoranti, piadinerie, gastronomie e centri estetici (l’elenco completo qui). Chi capitasse in questi locali per le sue quotidiane faccende può lasciarsi incuriosire dai libri spuntati nottetempo (il progetto ha avuto inizio il 12 marzo) e leggerli in loco oppure portarseli a casa, come fosse una biblioteca a prestarglieli, per riconsegnarli comodamente in uno qualsiasi dei Punti GiraLibro attivati. L’idea è venuta alla libreria Trebisonda di Torino, che l’ha realizzata insieme all’Associazione commercianti del quartiere di San Salvario e con il sostegno della sua Circoscrizione.

Perché parlarne? Per due motivi. Il primo è che rappresenta bene una delle tendenze più forti in atto: trovare in modo pragmatico e volontaristico una soluzione alla scadente attività di promozione della lettura che promana dalle istituzioni. Una dettagliata indagine proprio sulle attività di promozione della lettura nel nostro Paese, prodotta da poco dall’associazione Forum del libro su incarico ministeriale, lo indica in maniera netta: «Un rapporto crudo che evidenzia gli effetti della crisi dipingendo un quadro poco confortante, anche a dispetto della vivacità di iniziative promosse da istituzioni nazionali e locali, pubbliche e private». Trovate alcuni appunti presi durante la sua presentazione in questo articolo.

Il secondo motivo è che piccole iniziative come questa sono la spia di come si senta il bisogno di sopperire alla carenze strategiche delle biblioteche. Va bene la mancanza di fondi, ma non fingiamo che i soldi guariscano tutti i mali. Al danno (per la collettività) si aggiunge anche una sorta di beffa per le biblioteche, che con il digitale rischiano di essere sorpassate a destra dai servizi offerti da aziende private, soprattutto se al digital divide non si sopperirà aggiornando il personale bibliotecario (ecco un buon esempio dato dalla Provincia di Roma). E se qualcuno ha voglia di scandalizzarsi perché un servizio normalmente gratuito per i cittadini rischia ora di divenire a pagamento, si ricordi che le biblioteche hanno un costo per la collettività, che paghiamo con le tasse invece che a consumo. Lo ha ricordato qualche giorno fa in un articolo dal tono provocatorio un bibliotecario americano dal sito American Libraries, emanazione della American Library Association.
Di iniziative volte a far “girare i libri” ce ne sono sempre di più, dicevamo. Sono progetti pensati come alternativi o come supporto e stimolo alle biblioteche. Un altro tutto italiano, e ben pensato, è Social Book, social network di prestito di libri tramite cui ogni utente mette a disposizione di tutti gli utenti la biblioteca personale che possiede in casa. Il desiderio è quello di bucare la sola dimensione della rete e «far incontrare i vicini, i dirimpettai, gli abitanti del rione», come ci ha detto in un’intervista il fondatore. Lungi dall’esaurirsi in un peer to peer tra lettori in carne e ossa, l’idea vorrebbe «essere adottata da comuni, circoscrizioni, biblioteche; e coinvolgere i privati del settore editoriale e sociale». Ma anche la semplice e geniale idea dell’Underground Library – non a caso uno dei nostri post più condivisi.

Per comprendere meglio le intenzioni del progetto GiraLibro abbiamo rivolto qualche domanda a Malvina Cagna della libreria Trebisonda.

D: Che parentela c’è tra il GiraLibro e gli Idea Store londinesi sorti nel 2002? Anche lì la collocazione originaria del progetto era un quartiere multietnico in cui le biblioteche tradizionali non riuscivano ad attrarre una considerevole fetta dei residenti, soprattutto coloro che provenivano da Paesi in cui la biblioteca è vissuta come un luogo riservato a una ristretta élite di intellettuali e studiosi, ancor più che da noi. Portare i libri, ma non solo (leggasi corsi e occasioni di incontro reciproco) tra le persone che solitamente non vi si avvicinavano è stato possibile innestando nei luoghi più frequentati del quartiere una concezione alternativa di biblioteca, forse più simile a un negozio e per questo meno intimorente. Il sostegno finanziario è pubblico e gli Idea Store stanno sostituendo le biblioteche, proponendosi come un’alternativa finalmente efficiente e capace di compiere la sua missione.
Il direttore degli Idea Store, l’italiano Sergio Dogliani, è molto “invocato” dall’Italia, ma non succede niente di tangibile nonostante gli estimatori del progetto a vari livelli, anche istituzionali, e nonostante sia un dato di fatto che le nostre biblioteche così come sono abbiano un potere di attrattiva molto basso, non solo per gli scarsi fondi a disposizione ma anche per le strategie adottate. Proprio per questo, il progetto Idea Store è partito da un accurato ed esteso sondaggio tra le persone del quartiere per comprenderne le esigenze e strutturare l’offerta bibliotecaria a partire da quelle.
Ecco la domanda: il vostro progetto da dove è partito e dove vuole arrivare?

R: Il progetto si ispira al bookcrossing. L’idea che lo muove è far uscire il libro dai circuiti culturali tradizionali per avventurarsi in luoghi frequentati quotidianamente. In questo modo il libro può entrare a far parte della vita (o almeno della visuale) di quelle molte persone che non frequentano librerie o biblioteche, cinema o teatri.

D: Avete dialogato con le biblioteche? Avete provato a “far girare” i libri già lì ospitati presso di esse o a trovare altre sinergie di rimando reciproco?

R: GiraLibro è un progetto che nasce in un quartiere in cui non esiste, al momento, una biblioteca. C’è un punto prestito, all’interno della scuola elementare e media, che apre solo 3 mezze giornate alla settimana. Ma, a parte questi dati di fatto, GiraLibro vuole dialogare principalmente con ambiti “altri”: esercizi commerciali in primis.

D: Veniamo al funzionamento del GiraLibro nella pratica. La scelta dei libri da immettere nel GiraLibro come avviene? è lasciata alle case editrici o se ne occupa qualcuno di voi?
Inoltre: Chi cataloga fisicamente i libri? e in che modo viene poi gestito il prestito?

R: Agli editori è stato chiesto di mettere a disposizione 10 libri. Le risposte sono state diverse: alcuni hanno regalato al progetto 10 titoli, altri meno, fino al caso di due editori che hanno donato dieci copie dello stesso titolo. Sul sito di GiraLibro c’è un’apposita sezione “Editori” in cui, dopo una descrizione di ogni casa editrice, compare l’elenco dei titoli forniti. I libri sono poi stati smistati nei vari punti GiraLibro, tenendo anche conto delle specificità di ogni luogo: dunque (anche) autori del Sud America nel ristorante argentino e del Nord Africa dal venditore di kebab, o libri a tema artistico nelle gallerie, per fare qualche esempio. Chi vuole portarsi a casa un libro può farlo, lasciando nome, cognome e un recapito. I libri si possono riportare in qualsiasi altro punto GiraLibro. In questo momento la maggior parte dei libri è (giustamente!) in giro. La prossima settimana occorrerà fare il punto della situazione e riequilibrare le quantità di volumi in dotazione a ogni punto GL. Non è ancora stata sfruttata la possibilità, offerta dal sito, di commentare e recensire i libri. È attiva anche la pagina Facebook. Probabilmente sarà necessario sensibilizzare i punti GL perché ricordino ai lettori anche questa opportunità di partecipare al progetto, consigliando altri lettori.

D: Cerchiamo di guardare oltre: il GiraLibro al momento ci sembra che si basi soprattutto sulla buona volontà: della libreria che l’ha ideato, di diffondere la passione per la lettura nel quartiere; delle case editrici disposte a regalare un po’ dei propri libri; e dei negozi che ospitano i libri senza averne un ritorno economico immediato dallo spazio che comunque dovranno riservare alla lettura o a chi intenda dedicarvisi in loco. Ci chiediamo se al momento vi sia una qualche forma di sostegno economico e come venga utilizzato, ma soprattutto, guardando in prospettiva vi domandiamo: se il progetto dovesse espandersi geograficamente non si potrà certo pretendere che il numero di libri messi gratuitamente a disposizione dalle case editrici cresca proporzionalmente: quale dunque la sostenibilità del progetto per gli editori, o per chi si trovi a dover gestire e promuovere il GiraLibro?

R: È vero: il progetto si basa sulla buona volontà di una libreria e sulla disponibilità degli editori e dei punti GiraLibro. I finanziamenti che sono stati richiesti, e concessi, dalla Circoscrizione 8 di Torino, serviranno unicamente per coprire le spese di grafica e stampa dei materiali di comunicazione, essendo l’aspetto della comunicazione di importanza fondamentale.
GiraLibro è un progetto che promuove la lettura e prima ancora la visibilità di alcuni piccoli e medi editori italiani. Come libraia, so che anche i lettori più attenti possono non avere idea dell’esistenza di case editrici che hanno portato in Italia autori importantissimi di Paesi e di interi continenti (dalla Scandinavia al Nord America, dal Centro e Sud America all’Asia). Spesso, anche se si è incuriositi dal titolo, dall’autore, dall’editore stesso, libri del genere vengono poi lasciati sugli scaffali e sui tavoli, e ci si orienta sull’editore più noto, come se questo desse più garanzie sulla qualità e sulla piacevolezza della lettura. Dunque adesso è possibile, a costo zero, portarsi a casa questi libri, conoscerli e, si spera, apprezzarli. Sappiamo che il passaparola è uno dei meccanismi che più valgono, nella promozione dei libri in special modo.
San Salvario è il quartiere giusto per un’iniziativa di questo tipo. Un quartiere studentesco, popolare e intellettuale, creativo (non si contano gli atelier artigianali, gli studi, le gallerie, le associazioni culturali) e multietnico. Ma quel che interessa a chi ci vive, e ci lavora, è anche una trasformazione avvenuta nell’ultimo anno e mezzo: hanno aperto una cinquantina di nuovi locali tra cocktail bar, ristoranti, gastronomie e gallerie. E GiraLibro si rivolge, e si fa trovare, anche da quei torinesi e non che capitano a San Salvario una sera, a mangiare da qualche parte, a prendere un aperitivo, a vedere una mostra. Direi che questo quartiere è simile ad altri quartieri di città straniere più popolose e cosmopolite. Quindi GiraLibro sta bene qui. Non so se altrove potrebbe attecchire altrettanto bene (a distanza di 2 settimane dall’avvio del progetto, è un fatto che i libri girano veramente, specie i libri per bambini e ragazzi: un elemento da prendere in considerazione per un’eventuale riprogettazione) e non so come sarebbe possibile coprire i costi in caso di un’estensione territoriale. Non vedo altra strada se non quella dei finanziamenti pubblici; e un’alleanza con le biblioteche sarebbe auspicabile, in questo caso.

Nell’augurare pieno successo a GiraLibro, vi lasciamo il gusto di approfondire ulteriormente con una utile intervista a Sergio Dogliani: “Idea Store, luogo per tutti” (2° parte). Questo non perché riteniamo che gli Idea Store siano la soluzione – lo stesso Dogliani non è (e non può essere) sicuro circa una loro replicabilità fuori dal contesto londinese – ma perché tutti sappiamo che senza una accurata indagine di mercato (ascolto delle esigenze delle persone, ma non solo) e un serio piano di investimento le iniziative volontarie non potranno mai da sole soddisfare le molteplici esigenze di tutta una popolazione. Imparino dunque i nostri rappresentanti istituzionali a mettere “a sistema” tali iniziative, senza pigramente valorizzarne una piuttosto che l’altra, ma studiandole tutte in modo efficiente, trovando il minimo comune denominatore, e moltiplicandone l’efficacia complessiva.

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