ReLire, inizia in Francia la digitalizzazione "di Stato"

ReLire, inizia in Francia la digitalizzazione "di Stato"È ufficialmente operativo il programma ReLire, creato dalla Bibliothèque Nationale de France per lo sfruttamento economico in versione digitale dei libri non più “disponibili”. E di nuovo divampa in tutto il mondo l’indignazione degli autori, già protagonisti di varie proteste contro il controverso progetto.

Iniziamo dunque col capire meglio cosa si propone ReLire (“Registre des Livres Indisponibles en Réédition Électronique”): con questo nome, come recita la pagina ufficiale, si intende il programma elaborato con la legge n.2012-287 del 1 marzo 2012, che, grazie al Decreto approvato in data 27 febbraio 2013, «crea le condizioni giuridiche per lo sfruttamento digitale delle opere “non disponibili” del Ventesimo secolo, rendendone possibile la digitalizzazione ed evitando il riesame caso per caso di ciascun contratto di edizione». Si tratta, in sostanza, di una modifica alla legge francese sul copyright, che, «senza mettere in discussione il principio del diritto, né la titolarità dei detentori dello stesso», si occupa del passaggio in digitale delle opere non disponibili pubblicate prima del 2001; lo sfruttamento digitale è affidato a una società di gestione collettiva, la Sofia (Société française des intérêts des auteurs de l’écrit), sotto la giurisdizione della Bibliothèque Nationale de France, che agisce in nome dei titolari dei diritti. La lista iniziale, attualmente consultabile in rete, comprende sessantamila titoli la cui digitalizzazione è prevista entro il 21 settembre di quest’anno.

Ma quali sono i parametri di legge per determinare se un libro possa davvero rientrare nel registro di riedizione digitale? La pagina ReLire, in merito, stabilisce tre fondamentali criteri:

  1. il libro è ancora protetto da copyright;
  2. il libro è stato pubblicato fra il 1 gennaio 1901 e il 31 dicembre 2000;
  3. il libro non è più soggetto ad alcuna forma di pubblicazione, sia essa cartacea o digitale.

Il sito specifica inoltre che “non disponibile” non significa necessariamente “esaurito”. Uno sguardo alle FAQ, messe a disposizione da ReLire spiega che per “non disponibile” si intende un libro «che non è più oggetto di diffusione commerciale o di pubblicazione in formato stampato o digitale». La presenza di un’opera sul mercato dell’usato, ad esempio, «non significa che essa sia sempre commercialmente disponibile». Se però la BnF dovesse appurare l’effettiva disponibilità commerciale di un’opera, si occuperà di eliminarla dal registro. Nel quale, viene ancora specificato, non rientreranno in alcun caso libri appartenenti al pubblico dominio, pubblicati prima del 1901 o editi fuori dal territorio francese. Di contro, ovviamente, l’avente diritto che lo desideri può segnalare la propria opera per l’inclusione della lista ReLire, pubblicata annualmente ogni 21 marzo dopo essere stata elaborata da un comitato scientifico, nominato dal Ministero della Cultura e «principalmente composto di autori ed editori».

E si viene dunque al punto più delicato dell’intera questione ReLire, quello della gestione collettiva. La legge concede infatti alla Sofia la facoltà, «in nome dei titolari dei diritti, di «consegnare delle autorizzazioni di sfruttamento a degli editori per le opere entrate in gestione collettiva. Le autorizzazioni concernono esclusivamente lo sfruttamento digitale del libro e non il suo sfruttamento in formato cartaceo».

Cosa ne viene agli autori? Secondo ReLire: «la possibilità che le [loro] opere siano di nuovo commercializzate in formato digitale. La Sofia rappresenterà i vostri interessi presso tutti i potenziali utilizzatori e vi verserà una remunerazione in cambio dei nuovi sfruttamenti». Per gli editori che detengano i diritti di sfruttamento cartaceo di un’opera, invece, collaborare con ReLire significa ricevere una proposta di «autorizzazione di sfruttamento esclusiva di dieci anni, implicitamente rinnovabile, per sfruttare il libro in formato digitale, senza dover firmare un contratto digitale con l’autore o i detentori dei diritti d’autore». La licenza di sfruttamento va utilizzata entro un termine massimo di tre anni, dopodiché l’editore perde il diritto all’esclusività. Tuttavia, se l’editore non dovesse accettare tali condizioni entro due mesi (e la proposta sarà considerata rifiutata anche solo in assenza di replica), la Sofia potrà accordare un’autorizzazione di sfruttamento non esclusivo, di cinque anni, a qualsiasi altra casa editrice ne faccia richiesta. L’editore della versione cartacea e l’autore saranno poi remunerati dalla Sofia, in pari quantità, per lo sfruttamento digitale del libro. Di contro, se a detenere tutti i diritti di pubblicazione è il solo autore, l’opzione di sfruttamento quinquennale non esclusivo sarà ugualmente aperta a tutti gli editori, incluso quello originario.

Nonostante la pagina ufficiale di ReLire si adoperi il più possibile per tranquillizzare autori e detentori di diritti, l’approvazione del decreto legge non ha acquietato l’allarme di coloro che, già all’epoca della sua discussione in Parlamento, parlavano di violazione dei diritti di proprietà intellettuale. Il tam-tam delle proteste, al contrario, si è esteso fino all’estero, dato che ReLire ha erroneamente incluso nel suo programma di digitalizzazione anche alcune opere di autori stranieri tradotte nella lingua d’Oltralpe. Oltre a puntualizzare la scarsa accuratezza del database (nel quale, secondo alcune ricerche, sarebbero già presenti più di 500 opere pubblicate dopo il 1 gennaio 2001), gli autori hanno sottolineato che le proposte condizioni degli accordi di sfruttamento – il cui scopo è «sviluppare delle relazioni contrattuali che permettano di assicurare la massima disponibilità possibile delle opere» – non pongono le basi perché gli autori si trovino in una posizione contrattuale particolarmente vantaggiosa.

Oggetto di protesta sono state anche la difficoltà di navigazione del motore di ricerca interno di ReLire e dell’iter per l’eliminazione delle opere incluse nel catalogo, diverso a seconda se la domanda venga presentata prima o dopo il termine stabilito per il 21 settembre del 2012. In quest’ultimo caso la rimozione si presenta più difficoltosa: l’autore può ottenerla presentandone richiesta insieme al suo editore, dimostrando di essere l’unico detentore dei diritti di sfruttamento digitale, oppure qualora ritenga che la riproduzione digitale possa nuocere alla sua reputazione e al suo onore. Nel caso in cui la richiesta sia presentata congiuntamente con l’editore e accettata dalla Sofia, l’autore e l’editore dovranno commercializzare il libro entro 18 mesi, pena il reinserimento dell’opera nel registro. Ma anche per l’editore che detiene i diritti cartacei le condizioni sono restrittive: una volta che la sua domanda di rimozione del titolo da ReLire è stata accettata, l’editore avrà l’obbligo di commercializzare il libro entro due anni, allo scadere dei quali il libro sarà soggetto a essere inserito di nuovo nel registro.

Il fatto che le opere vengano digitalizzate (con fondi pubblici) per finalità commerciali, a differenza di simili e già contestati progetti come quello di Google Books o dell’HathiTrust, è stato per gli autori motivo di particolare scandalo. E un grafico creato dal sito TeamAlexandriZ mette in evidenza come oltre il 75% dei 60.000 titoli inclusi nella prima tranche di digitalizzazione risalgano agli ultimi due decenni del Ventesimo secolo. Opere di autori viventi che, scrive il blog the Digital Reader, «avrebbero potuto accordarsi per far uscire nuove edizioni (se l’avessero voluto) e che, grazie a ReLire (…), avranno la fortuna di venir privati di questa opzione». È dunque comprensibile che la britannica Society of Authors abbia fornito ai suoi membri una traduzione inglese delle più rilevanti informazioni su ReLire, e che la Science Fiction and Fantasy Writers of America lo abbia notificato ai suoi autori, alcuni dei quali già rintracciati nel database di ReLire, in modo che potessero esigere la rimozione dei loro titoli; un processo reso ulteriormente complicato dalla necessità di un documento d’identità francese o di un passaporto valido.

Quanto agli autori francesi, il direttore della Sofia Christian Robin ha tentato di placarli affermando che il progetto sta ancora muovendo i primi passi e che c’è un ampio margine di tempo per la diffusione delle informazioni riguardanti la procedura di recesso, non solo a opera della Sofia ma anche di società di autori come la SCAM. Rassicurazioni che non hanno soddisfatto il collettivo Le Droit du Serf, fra i primi oppositori del programma già quand’era in fase di discussione parlamentare. Il quale collettivo, a maggio di quest’anno, ha presentato contro il decreto un ricorso per abuso di potere presso il Consiglio di Stato, accusandolo di «molteplici violazioni alla legge» incluso quanto stabilito dalla Convenzione di Berna, dall’Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale (OMPI), e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. «I nostri argomenti sono solidi» si legge sul sito del collettivo «cionondimeno la battaglia sarà dura, si protrarrà per mesi ed è impossibile prevederne il risultato. Quel che è certo, come ripetiamo da più di un anno senza essere ascoltati né presi sul serio, è che non ci arrenderemo».

 

Aggiornamento del 19/6. È ufficiale: il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso per abuso di potere presentato, lo scorso 2 maggio, contro la modifica alla legge sul copyright francese che ha consentito la messa in atto del progetto ReLire. A rivelarlo in esclusiva è il sito Actualitté che, nello stesso articolo, anticipa che il governo ha ora a disposizione due mesi per presentare una risposta alle accuse. Una prima vittoria per i due richiedenti, Sara Doke e Yal Ayerdhal, membri del collettivo Le Droit du Serf. E già si parla della possibilità che le associazioni di autori stranieri, coinvolti loro malgrado dall’iniziativa ReLire, intervengano presto a dare man forte ai colleghi di Francia.

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2 pensieri su “ReLire, inizia in Francia la digitalizzazione "di Stato"”

  1. essendo contrario agli ebook a pagamento (solo i libri veri di carta si possono vendere, i surrogati digitali devono essere gratuiti), mi preoccupa molto il progetto di voler subordinare l’accesso ad una mia opera, che ho sempre inteso rilasciare gratuitamente nella sua forma di surrogato digitale, scavalcando la licenza creative commons con cui la mia opera è stata pubblicata e che consente la libera circolazione e copia e ridiffusione dell’opera in surrogato digitale.

    Mi troverei a non essere più padrone della mia opera! Non voglio che qualcuno la smerci a pagamento in formato digitale, DEVE ESSERE GRATUITA! Perché così ho stabilito all’atto della pubblicazione.

    Invece di almanaccare sul modo di ebookizzareapagamento la gente, pensassero a rendere disponibili GRATUITAMENTE le opere orfane, quelle di cui non si trovano più gli autori ed editori, quello sì sarebbe un bel progetto, non questo

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