Germania, un passo avanti verso la "Google Tax"

"Tassa Google" avanti in Germania, chi vince la guerra dei contenuti?Disputa fra Google e gli editori di giornali, la Germania porta avanti il piano di una legge per costringere gli aggregatori di contenuti al pagamento di una royalty. Passato il primo esame al Bundestag, la “Google tax” si dirige verso il Bundesrat, ma con qualche modifica importante.

Prosegue il Germania il cammino della controversa proposta di legge che dovrebbe costringere motori di ricerca e aggregatori al pagamento di una royalty sui contenuti online di cui riprendono estratti, risultato della protratta polemica fra Google e gli editori di quotidiani online sollevatasi da alcuni mesi in varie nazioni europee. La Leistungsschutzrecht für Presseverleger (LSR, soprannominata “Google Tax”), approvata dal Bundestag (Dieta federale) per 293 voti contro 243, si dirige dunque all’esame del Bundesrat (Senato federale), anche se con qualche importante modifica rispetto al testo originariamente proposto: esentata da pagamenti la ripubblicazione di singole parole e «brevi frammenti di testo», anche se la brevità minima (comunemente fissata, riporta Der Spiegel, a 160 caratteri) non è stata legalmente specificata.

Il passo avanti compiuto dalla versione “light” della legge rende difficile capire chi davvero sia il vincitore della contesa. Entrambe le fazioni in campo – Google e la BDVZ, l’associazione degli editori di giornali tedeschi – potrebbero infatti parlare di parziale vittoria; o, come hanno fatto alcuni siti statunitensi riferendosi a Google, di una sconfitta «non troppo dura». Secondo le dichiarazioni di Google, l’applicazione della «versione più dannosa» della norma è stata scongiurata, ma «il risultato migliore per la Germania sarebbe quello di non creare alcuna legge, perché questo non fa che mettere a repentaglio l’innovazione, soprattutto per quanto riguarda le start-up». Il che è in effetti vero, dato che il testo approvato sarebbe apparentemente compatibile con l’attuale funzionamento di Google, ma potrebbe creare problemi ad aggregatori come Flipboard. Google prosegue poi giudicando la legge «inutile, perché editori e società internet possono innovare insieme, proprio come Google ha fatto in molti altri paesi». L’ovvio riferimento è al Belgio, dove una lunga disputa con gli editori di giornali è stata da poco risolta mediante progetti congiunti di monetizzazione dei contenuti online, e alla Francia, dove Google ha placato gli animi creando un fondo da 60 milioni di euro per favorire le iniziative di editoria digitale.

La BDVZ, dal canto suo, afferma che l’approvazione della legge «consentirà [agli editori] di dettare le condizioni per l’uso a scopo commerciale dei loro contenuti da parte dei motori di ricerca e degli aggregatori» lasciando comunque loro la libertà di «prendere le decisioni d’affari che preferiscono con motori di ricerca e aggregatori che desiderino utilizzare il contenuto per pubblicazione commerciale».

Giudizio positivo anche dal Consiglio degli Editori Europei, fra i principali sostenitori di una regolamentazione dei motori di ricerca, convinto che la legge «aiuterà la costruzione di innovativi modelli d’affari su contenuti legalmente autorizzati».

L’esito dell’esame del Bundesrat, tuttavia, non è affatto scontato: ancora numerose le voci di protesta, come quella di Tabea Rösssner, esponente del partito dei Verdi, che nel corso del dibattito precedente al voto ha dichiarato: «Nessuno, eccetto alcuni grandi editori, vuole questa legge. E di certo nessuno nel mondo della rete». Secondo le critiche mosse dal partito, la formulazione poco definita della legge potrebbe minacciare il flusso di informazioni sulla rete e l’eterogeneità dei media, senza garantire ulteriori entrate ai giornalisti autori dei pezzi. Un’opinione da non sottovalutare, se si considera che proprio i Verdi, assieme al resto dell’opposizione di sinistra, detengono la maggioranza nella camera alta del Parlamento tedesco e potrebbero bloccare la legge almeno fino alle elezioni generali tedesche previste per settembre.

In Italia la Fieg aveva già ottenuto una significativa vittoria nel 2011, dopo aver denunciato Google all’Antitrust per «abuso di posizione dominante» nelle news e nella pubblicità. La questione, all’epoca, era stata risolta mediante la concessione della «possibilità per gli editori di uscire da Google News, senza per questo subire effetti negativi sul search engine» e di «un impegno sulla trasparenza della pubblicità» secondo il quale Google «avrebbe reso note [ai suoi affiliati] le le quote di ripartizione dei ricavi che determinano la remunerazione degli spazi pubblicitari». Passi avanti che, come dimostrato in seguito, evidentemente non soddisfacevano l’esigenza di una migliore regolamentazione dei contenuti online: tanto è vero che, nell’ottobre dello scorso anno, l’Italia aveva fatto fronte comune con Francia e Germania  proprio per spingere i rispettivi governi a prendere posizione sull’argomento. Il recente accordo fra Google e Francia, d’altro canto, era stato a sua volta accolto con un certo entusiasmo; e non si può dire che il clima politico di questi giorni lasci prevedere a breve sviluppi legislativi sul tema.

Stando così le cose, e sempre che la legge LSR riesca a completare il suo iter, quello tedesco sarà comunque un esperimento da tenere d’occhio, per capire se un tentativo di definire meglio il copyright online sia realizzabile, e soprattutto se possa davvero rivelarsi utile.

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Un pensiero su “Germania, un passo avanti verso la "Google Tax"”

  1. Oltre all’esperimento tedesco vale la pena tenere d’occhio anche lo sviluppo della direttiva europea sul diritto d’autore http://mag.studio28.tv/mag/diritto-dautore-percorso-direttiva-ue/

    È interessante leggere la risposta di Helga Trupel, parlamentare verde e relatrice della Commissione cultura:

    “Non esiste una posizione dell’Unione sul copyright relativamente ai servizi on line. Attraverso la direttiva di cui stiamo discutendo dovrebbe diventare più semplice gestire i diritti degli autori negli ambienti on line, e di conseguenza si arriverà una maggiore offerta di musica su Internet. Penso che le Creative Commons siano un’ottima iniziativa. Credo che sarebbe un’ottima idea se le società di gestione collettiva offrissero in un primo progetto pilota la possibilità di un sistema di licenze Creative Commons.”

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