Messaggerie + Feltrinelli: l’unione fa la forza… di chi?

Pochi giorni fa è giunta la notizia di un’alleanza tra il Gruppo Messaggerie e il Gruppo Feltrinelli nel comparto della distribuzione dei libri. La scelta delle parole usate per annunciarla ci ha fatto riflettere e abbiamo cercato di esplorarne il significato rivolgendo alcune domande ai diretti interessati e ad altri soggetti della filiera editoriale inevitabilmente coinvolti

«Nasce il nuovo polo italiano della distribuzione libraria da 70 milioni di volumi all’anno» annuncia con magniloquenza il comunicato stampa che descrive l’accordo sottoscritto tra Gruppo Messaggerie e Gruppo Feltrinelli, subordinato però all’approvazione da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che dovrà verificare se tale concentrazione di potere sconfini in una posizione monopolistica.

Stiamo parlando di una manovra aziendale che coinvolgerà il commercio di libri al dettaglio (librerie), all’ingrosso e online. Fino a qui parliamo di numeri, in effetti molto rilevanti all’interno della filiera italiana della distribuzione del libro, ma non sufficienti a illuminarci sulle implicazioni e sulle conseguenze di una manovra economica di questo tipo.
Il comunicato stampa cerca di venirci in soccorso laddove prospetta benefici a editori e librai (indipendenti e non):

«Questa intesa rappresenta la concreta possibilità di continuare ad assicurare a centinaia di case editrici indipendenti una distribuzione efficiente e ai librai un servizio nel segno dell’eccellenza, grazie ad una massa critica operativa adeguata in un momento in cui il mercato del libro deve confrontarsi con le conseguenze della crisi economica e con mutati scenari competitivi».

Di sicuro ognuno fa il suo gioco, ma si dovrebbe sapere che nel mondo dell’editoria cosiddetta “indipendente” si parla piuttosto di decrescita e riequilibrio di un mercato saturo di prodotti di cattiva qualità, in uno scenario di chiusura delle librerie e di inanità dell’apparato politico istituzionale. Analfabetismo di ritorno, calo delle vendite di libri, chiusura di librerie e case editrici, sfruttamento endemico dei lavoratori del settore, sono tutte conseguenze di un ecosistema editoriale che non ha ancora imparato ad autoregolamentarsi.

In questo sgomitare per essere più grandi della concorrenza, Messaggerie di certo tiene d’occhio Amazon, come si deduce dalle preoccupate dichiarazioni del suo vice-presidente Stefano Mauri risalenti a pochi giorni fa: “la pratica di Amazon di boicottare e rallentare le vendite dei fornitori in fase di negoziazione sarà tipica di chi ha una posizione dominante nel commercio”. Non è ben chiaro perché loro debbano temere Amazon su scala internazionale mentre gli altri non debbano temere questo accordo tra Messaggerie e Feltrinelli su scala nazionale.
Del predominio commerciale di Amazon e dei rischi connessi abbiamo già parlato più volte su Tropico del Libro, si veda:

Prehistoric hunter with a supermarket trolley (Banksy)

Se l’accordo Messaggerie/Feltrinelli costituisce abuso di posizione dominante lo deciderà, come detto, l’AGCM. Ma il suo intervento è ritenuto dalle parti deboli della filiera editoriale sufficiente a tutelarle?
I Mulini a Vento (raggruppamento informale di editori indipendenti che lotta per una seria legge sul libro) hanno espresso nemmeno due anni fa le loro perplessità in merito alle decisioni emanate da quest’organismo in relazione alla Legge Levi.
In aggiunta, un numero rilevante di piccoli editori (attualmente 66), alleatisi in ODEI (Osservatorio degli Editori Indipendenti) ha di recente espresso il bisogno di una garanzia maggiore nel proprio settore, che avvenga «attraverso l’istituzione di una vera “authority” che possa esprimere pareri vincolanti su operazioni di acquisizioni che possano determinare palesi conflitti di interesse che minano di fatto la libera concorrenza fra case editrici». Nel Manifesto di ODEI si lamenta che: «nessuna legge regola le percentuali di sconto che la distribuzione e la promozione trattengono, né le percentuali di sconto che le librerie rivendicano e spesso riescono a imporre. La concentrazione della filiera ha reso così alquanto asimettrica una relazione contrattuale che vede, da un lato, noi editori indipendenti e, dall’altro, una o più reti di librerie in grado di dettare le condizioni dell’accesso al mercato. Con un accesso al mercato di fatto “monopolizzato” dai circuiti delle librerie di catena, siamo venuti a trovarci nell’impossibilità di negoziare qualunque condizione economica. A maggior ragione quando a “mediare” tra noi e le librerie sta un distributore la cui compagine societaria è chiaramente riconducibile a quella delle stesse librerie a cui vende».

Per capire quindi meglio il senso di questo accordo tra grandi operatori della filiera editoriale italiana, abbiamo provato a chiedere in primis ai diretti interessati (lato Messaggerie, in quanto compagine che vanterà il 70% di partecipazione nella joint venture). Ci ha risposto Claudio Fanzini, amministratore delegato Messaggerie Libri:

TdL: L’accordo tra Messaggerie Italiane e Gruppo Feltrinelli è subordinato all’approvazione dell’AGCM. In ballo c’è un bella fetta di mercato, e di conseguenza una bella responsabilità collettiva. Siete pronti, nel caso, a raccogliere una sfida ancora più grande di quella che vi vede oggi impegnati come distributori ed editori di primissimo piano, quantitativamente parlando?

CF: Certamente. La nostra organizzazione ci consente di gestire nuovi importanti incrementi di volumi e valori senza problemi garantendo ai nuovi clienti i livelli di servizio abituali.

TdLNel vostro comunicato stampa leggiamo:Questa intesa rappresenta la concreta possibilità di continuare ad assicurare a centinaia di case editrici indipendenti una distribuzione efficiente e ai librai un servizio nel segno dell’eccellenza, grazie ad una massa critica operativa adeguata in un momento in cui il mercato del libro deve confrontarsi con le conseguenze della crisi economica e con mutati scenari competitivi“.
Ci tradurrebbe il senso dell’affermazione? A quali cause principali ritenete che tale crisi del mercato del libro sia imputabile? E di conseguenza quale sarebbe la soluzione che mettete sul piatto in un’ottica di bene generale?

CF: È evidente a tutti che la crisi del libro è figlia della crisi dell’economia in generale. A questa si aggiunge il fatto che le persone, essendo costantemente “connesse”, dedicano meno tempo alla lettura di libri, quotidiani e periodici rispetto a tre anni fa. Non abbiamo soluzioni al problema che ho esposto ma poter offrire al mercato efficienza ed eccellenza consente agli operatori una semplificazione e quindi un risparmio nella loro attività.

TdL: I notevoli sbilanciamenti della filiera editoriale italiana vi sono certo noti, con tanto potere nelle mani di pochi, e leggi blande che non pongono argini (si veda legge sul prezzo del libro). La tendenza dei piccoli editori, negli ultimi anni, sembra quella di controbattere al grande sistema distributivo che anche voi rappresentate con una maggiore disintermediazione, con la creazione di reti, con il superamento del “ricatto” del sistema distributivo, che fa il bello e il cattivo tempo a detta di molti dato il suo potere contrattuale. Per questo mi chiedo e le chiedo a maggior ragione quale significato, e quali azioni debbano discendere, da questo altro passaggio del vostro cs:

L’accordo tra Messaggerie e Feltrinelli, nella distribuzione e nell’ingrosso librario, testimonia la volontà dei due gruppi di offrire anche in futuro a tutti gli editori indipendenti il massimo accesso al mercato e il miglior servizio. Le economie di scala della nuova società distributiva consentiranno di investire ancor più nel canale del libro fisico, in un momento di mercato difficile e in forte trasformazione, con la massima efficienza e competenza.

CF: Non accettiamo l’affermazione che il sistema distributivo “faccia il bello e cattivo tempo”. I nostri servizi sono economicamente sostenibili e sicuramente efficienti ed efficaci. Unendo le forze di MELI e PDE riteniamo di poter mantenere nel tempo, nonostante la diminuzione delle vendite, le stesse condizioni economiche garantendo al mercato un livello di servizio eccellente; implementeremo il nostro sistema informativo per distribuire le informazioni che riceveremo dal e sul mercato in tempo reale e fondamentali per affrontare la situazione di “scarsità” che colpisce tutta la filiera.

Abbiamo rivolto anche ad Alberto Ottieri, amministratore delegato di Messaggerie, un quesito in relazione alla sua affermazione contenuta virgolettata nel comunicato: “Con questa importante alleanza [Messaggerie] rafforza la propria leadership…”.

TdLNel mercato attuale del libro, e nella relativa filiera, crede davvero che ci sia un problema di leadership? Non è forse vero il contrario? Avere delegato troppo potere nelle mani di pochi non ha portato a un sistema impazzito che sta di fatto implodendo e che si è ritorto clamorosamente contro chi ha delegato? Con che parole, poche, concrete e chiare spiegherebbe ai piccoli editori italiani per quale motivo questo vostro accordo con Feltrinelli, ammesso che l’AGCM lo consenta, dovrebbe giovare loro?

AO: Il nostro ruolo è storicamente quello di distribuire cataloghi ampi di un numero elevatissimo di editori. Vogliamo continuare ad investire in questo settore per garantire un servizio e un accesso “plurale”. I “valori” di Messaggerie e Feltrinelli sono in questo senso garanzia di maggior accessibilità al mercato.

Un’opinione dal versante delle librerie l’abbiamo cercata da una libraia di quelle toste e indipendenti: Valentina Traverso dell’omonima libreria di Vicenza, membro direttivo dell’Associazione Librai Italiani. Invitata a commentare i passaggi salienti del comunicato stampa di Messaggerie-Feltrinelli, si è così espressa:

«Miglior servizio agli editori indipendenti… stendiamo un velo pietoso! La promozione è affidata a un solo agente, che dovrebbe propormi circa 30 editori diversi. La sua professionalità sta nel selezionare, per ogni cliente, gli editori papabili, alle volte invece io ne cerco solo alcuni, le cui prossime pubblicazioni mi vengono segnalate da un attento ufficio stampa. Inoltre, i distributori stanno tenendo le scorte al minimo, infatti spesso un libro di un piccolo editore che viene recensito da qualche giornale è di difficile reperibilità, già fin dall’uscita, ma non per colpa dell’editore bensì del distributore che non lo riordina celermente. Messaggerie è da sempre attenta alla crescita di… alcuni editori».

Dell’accordo si è parlato anche nel gruppo di discussione “Essere librai oggi“, creato da Tropico del Libro. Sembra prevalere lo scetticismo, e non si dà affatto per scontato che l’AGCM autorizzi l’accordo. Ecco alcuni commenti estrapolati dal flusso: “Sino a quando non toglieranno sconti e promozioni sarà dura per le librerie indipendenti. Questo è il dato di fatto. Tutto il resto è… noia… e parole parole parole, soltanto parole…” (Antonio Volpe); “Il problema è che non c’è volontà politica e che Mondadori che rappresenta una bella fetta del mercato come librerie distribuzione e soprattutto editore è contraria” (Paolo Schiavi); “Solo se si riesce a dare vita a un movimento style shop local, a far percepire che scegliere una libreria locale indipendente è un atto non solo economico, sulla base del minor costo, ma dai risvolti sociali potremo riuscire ad avere delle chance. A far percepire che da una parte ci sono i colossi, quelli abituati a vincere, a prendere tutto il bottino senza fare prigionieri, l’ossessione per il profitto, dall’altra gli indipendenti” (Marco Zirotti).

Per un commento dal lato editori indipendenti abbiamo chiesto a :duepunti edizioni, che nel suo manuale Essere editori oggi (di cui abbiamo parlato approfonditamente qui: Fare libri oggi: qual è il prezzo giusto da pagare per l’editoria del futuro? e qui: :duepunti e Marsilio, dialogo asimmetrico sull’essere editori oggi) ritiene necessaria, per gli editori che vogliano sopravvivere, una disintermediazione. L’esosità della distribuzione (che di fatto incamera circa il 60% del prezzo di vendita di un libro) ha, nella loro analisi, di fatto distorto il sistema, rendendo non più sostenibile per una casa editrice il suo lavoro.
I tre fondatori della casa editrice – Giuseppe Schifani, Andrea L. Carbone e Roberto Speziale – hanno deciso di mantenere ognuno la sua voce riconoscibile e ci hanno inviato anche una tag cloud di corredo:

«Dalle Parole alle cose. Accogliamo con grande piacere l’invito di Tropico del Libro a esprimere il nostro parere sul comunicato congiunto di Messaggerie e del Gruppo Feltrinelli.
È bene premettere che :duepunti edizioni è uscita da oltre un anno dai canali distributivi classici (quelli riconducibili a società che fanno parte della grande concentrazione di gruppi promo-distributivi-editoriali e della comunicazione multimedia), e a partire dal gennaio 2013 distribuisce e promuove i propri libri in piena autonomia.

Iniziamo col notare che l’ufficializzazione della joint venture più importante di sempre in Italia nel campo della distribuzione editoriale venga data con un comunicato del 17.07.2014, in pieno periodo estivo.
Se è vero che nel comunicato stampa le parole più ricorrenti individuano le topiche del discorso – «distribuzione» e «mercato» con 9 ricorrenze –, è interessante notare come i termini «indipendente», «servizio» ed «efficienza» ripetuti per 3 volte sembrino esorcizzare l’unica parola stranamente assente: monopolio. Di fatto l’accordo tra Messaggerie e Feltrinelli viene realizzato tra i due principali distributori presenti nel mercato e ne «rafforza la leadership» finendo con l’avvantaggiare l’intera filiera che hanno alle spalle. Per entrambe si tratta infatti di enormi gruppi che controllano componente editoriale (gruppo GEMS e Feltrinelli), logistica, distribuzione libraria e grande distribuzione, vendita online, sino alle principali catene librarie e, nel caso di Feltrinelli, persino alcuni immobili su cui le librerie hanno sede e – a questo punto – anche la costellazione di piccoli e medi editori i cui destini dipendono sempre più dal nuovo colosso. Sembra quindi che la frase «offrire anche in futuro a tutti gli editori indipendenti il massimo accesso al mercato e il miglior servizio» sia la traslitterazione di “extra nos nulla salus”.
Giuseppe Schifani

Gli appelli alla bibliodiversità, alla pluralità dei canali di diffusione dell’offerta culturale, alla liberazione della conoscenza dal monopolio e dagli steccati proprietari: passatempi per fricchettoni. Se l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato dovesse avallare la joint venture di Messaggerie e Feltrinelli nel campo della distribuzione libraria, come già quattro anni or sono ha dato via libera a Edigita, piattaforma di distribuzione, rendicontazione, promozione e protezione digitale che vede le stesse Messaggerie e Feltrinelli unite a RCS Libri (con l’esclusione di Mondadori), la partita di Monòpoli che è ormai diventata il mercato del libro sarebbe segnata. Perché sforzarsi di capire che succede, interpretare i nuovi comportamenti di lettura e fruizione, quando puoi fare cartello, rovesciare il tavolo? Il winner-takes-all, è chiaro, è l’unica risposta – cinica, tardo-capitalista – della “grande” editoria italiana alla crisi. Fortuna che c’è chi comincia un altro gioco.
Andrea L. Carbone

I rumors sull’affaire Messaggerie-Feltrinelli hanno prodotto già a maggio reazioni che inducevano a sospettare che, più che a un matrimonio, si fosse di fronte a una “cessione” (o svendita), da parte di Feltrinelli, di un ramo morto, lasciando intendere cosa certa l’avvento della stagione del “distributore unico” marcato Messaggerie. Oggi il flirt ha l’ufficialità del fidanzamento (vedi comunicato formale a firma dei “genitori”, Ottieri e Feltrinelli), ma i toni sono poco convincenti (nella sostanza nulla si dice su cosa accadrà nelle relazioni tra editori e librai in termini contrattuali) mentre la strategia comunicativa ricorda quella degli “amorazzi” estivi dei vip. Il colosso (venturo) “Messaggerelli” ha scelto di rivolgersi a tutti e nessuno: non ha chiarito come il matrimonio mistico (accentramento) possa risolvere la conflittualità dialettica della concorrenza; come la pluralità potrà essere garantita; soprattutto non fa menzione della confluenza di interessi tra librerie di catena (la Feltrinelli, Ibs Bookshop, Corbaccio ecc.), che sono loro proprietà. ESSERE INDIPENDENTI DOMANI (da settembre) potrebbe essere un po’ più complicato…
Roberto Speziale».

In conclusione ci sembra che valga la pena citare un articolo uscito sul blog Lipperatura pochi giorni fa. Non si allude direttamente all’accordo Messaggerie-Feltrinelli, ma il ragionamento è incentrato sullo stesso argomento, quello del monopolio e sulla necessità di cercare un’alternativa. Loredana Lipperini scrive:

«…il problema è che, quando si pone la questione di un sistema editoriale traballante E contemporaneamente dei rischi monopolisti di chi dovrebbe gestire le nuove sorti, inevitabilmente magnifiche e progressive, il tutto viene visto come una contrapposizione tra Vecchio e Nuovo (…) non vieni neanche letto quando tenti di spiegare che criticando Amazon non stai difendendo Mondadori, (…) Hai voglia a spiegare che c’è non solo una banale questione etica su Amazon ma soprattutto esiste, … una questione di mo-no-po-lio che dovrebbe porci qualche dubbio sulla possibilità futura del mercato librario di sopravvivere. Il che non significa che l’attuale sistema editoriale (editori, distributori, librai, scrittori e lettori) FUNZIONI. Non funziona, molti editori hanno scelto una via suicida …, molte librerie (specie di catena) vendono allegramente gli spazi a pessimi prodotti … La dicotomia è insensata e bisogna trovare una benedetta terza via».

Se è un problema di dicotomie, occorre che il livello del ragionamento vada in profondità. Si può pretendere che a farlo sia un soggetto economico che trae profitto, ed esiste per trarre profitto, da un contesto commerciale? No, a meno che non si imponga innanzitutto delle riflessioni sistemiche profonde, e in seconda battuta un codice etico. Gli organismi di controllo che vigilano su pratiche monopolistiche o che violano i diritti dei lavoratori non sono abbastanza veloci ed efficienti da mettere un argine a grandi aziende che, grazie all’azione su larga scala, trovano sempre una nicchia legislativa favorevole ai propri piani di espansione.

Additare sempre la “crisi economica” come causa prima e ineludibile di tutte le distorsioni non è un atteggiamento condiviso da tutti. In un’intervista del 2013 Andrea Baranes esprimeva a Tropico del Libro una diversa idea, che parla proprio della possibilità di una rimodulazione in chiave etica da parte delle aziende, che a monte esige un cambiamento culturale dei cittadini.

La corsa a ingrandirsi da parte dei soliti appare al momento inarrestabile, e lo testimonia anche il nuovo piano di espansione delle librerie Mondadori annunciato nemmeno due settimane fa. L’obiettivo del gruppo è quello di portare da 600 a 1000 i propri punti vendita in Italia. Quasi una risposta a Messaggerie e Feltrinelli sul ring dei pesi massimi dell’editoria, che continuano a sfidarsi con i soliti metodi. Tante promesse di innovazione da parte di Mondadori trovano voce nel nuovo slogan coniato intorno all’operazione: “un mondo di cultura e emozioni”, che farà da guida al «restyling» e al «rebranding» (sic) che vengono promessi ai lettori.

Cosa era successo nel frattempo, appena poche settimane prima? Che Romano Montroni veniva eletto presidente del Centro per il Libro e la Lettura e nella sua dichiarazione inaugurale, organizzata per ironia della sorte proprio a Segrate in casa Mondadori, dichiarava: «Più che aprire nuove librerie, fatto in sé encomiabile ma di difficile attuazione, bisognerebbe dare maggior qualità e professionalità a quelle che già esistono, per impedire che chiudano».

Alzi la mano chi si sente rassicurato…

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