La pirateria ebook e i diversi modi di affrontarla

Il 3 febbraio l’Aie ha diramato un comunicato stampa sulla situazione della pirateria degli ebook in Italia. In sostanza mette in allerta contro il fenomeno, ammonendo che potrebbe rallentare o arrestare il settore editoriale sul versante digitale. Se gli investimenti non si tradurranno in congrui ritorni economici, infatti, nessuno si azzarderà in questo relativamente nuovo territorio. Alcune tabelle riassuntive corroborano l’ipotesi: circa il 75% dei libri che dominano le classifiche di vendita nel nostro Paese (che abbiano o meno una versione ebook) sono piratate.

Come fare allora? L’Aie allontana da sé l’idea della censura (e ci mancherebbe, in effetti), però si appella alla direttiva europea in materia, auspicando che venga applicata, possibilmente in maniera più mirata di quanto il recente “emendamento Fava” prevedeva.

A monte di qualsiasi riflessione sul tema, crediamo si debba evidenziare la difficoltà di valutare l’effettivo impatto della pirateria sul mercato. Un conto è constatare la presenza di copie pirata di un prodotto sul web, e ben altro determinare in che misura questa presenza si sta traducendo in una diminuzione delle vendite di quel prodotto. Ci hanno provato Rice University e Duke University con un’analisi che ha evidenziato come un calo della pirateria non si traduca automaticamente in un innalzamento dei profitti da parte di chi detiene il copyright. Poco importa che sia accaduto nel settore dell’industria musicale. Ed è proprio un editore digitale, Timo Boezeman, ceo di una grande casa editrice olandese, a invitare a guardare come in altri settori si è affrontato e risolto il problema pirateria, per trarne utili indicazioni.

Il giorno prima, a Milano, alla conferenza IfBookThen, Boezeman infatti ammoniva: “non è vero che un download illegale di un libro elettronico equivale automaticamente a una vendita mancata”. Per aggiungere che la pirateria non va combattuta e che non ci si deve focalizzare sulle cause legali, per fronteggiarla. Paradosso? Per nulla. Boezman ha le idee chiarissime e ritiene che, rispetto alla pirateria, si debba pensare in termini di “opportunità, vantaggi, apprendimento, adattamento”. E che la chiave sia “concentrarsi al 100% sui potenziali acquirenti”. A corredo indicava quelle che secondo lui sono le strade da percorrere, sintetizzate nelle sue slide e nel nostro live tweet dell’evento.

Una cosa sembra certa: i DRM, cioè le limitazioni software allo scambio degli ebook non servono. Non bloccano la pirateria, stimolano anzi i pirati configurandosi come una sfida. Che i pirati vincono sempre senza grosse difficoltà. Chi invece ne subisce un danno sono i lettori, alle prese con limitazioni spesso ritenute inaccettabili. E in Italia i DRM vengono usati? La risposta è sì, moltissimo. E non si vedono nemmeno tutti questi investimenti nell’innovazione del settore. La sperimentazione pare affidata alla buona volontà di pochi marchi, piccoli e intraprendenti, che puntano sulla qualità prima che sulla quantità. E che cercano di far affezionare il lettore al proprio prodotto, anche attraverso ragionate politiche di prezzo.

Il costo degli ebook è un’altra variabile fondamentale su cui si sta giocando la lotta alla pirateria. Anche su questo versante in Italia si cominciano a vedere solo ora degli sforzi, in un mercato condizionato da editori impauriti dall’idea di farsi concorrenza da soli abbassando troppo il prezzo dei prodotti digitali a discapito dell’equivalente cartaceo. Offrire “variazioni di prezzo, da gratis a molto costosi” è una delle ricette di Boezeman, e vedremo chi sarà capace di seguirla e valorizzarla.

E gli scrittori cosa ne pensano? Su La Lettura di ieri, l’inserto del Corriere della Sera, Vincenzo Latronico si dichiara lettore digitale, ma anche pirata di ebook, pur sapendo di andare a discapito dei “colleghi” e quindi di se stesso, in fondo. Il settore del libro, al contrario di quello musicale (i gruppi guadagnano coi concerti) e di quello cinematografico (i film incassano nelle sale) non ha un modo alternativo di remunerarsi, argomenta, se non vendendo direttamente il prodotto che crea, cioè il libro. E conclude la sua riflessione senza grandi speranze, rassegnandosi a un’idea della pirateria come drago che polverizzerà i possibili guadagni degli editori e degli scrittori, risparmiando in parte quei pochi bestseller che alla fin fine, nei grandi numeri, la loro fetta di denaro l’avranno comunque.

Altri non ci stanno e sperimentano, spingendosi anche oltre i limiti. Megan Lisa Jones ha lanciato il suo libro autopiratandolo. Due settimane sul sito di file sharing BitTorrent, a disposizione di chi volesse appropriarsene in modo gratuito. Masochismo? No, pubblicità a costo zero. E pare abbia funzionato, se siamo qui a parlarne.

Immagine | Robert Shadbolt

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4 pensieri su “La pirateria ebook e i diversi modi di affrontarla”

  1. Io cerco sempre di far presente perché e come è nata la pirateria nella storia.
    La pirateria nasce e prospera solo dove le condizioni creano una gran massa di disperati che non hanno altro mezzo oltre la pirateria per avere ciò che desiderano: libertà.
    Libertà anche a costo della condanna a morte immediata.
    Tenere a mente questo potrebbe aiutare chi sproloquia di pirateria senza sapere neppure di cosa parla.

  2. Purtroppo l’ebook non offre già di per sé grossi guadagni, per cui potrebbe soffrire molto anche di una piccola percentuale di lettori che leggono “a scrocco”.

    Forse per evitare questa situazione si potrebbe trasferire e distribuire gli ebook attraverso supporti difficilmente piratabili: tipo, che ne so, la carta :)

    Simone

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