Mo Yan piglia il Nobel e dice: «La censura? Necessaria»

Mo Yan, premio Nobel per la letteratura già criticato per la sua presunta connivenza col governo cinese, riattizza le fiamme della polemica in occasione della premiazione ufficiale in Svezia, definendo la censura come «necessaria»

La sua nomina a premio Nobel per la letteratura 2012, in un momento in cui gli intellettuali della Cina si sforzano più che mai di far udire la loro voce, era stata accolta con perplessità e qualche duro giudizio. Ma adesso, in occasione della conferenza stampa tenutasi subito prima della premiazione ufficiale, l’autore cinese Mo Yan torna a riattizzare la polemica, definendo la censura come qualcosa di «necessario» e paragonandola alle misure di sicurezza in vigore in tutti gli aeroporti: «Mentre prendevo il mio volo e attraversavo la dogana (…) hanno voluto controllarmi facendomi sfilare le scarpe e la cintura. Ma sono convinto che questi controlli siano necessari». La diffamazione e i pettegolezzi, ha affermato Mo, «dovrebbero essere censurati. Ma nutro anche la speranza che la censura, di per sé, sia governata dai più alti principi».

L’assegnazione del Nobel a Mo Yan aveva già provocato reazioni indignate: l’artista dissidente Ai Weiwei l’ha definita «un insulto all’umanità e alla letteratura»; Herta Müller, autrice romena insignita del premio nel 2009, le cui opere hanno subito censure sotto il regime di Ceausescu, l’ha bollata come una «catastrofe» e «uno schiaffo a tutti coloro che lavorano per la democrazia e per i diritti umani. I cinesi stessi sanno che Mo è un ufficiale governativo allo stesso livello di un ministro». Mo si è inoltre attirato varie critiche (Salman Rushdie, fra gli altri, l’ha chiamato «un balocco del regime») per aver rifiutato di unire la sua firma a quelle di altri 100 e più premiati in favore della liberazione di Liu Xiaobo, Nobel per la Pace 2010 attualmente agli arresti in Cina. «Sono sempre stato indipendente, e preferisco così. Quando qualcuno vuole costringermi a fare una cosa, io non la faccio», si è giustificato l’autore, che ha tuttavia espresso l’augurio che l’attivista venga presto liberato.

Nel ritirare il premio del valore di 8 milioni di corone dalle mani del Re di Svezia, Mo Yan ha lodato i membri dell’Accademia Svedese per essere rimasti «fermi nelle loro convinzioni. Sono certo che non vi lascerete influenzare da nient’altro che non sia la letteratura». L’autore si è anche dilungato sulla sua personale concezione di letteratura e sul suo ruolo rispetto alla politica: «In quanto membro della società, uno scrittore ha diritto alla propria posizione e al proprio punto di vista; ma quando scrive deve prendere una posizione umanistica, ed esprimersi di conseguenza. Solo allora la letteratura potrà non soltanto scaturire dagli eventi, ma trascenderli, non solo mostrare il suo interesse nella politica ma divenire più grande di essa».

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