Libri di pubblico dominio: negli USA nulla di nuovo fino al 2019

Libri di pubblico dominio: negli Stati Uniti niet fino al 2019Il primo gennaio di ogni anno in molti paesi del mondo si festeggia il Public Domain Day, ossia il giorno in cui  “scadono” i diritti patrimoniali sulle opere dell’ingegno di carattere creativo che, pertanto, entrano a far parte del pubblico dominio. Mentre infatti i diritti morali, quali il diritto alla paternità dell’opera o alla sua integrità, sono imprescrittibili, i diritti di utilizzazione economica hanno una durata limitata nel tempo che può variare da Stato a Stato.

In Italia l’evento è stato festeggiato per la prima volta nel 2011, anno in cui sono entrate nel pubblico dominio le opere di autori scomparsi nel 1940. Infatti l’art. 25 della legge n. 633 del 1941 (legge sul diritto d’autore) prescrive che “i diritti di utilizzazione economica dell’opera durano tutta la vita dell’autore e sino al termine del settantesimo anno solare dopo la sua morte”. Questo è anche il termine vigente in tutti i paesi europei. Nel momento in cui l’opera cade nel pubblico dominio, diventa liberamente utilizzabile senza che sia richiesto il pagamento di un compenso per il diritto d’autore o sia necessario ottenere una qualche autorizzazione. Tutte le opere letterarie, cinematografiche, teatrali o fotografiche i cui diritti di utilizzazione economica siano scaduti, possono essere liberamente fruibili, condivisibili e modificabili.

Negli Stati Uniti, la disciplina del diritto d’autore è oggi regolata dal Copyright Act del 1976, in vigore dal primo gennaio del 1978. Prima della sua emanazione, il precedente Copyright Act (1970) riconosceva agli autori il diritto di pubblicare e vendere le proprie opere per un periodo di 14 anni, rinnovabile alla scade per altri 14 anni solo se l’autore fosse ancora in vita. Alla scadenza dei 28 anni, l’opera entrava nel pubblico dominio. Nel 1976 la durata del copyright fu estesa fino ai 50 anni successivi alla morte dell’autore. Questa normativa è stata modificata più volte nel corso degli anni, sia in seguito all’adesione alla Convenzione di Berna sia alla luce delle problematiche emerse con l’avvento delle tecnologie più moderne. Attualmente il sistema statunitense del copyright ha molti aspetti in comune con la disciplina comunitaria.

Ma allora, perché negli Stati Uniti non si festeggia il Public Domain Day? Perché, in realtà, nulla entrerà nel pubblico dominio fino al primo gennaio 2019.

Il 27 ottobre 1998, infatti, il Congresso degli Stati Uniti ha approvato il Sonny Bono Copyright Term Extension Act con il quale è stata prolungata di 20 anni la durata del copyright, estendendolo retroattivamente a tutte le opere pubblicate dopo il 1923 e non ancora cadute nel pubblico dominio. Il primo gennaio del 1999 sarebbero quindi dovute entrare nel pubblico dominio opere di autori scomparsi nel 1948. Con la proroga del termine, i relativi diritti di copyright si esauriranno solo con l’inizio del 2019. La legge prese il nome dal celebre cantante (e politico) Sonny Bono il quale aveva sostenuto strenuamente l’approvazione della norma. Tale decisione incontrò moltissima resistenza in quanto considerata assolutamente inutile da un punto di vista sia culturale che economico, ed emanata solo a favore di alcune grandi aziende titolari di diritti d’autore, quali la Walt Disney e la Motion Picture Association of America. La legge è infatti conosciuta anche sotto il nome “The Mickey Mouse Protection Act” in quanto, per quella che non è di certo una coincidenza, fu promulgata poco prima che Topolino, il celebre personaggio di fantasia icona della Disney, cadesse in pubblico dominio e potesse essere liberamente utilizzato.

Negli Stati Uniti, comunque, è tutt’ora molto fervido il dibattito sulla eccessiva durata del copyright vista da alcuni come inutile restrizione a favore delle majors e come insormontabile ostacolo alla crescita del patrimonio di pubblico dominio. Da molte parti, infatti, si auspica una riforma della normativa sul copyright che tocca anche argomenti quali la diffusione delle licenze Creative Commons o free e dell’accesso alle opere orfane.

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