L'editore, il selfpublishing… e il Sub Editore

Tropico del Libro Sub EditoreCercare di inquadrare le parole di uso comune in nuovi contesti è un importante esercizio analitico. Certe volte però le parole si arricchiscono di talmente tante accezioni ed eccezioni da diventare obsolete, non più in grado di garantire senso.

Che cos’è un editore?

Secondo il dizionario (Treccani) consultato da Marta Traverso per la moderazione del panel “Essere editore digitale al tempo del selfpublishing” all’Ebookfest appena concluso è «chi fa stampare (o, prima dell’invenzione della stampa, chi faceva trascrivere) e pubblicare, del tutto o in parte [sic] a proprie spese, opere altrui, curandone la distribuzione e riservandosi, in genere, i diritti di esclusiva».

Secondo Andrea Bongiorni (Wepub) invece l’editore è anzitutto «colui che opera una selezione di opere all’interno di un’offerta sempre più ampia». Definizioni, come sanno anche i professionisti sopra citati, molto ambigue a passibili di mille critiche.

Ma se l’editore è “colui che sceglie e pubblica“, per riassumere quanto detto, allora oggi sono editori una molteplicità di attori, come durante il convegno ha detto il nostro Sergio Calderale. La questione è capire quali siano i motivi che li spingono a sopperire alla figura di editore, assumendosela su di sé.

Ecco quindi questi attori e le loro motivazioni:

i traduttori, che non contenti della remunerazione e delle scelte editoriali imposte loro dagli editori tradizionali, e non arresi al fatto di non veder tradotti testi da loro ritenuti degni, magari da lingue non molto considerate, si mettono insieme per pubblicare libri fuori diritti o di cui li hanno acquistati (è questo il caso, in Italia, dei Dragomanni);

le biblioteche, che non esattamente felici delle politiche commerciali degli editori e delle difficoltà legali e tecniche di avere titoli in digitale, si organizzano per disintermediare il rapporto con i lettori: che sia in associazione con distributori di libri autopubblicati (il caso del Califa Library Group e Smashwords, negli Usa), o con gruppi di studio e discussione dedicati (il caso della Biblioteca Renato Fucini di Empoli e Self Publishing Lab), la tendenza è in atto;

i lettori, che non trovano titoli anche importanti, ormai tolti dalla circolazione da editori ai quali non conviene più ripubblicarli, che si trovano tra le mani testi pieni di refusi, traduzioni scopiazzate, versioni digitali rozze, per necessità e orgoglio si fanno editori, per esempio scegliendo e co-finanziando titoli irreperibili (il caso di Unglue o anche il caso del sito di crowdfunding Kickstarter, divenuto il terzo “editore” di Graphic Novel degli USA);

la scuola, che non contenta dell’offerta editoriale digitale per costi, qualità e quantità (es. mancanza di testi open, edizioni aggiornate “per finta”), si fa da sé le lezioni (es. Oilproject) e i libri di testo (es. Impara Digitale);

i siti pirata che digitalizzano opere per liberarle dal DRM e poterne pienamente fruire e opere mai digitalizzate dagli editori che li pubblicano, in modo da farle circolare;

gli algoritmi sofisticati come Booksai, che permettono con sempre maggior efficacia di costruire collane raggruppando per affinità di stile e molto altro sottoinsiemi di cataloghi sommersi;

e infine, gli scrittori, che, a loro volta insoddisfatti del trattamento e della qualità editoriale e commerciale del lavoro di molti editori, oltre che ovviamente alla mancanza di interesse degli editori verso i loro scritti, fanno “da sé”, caricando il testo su una o più piattaforme di autopubblicazione esisistenti e prossime future…

Va però specificato, per quanto riguarda quest’ultimo gruppo, che a meno che non intervenga un filtro selezionatore e una cura editoriale, non è corretto parlare di autopubblicazione, ma di “upload“. E tuttavia, dice Calderale, «la cura editoriale non basta: il valore aggiunto è credere in ciò che si promuove». Di questa stessa idea Cecilia Averame di quintadicopertina, per la quale «l’editore deve portare un valore aggiunto o non ha senso di esistere». Motivo per cui questo editore non accetta in scuderia autori che abbiano l’abitudine di farsi promozione da soli o che si siano autopubblicati.

Pensiamo nuovi modi per creare valore in questo nuovo contesto, non come far sopravvivere modelli ormai obsoleti. In questo senso riformuleremmo il sottotitolo del panel da “strategie di sopravvivenza degli editori indipendenti” a “strategie per riportare valore nella filera del libro“.

Ché, come hanno anche evidenziato Luisa Capelli e Cecilia Averame durante il convegno, il problema da risolvere è innanzitutto quello dell’antitrust. Averame: «Come sopravveranno gli editori all’arrivo di un selfpublishing sempre più strutturato e in mano ai grandi player nazionali e internazionali? Sperimentazioni e progetti singoli non hanno speranza se non si affrontano prima e in maniera solidale le storture del sistema editorale». Capelli: «Cosa abbiamo fatto fin’ora per evitare che si creassero cartelli e oligopoli che esistono solo in Italia?».

Bongiorni di Wepub ci è apparso un po’ ottimista e un po’ fatalista, come crediamo la maggior parte degli editori indipendenti, quando ha detto: «la nostra impresa non è ancora economicamente sostenibile e per il futuro abbiamo speranze ma non sono possibili previsioni. Possiamo solo continuare a fare quello che facciamo tutti i giorni, con passione».

Mondadori d’altronde ha messo il paletto già da un po’, più di un anno fa e oggi per l’ennesima volta, dicendo che era in gestazione la piattaforma di autopubblicazione di casa Segrate… Tanto tempo di preavviso a cosa è servito? A spaventare i piccoli, che si sono messi in attesa per paura di dover competere contro il colosso… Come ha detto Calderale, «prendono le sedie col cappotto e poi arrivano in ritardo allo spettacolo… e agli indipendenti rimangono solo i posti in piedi, ché se l’attesa è lunga si rischia il collasso».

A fronte di tutto questo, oltre a cercare di fare il possibile per mantenervi aggiornati su quanto accade, ci è venuta un’idea. Un esperimento che potrebbe rivelarsi utile come fallimentare, ma un modo per cercare di ritrovare quel valore sopradetto. Partiamo dalla constatazione che, a parte la mancanza di reale possibilità di concorrenza nel mercato editoriale italiano, c’è un grave problema, strettamente connesso a quello, di iper-produzione libraria. Tutti quegli attori insoddisfatti elencati prima mettono online centinaia di nuovi testi al giorno. Il lettore rischia di affogare, lo scrittore di non essere mai pescato…

L’autopubblicazione, lungi da essere quell'”editoria al popolo” che alcuni dicono, è un grosso affare ai danni di quegli scrittori che vogliono vedersi pubblicati a ogni costo e dei lettori a cui sono propinate campagne promozionali di testi in cui nessuno ha creduto. Ma immaginiamo che non tutti coloro che si autopubblicano lo faranno per vanità e con leggerezza. Così per ora ci piace credere, visto che non è utile partire a comprendere un nuovo fenomeno armati di pregiudizi.

Il progetto si chiama Sub Editore.

L’idea è curiosare un po’ nelle piattaforme di autopubblicazione e vedere cosa ci troviamo dentro, se qualche perla in quel mare infestato di vanità e refusi si può trovare. Se ne troveremo una, o due, o tre, le tireremo fuori dalla conchiglia e le comunicheremo in modo adeguato infilandole via via a comporre una collana sub-editoriale. “Sub-editoriale” perché noi non ne diventeremo editori, lasciando invece i diritti di utilizzo tutti all’autore (e all’editore che li richiedesse). Ma allo stesso tempo dell’editore saremo un pungolo, che stimoli gli editori a offrire di più e di meglio in termini di servizi. E dall’altra parte, speriamo così d’innalzare la soglia di coscienza degli scrittori e le loro aspettative rispetto all’editore tradizionale.

Per saperne di più ecco le slide presentate all’Ebookfest. Ci piacerebbe molto sapere cosa ne pensate.

Aggiornamento: nessuna delle principali piattaforme di selpublishing contattate ha mostrato interesse a venire indagata libro per libro. Paura che non avremmo trovato nulla o non utilità commerciale dell’operazione? Non lo sappiamo.

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9 pensieri su “L'editore, il selfpublishing… e il Sub Editore”

  1. Ciao Francesca, il pezzo è come al solito ricco di stimoli interessanti. Solo due precisazioni:
    1) La Biblioteca Renato Fucini a cui ti riferisci è a Empoli, non a Modena.
    2) Il SelfpublishingLab, come spiegato mille volte e come scritto nel sito, NON è un’agenzia di servizi editoriali, ma solo un gruppo di persone che riflettono sulle tenatiche dell’autopubblicazione e provano a organizzare, talvolta insieme e più spesso in maniera autonoma e indipendente gli uni dagli dagli altri, delle iniziative. Il SPL, come collettivo, non offre servizi a pagamento di nessun tipo.

    Ti sarei grato se rettificassi! Grazie! :)

  2. Ciao Sara, grazie della riflessione e di aver condiviso la tua esperienza. Grazie anche per esserti candidata, il nostro gruppo di lavoro è sempre aperto, contattaci per email.

    Ciao Effe, ho corretto, grazie.

  3. Faccio parte dell’ultimo gruppo dell’elenco, quello degli scrittori che si autopubblicano. Dopo aver pubblicato il primo libro con Fazi, ho deciso di fare uscire il secondo romanzo in formato ebook sulla piattaforma KDP di Amazon, chiedendo aiuto professionale per correggere le bozze e realizzare la copertina. Ora il libro è lì, pronto e disponibile per i lettori, che decideranno se comprarlo e recensirlo. Potenzialmente, se il libro è buono, potrebbe vendere bene e ottenere commenti lusinghieri (il primo romanzo, in formato ebook, se la sta cavando egregiamente). Ci sono tutte le premesse per sentirsi soddisfatti. O no?
    No. Perché questo libro non l’ho scritto e autopubblicato per crogiolarmi nella bolla virtuale di Amazon. L’ho scritto anche perché venisse letto, criticato, smontato e rimontato da occhi attenti e cuori sensibili, appassionati di letteratura, perché diventasse materiale di scambio, di pensiero, di ragionamento. Quando ho letto questo articolo ho pensato: ecco, offrilo a loro.
    Il problema è: come faccio a tirarlo fuori dalla bolla? Come faccio a darlo in pasto a quei critici appassionati? Le case editrici spediscono le copie omaggio ai critici. Su Amazon.it non è ancora possibile regalare l’ebook… però è possibile offrire il libro gratuitamente in promozione per alcuni giorni.
    Se vorrete, vi segnalerò i giorni in cui è possibile scaricare il libro gratis e ve lo darò in pasto. Sperando che sia pane per i vostri denti…

  4. Caro Mauro, fai una riflessione che accogliamo per la sua utilità generale, giacché non è possibile farsi promozione né attraverso Tropico né con Tropico. Il Sub Editore, infine, non si relaziona ai singoli ma progetta un’attività di scouting “invisibile”. Ma cercheremo il prima possibile di presentare il progetto nel dettaglio. Nel frattempo, ti dico, non c’è niente di meno attraente di uno scrittore che si promuove da solo. Spero capirai che è solo la nostra opinione, capiamo la tua esigenza e la rispettiamo.

  5. Uhm. Capisco di avere dato quell’impressione. Touché. Però il senso del mio intervento era un altro…

  6. Non fraintenderci, hai fatto benissimo a condividere il tuo pensiero, e la strategia di regalare il libro potrebbe anche pagare sulla lunga distanza, se il testo è di valore. Però, come dicevamo, noi dovremo per forza agire nell’ombra, altrimenti saremmo sommersi dalle segnalazioni come le tue, magari validissime. Ma stiamo parlando della stessa cosa, no? In qualche modo l’argomento andava preso di petto. Noi ci proviamo col sub editore. Vediamo cosa succede…

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