Storie in movimento. Dai libri itineranti alle biblioteche senza parole

Puntata di Radio Terranave del 6/02/2014 [ascolta] a cura di Marzia Coronati
Trascrizione di Giulia Carboni per Tropico del Libro

pianissimoIn un paese come l’Italia, in cui una persona su due non legge affatto, una famiglia su dieci non ha nemmeno un libro in casa e dove ci sono moltissimi comuni che non hanno né librerie né biblioteche, ci chiediamo quale sia il valore del libro e come si possa fare per incentivare la lettura.
Lo facciamo raccontando chi sta mettendo in campo delle alternative e si sta dando da fare per mettere una toppa  a questa anomalia, portando i libri lì dove non ce ne sono.

«Biblioburro è un signore che cammina su un asino e porta dei libri», ci racconta una bambina colombiana in un video diffuso su YouTube. Luis Soriano, l’ideatore del progetto itinerante “Biblioburro”, da anni gira per la Colombia, portando i libri lì dove non ce ne sono, a cavallo di due asini, Alfa e Beto. Quando si ferma, Luis monta il suo tavolino e legge favole e storie per bambini, in quei villaggi e in quei luoghi in cui l’infanzia è vittima di violenze, conflitti, emarginazione.
«Coltiviamo colombiani con mentalità costruttiva, critica e con molta immaginazione», racconta Luis Soriano.

C’è chi anche in Italia sta costruendo una biblioteca per i più piccini, proprio lì dove la biblioteca non esiste.
Si tratta dei realizzatori del progetto “Libri senza parole”, un programma di cooperazione internazionale, nato per dotare l’isola di Lampedusa di una biblioteca per ragazzi e promosso da Ibby.
Ibby è un’associazione internazionale nata dall’idea di Jella Lepman, tedesca espatriata in Inghilterra nel corso della seconda guerra mondiale. La Lepman, nel dopoguerra, venne richiamata in patria dall’esercito americano per portare avanti un progetto di rieducazione. Arruolata come esperta dei bisogni culturali ed educativi delle donne e dei bambini dell’area americana, la Lepman, per assolvere alla sua difficile carica, ebbe un’idea che in poco tempo riuscì ad avere un successo incredibile: ripartire dai libri e ripartire proprio dai libri per bambini.

«Facciamo in modo di mettere questo mondo sottosopra, nuovamente nel verso giusto, cominciando dai bambini, mostreranno loro agli adulti la via da percorrere», scrive la Lepman nella sua autobiografia. In quei difficili anni di ricostruzione, la Lepman inviò una lettera a venti paesi in tutto il mondo, chiedendo di collaborare a un progetto di libri per bambini della Germania:

Gentile signore,
questa lettera contiene una richiesta insolita e le chiediamo la sua particolare comprensione. Stiamo cercando delle strade per mettere in contatto dei bambini della Germania con dei libri per bambini provenienti da tutte le nazioni. I bambini tedeschi non hanno più nemmeno un libro, dopo che la letteratura per l’infanzia del periodo nazista è stata tolta dalla circolazione. Inoltre, educatori ed editori hanno bisogno di libri provenienti dal mondo libero, per orientarli e far da guida.

I bambini non hanno nessuna responsabilità nella guerra ed è il motivo per cui, questi libri, per loro, dovrebbero essere i primi messaggi di pace.

Quando il comitato promotore dei soci della sezione italiana di Ibby si è immaginato di costruire una biblioteca per i bambini che arrivavano a Lampedusa, il primo passo che è stato fatto è stato proprio quello di contattare i lampedusani. Così, dalla voce del sindaco Giusy Nicolini, Ibby Italia veniva a sapere che non solo non esistevano i libri per i bambini migranti, ma che su tutta l’isola non c’era proprio una biblioteca. Da lì è iniziato il progetto “Libri senza parole: dal mondo a Lampedusa e ritorno”. Ne parliamo con la sua ideatrice, Deborah Soria:

«Chiediamo ai paesi di tutto il mondo di mandarci questi libri che si chiamano Libri senza parole, sono libri solo illustrati, dove la storia è raccontata attraverso le immagini. Questi sono dei libri che ci sono sempre stati, ma che ultimamente si sta cercando di capire come possono funzionare con i bambini che parlano lingue diverse. Quindi, in una classe dove tutti parlano una lingua diversa, un libro senza parole facilita perché ogni bambino lo può leggere senza l’intervento di un vocabolario, anche se poi questo, in realtà, è vero fino ad un certo punto perché quello che succede è che l’adulto e il bambino leggono insieme, vanno nello stesso posto senza bisogno di parlarsi. Si ritrovano in un luogo che è il luogo descritto dal libro, senza aver bisogno di intermediari di vocabolari. Quindi, siccome molti stanno studiando questo modo di fare libri così, e non c’è mai stata una ricognizione internazionale, abbiamo chiesto ai paesi di mandarci i loro migliori libri senza parole…».
La risposta è stata immediata e a Ibby sono arrivati 150 albi illustrati.

A giugno scorso, un primo carico di libri è stato portato sull’isola. A novembre, una squadra di volontari è andata a fare formazione nelle scuole:
«Ci sono milioni di super esperti da tutta Italia e si andava in classe insieme, quindi chi non era tanto bravo poteva seguire una persona che lavorava effettivamente sul territorio da tempo. E poi il pomeriggio facevamo formazione tra di noi, quindi c’è stato Nicola Teresi di Libera che ci ha fatto un incontro meraviglioso sulla gestione dei conflitti. C’era Riebka Sibadu che ci ha parlato dell’Eritrea, insomma siamo andati via come se avessimo fatto una settimana intensiva di corso di una roba difficile e con davanti dei bambini che erano meravigliosi. Cioè, i bambini facevano la fila prima di entrare a scuola per farsi la tessera della biblioteca… era una roba commovente, proprio!».

Da quando il progetto è iniziato, i problemi e gli ostacoli soprattutto di natura burocratica, non sono mancati, racconta Deborah, ma intanto da più di un anno si raccolgono libri per implementare questa biblioteca:
«Noi, nel frattempo, stiamo lavorando con la popolazione, nel senso che quando poi siamo andati via i bambini non avevano finito di leggere i libri. C’era chi diceva: No, mi mancano tre pagine! Quindi, mossi a compassione, abbiamo lasciato i libri di narrativa…».
I testi di narrativa sono rimasti nella sede di Legambiente dell’isola e il prestito è aperto, grazie al lavoro di alcune volontarie che si sono dedicate e si stanno dedicando a questo:
«MI rendo pure conto che questo lo dovrebbe fare lo Stato, per carità. Però nel frattempo lo facciamo noi e poi vediamo».

A giugno prossimo dovrebbe inaugurarsi la biblioteca, nel frattempo, i silent books selezionati sono visionabili al Museo delle Esposizioni di Roma e una mostra itinerante sta girando l’Italia. Per informazioni:
bibliotecasalaborsa.it/ragazzi/ibby.

L’associazione Ibby International ogni anno indice un premio per promozione della lettura, premiando coloro che hanno portato i libri nei posti più irraggiungibili:

«Una volta una signora di Medellin aveva trovato questo container, lo aveva fatto spostare in una piazza, aveva raccolto dei libri e ci aveva fatto una biblioteca. Però i bambini di Medellin, i bambini di strada, non sapevano dove dormire. Quindi lei la sera li faceva dormire dentro questo container. Praticamente aveva formato una sua comunità dei lettori che dormivano tutti là, che avevano trovato un rifugio… no, delle cose super commoventi… Una volta avevo un progetto in Francia con queste ragazze che andavano a leggere nei consultori della super periferia, della banlieue francese. E così si mettevano seduti per terra e leggevano, lo facevano costantemente, perché era diventata una specie di abitudine per tutti.

Questa idea del libro che porta conforto, perché ti dà uno spazio di vita, di respiro in qualsiasi situazione, è assolutamente nelle corde di Ibby. Infatti in Italia è un po’ un’anomalia, perché comunque noi abbiamo la fiera di Bologna, abbiamo degli esperti molto bravi in Italia sulla letteratura, però tutti andiamo a scuola, tutti lavoriamo con le classi… però, tra qui e decidere di rimboccarsi le maniche e andare in un posto dove effettivamente i libri non  ci sono e non ci arriverebbero in nessun altro modo, ci vuole del tempo.

Questa stima del pensiero altrui dovrebbe venire dal governo, cioè da chi ti governa. Dovrebbe essere una cosa che diamo per scontata, in realtà in Italia non è così. In Italia non si dà per scontato che è necessario conoscere i pensieri e saperli interpretare per avere un paese civile

Purtroppo di Lampedusa, in Italia, ce ne sono tantissime. Comuni senza biblioteche, né librerie, tenuti fuori da qualsiasi novità letteraria. Fortunatamente, però, le esperienze di promozione alla lettura, nate anche dal basso, si stanno moltiplicando. Esiste, ad esempio, il book crossing, che consiste nel lasciare libri negli spazi pubblici, dai vagoni dei treni alle panchine affinché possano essere ritrovati e quindi letti da altri. Un’idea nata in America, nel 2001, e da qualche anno diffusa anche in Italia. E poi, ancora, i bibliobus: biblioteche itineranti che si muovono per le città.

A dicembre scorso, poi, è stata costituita l’associazione Odei, un osservatorio degli editori indipendenti nato proprio come luogo di scambio di idee sui temi della promozione alla lettura: uno spazio di difesa del pluralismo editoriale e culturale. Leggiamo dal manifesto dell’Odei:

Non lasciamo che l’Italia diventi la nazione delle “città delle librerie invisibili”. Coinvolgiamo in prima persona i librai, facciamo in modo che i lettori siano protagonisti nelle loro città.
Raccogliamo idee e proposte da parte di librai, lettori, editori e amministratori pubblici per definire una semplice richiesta alla politica: che tutte le amministrazioni pubbliche adottino provvedimenti immediati per il sostegno delle librerie indipendenti, in una chiave unica, secondo principi condivisi, fuori dall’ottica del “caso particolare”.

Nel suo manifesto, l’Odei, l’ osservatorio degli editori indipendenti, si interroga tra le molte cose anche sui libri digitali:
«Stiamo assistendo a un mercato che, al suo interno, vede la discesa in campo di colossi stranieri. Siamo di fronte davvero ad un mercato così libero, governato dalla mano delle ruvide leggi della domanda e dell’offerta? I diversi soggetti che animano questo mercato si muovono tutti ad armi pari, sottoposti al solo criterio del gusto del consumatore?»

Noi ne abbiamo parlato anche con Roberto Casati che avete ascoltato nella scorsa puntata di Terranave, quando abbiamo parlato del rapporto tra didattica e tecnologie. Casati ha scritto un libro dal titolo Contro il colonialismo digitale: istruzioni per continuare a leggere:

«I libri son tante cose diverse, adesso noi consideriamo libri delle cose che sono veramente diverse tra loro. C’è l’enciclopedia che è una cosa, c’è il ricettario, c’è il manuale scolastico, c’è il romanzo, c’è il saggio… sono tante cose veramente diverse, dal punto di vista dell’uso che uno ne può fare. Un’enciclopedia uno non se la legge mai dall’inizio alla fine, uno non potrebbe oggi stamparsi Wikipedia, non avrebbe alcun senso. Perché dovresti stampare Wikipedia? Per avere centinaia di scaffali pieni di cose che non guardi mai, che non ti interesseranno mai. Quindi, alcune cose per esempio migrano. Alcune cose, che oggi chiamiamo libro, migrano senza nessun problema verso il digitale. Wikipedia è la prova del fatto che l’enciclopedia come libro non aveva molto senso, ha molto più senso come un database di piccoli gruppi di informazioni che devono essere facilmente rintracciati. Il saggio, che è un po’ l’estremo opposto di questo spettro, invece è abbastanza problematico. Il saggio è problematico perché è un oggetto che è stato raffinato nei secoli, presupponendo un lettore attento. Lo scrittore di saggi è una persona che scrive pensando che il proprio lettore non sarà una persona che sta facendo zapping, ma una persona che segue dall’inizio alla fine un certo filo del discorso e quindi lavora in un’etica, lo scrittore, quella della scrittura per un lettore attento. Quindi il libro di carta, di fatto, ha questo vantaggio cognitivo immenso, che stipula con il lettore un vero e proprio contratto sull’attenzione. Un contratto sull’attenzione che è molto semplice, che dice: finché tu stai con me, io ti do solo quello che l’autore ti promette. E non ti do nient’altro, cioè, non faccio niente per portarti altrove».

Di questo, cioè del rapporto tra digitalizzazione e attenzione ne abbiamo parlato anche con Deborah Soria, chiedendole se secondo lei i libri digitali possano funzionare anche con i bambini:
«Io i libri digitali li guardo, li studio, li cerco di capire. Provo a vedere se ai bambini piacciono o no, mi faccio le mie idee, ci sono delle cose che funzionano, altre che non funzionano. Ancora non si è capito neanche tanto bene come fa un bambino a mantenere l’attenzione su una cosa che si muove così tanto. Io non ci sono mai riuscita, ma ci sono alcuni libri digitali che funzionano, sono giochi. Sono nati, per esempio, i libri pdf che sfogli come i libri normali, che un po’ funzionano… diciamo, e che se tu tocchi, quello magari parla. Però, quelli dove per esempio c’è troppa azione, la storia perde completamente valore. Nei libri per bambini ancora non si è trovata una vera misura, che questi siano dei libri… sono delle bellissime altre cose».

Deborah Soria, una libreria molto particolare si chiama “Ottimo Massimo”, come il cane de Il barone Rampante. Ottimo Massimo si propone di portare libri lì dove non ce ne sono, mettendo una toppa alla distribuzione a dell’editoria italiana. Una distribuzione, cioè, a macchia di leopardo. Un progetto simile a quello di Deborah è quello di “Pianissimo: libri sulla strada”, ideato da Filippo Nicosia, Pianissimo è un furgone Fiat pieno di libri che gira per tutta Italia. Il suo viaggio è iniziato in Sicilia.

«Giulietta era venuta apposta in pasticceria, per dirmi che della riffa per il mazzolino di fiori, avrebbe sorteggiato…»

Lo state ascoltando, Filippo che legge ad alta voce il romanzo La Piazza del Diamante, in una delle sue tappe. Questa volta si trovava a Catania, era il dicembre scorso. Ci siamo fatti spiegare da lui in cosa consiste questa idea:

«Ho fatto la libreria itinerante in Sicilia perché la Sicilia è una delle regioni in cui si legge meno in Italia – detto questo avevo il gusto delle sfide impossibili e quindi ho pensato di cominciare proprio da dove ce ne fosse più bisogno. Perché l’idea di portare i libri fuori dalle librerie visto che le persone non vanno più in libreria, o quanto meno, sembra che le librerie non siano più un luogo né di ritrovo, né di appuntamento, né tanto meno dove le persona vanno a  comprare libri allora… un po’ facendo mio il motto bianciardiano, quando Bianciardi dirigeva la Chelliniana, la biblioteca a Grosseto, diceva “se le persone non vanno dai libri allora saranno i libri ad andare dalle persone” allora ho pensato di fare anch’io questa cosa di portare i libri in mezzo alle piazze e vedere un po’ quello che succedeva. Diciamo che non sapevo bene quello che sarebbe successo, ho avuto semplicemente l’idea di farlo e l’ho fatto».

Il progetto è stato accompagnato anche da un blog. Attraverso la rete, ci racconta Filippo, sono stati raccolti molti contatti così oggi sono le associazioni locali che chiamano Pianissimo:
«Prendiamo contatto con un’associazione, di solito, e con questa chiediamo i permessi per poter ovviamente esporre e vendere libri al comune, dato che è tutto comunque abbastanza legale. Quindi ci installiamo in una piazza e cominciamo a leggere ad alta voce. La parte della lettura ad alta voce è fondamentale perché riesce a creare, almeno in quel momento, un piccolo auditorium, una piccola comunità di persone che ascoltano leggere e invitiamo sempre gli altri a portare libri da casa e leggere con noi.  Una libreria itinerante è un progetto di promozione alla lettura, allo stesso tempo, perché sono convinto, da molti anni che lavoro in editoria, che non si possa semplicemente vendere i libri come fossero macchine o come fossero dei semplici oggetti ma che la vendita del libro debba necessariamente essere accompagnata da una buona promozione della lettura, cioè da quel qualcosa in più. Non puoi vedere i libri così semplicemente a non lettori,  oppure semplicemente ampliare questo bacino di persone che sono poche Italia , di persone che leggono. Soprattutto i lettori forti, non puoi far diventare lettori delle persone che non lo sono se non le accompagni… questo non lo dico con nessun senso di superiorità o di indottrinamento: se in qualche modo non rendi la lettura un’ esperienza che può essere per loro gratificante e piacevole. Ma anche se gli spieghi la difficoltà, la sfida che c’è nella lettura perché leggere non è facilissimo, bisogna essere anche abbastanza onesti in questo. Leggere è una sfida ti richiede tempo, ti richiede attenzione, tutte cose che piano piano scompaiono dalla contemporaneità. La lettura ti richiede alcune cose che appunto puoi trovare oggi solo dentro un libro, un certo tipo di piacere. Questo va detto abbastanza tranquillamente quando si leggono i libri alle persone e quando glieli si propone: più tu li sfidi, più sono contenti di accettare la sfida. Almeno, questo è quello che ho visto io».

Oggi Pianissimo ha terminato il suo giro siciliano e si prepara a un viaggio più lungo:

«Abbiamo probabilmente un viaggio che sarà di 4 mesi da maggio ad agosto. Abbiamo viaggiato in Sicilia, adesso ci vogliamo un po’ allargare, faremo la Puglia, la Basilicata, la Campania e la Calabria e di nuovo in Sicilia ad agosto. Quindi sono 4 mesi, pensavo 90 giorni, immaginando piccole pause, quindi 90 tappe in altrettanti comuni, sempre sposando la linea degli editori indipendenti, perché Pianissimo non è una libreria generalista, non ha tutti i libri o libri di grandi case editrici o di concentrazioni editoriali ma promuove gli editori indipendenti italiani con tanti lettori che cercano di accrescere ancora, di allargare questa piccola mappa di lettori, e di comuni, uniti idealmente da Pianissimo che riescono a sentirsi parte di un progetto che ha a che fare o che mette al centro per una volta il libro».

Filippo Nicosia da 6 anni lavora nell’editoria, nel suo blog scrive:

Seguendo il mercato, l’editoria ha trascurato il lettore e i suoi bisogni.
Si producono molti libri, si producono obiettivamente troppi libri e si cerca di vendere questi libri in tutti i modi possibili. Il modo con cui l’editoria sta sostenendo se stessa è quello di sovrapprodurre piuttosto che cercare di fare meno e meglio. Quando questo succede, è ovvio che si sta pensando semplicemente a salvarsi, a salvare i conti. Però quanti libri si vendono? Se ne produce di più ma si vendono di meno. C’è una stortura evidente che non tiene conto poi alla fine del disastro che procura, che è quello della disaffezione alla lettura. Non solo non si fanno lettori nuovi ma si perdono anche quelli forti a furia di fare libri male. Lo zoccolo duro è solo il 14,6% di lettori forti, cioè di persone che leggono almeno un libro al mese. Se cominciamo a perdere quelli,  nel tentativo di fare il best seller di turno per venderlo a più persone possibili creiamo una stortura che è un disastro perché perdiamo lettori forti e quando ne facciamo di nuovi, ne facciamo con dei libri che sì possono salvarti l’annata, ma poi che cosa rimane?
Se è il lettore che cerchi, una persona che vuole e vorrà leggere, allora non può cercarlo con cui libri lì. Devi avere una strategia di lungo periodo, come si dice sempre, come dicono gli economisti o comunque quelli che pensano a queste cose. Una strategia di lungo periodo non c’è, c’è la strategia del bestseller che è esattamente il contrario di una strategia, o degli instant book che è esattamente il contrario di una strategia di lungo periodo. È ok salviamo il salvabile, si salvi chi può, la nave affonderà… A furia di pensar così, non so dove si va».

Puntata di Radio Terranave del 6/02/2014 [ascolta] a cura di Marzia Coronati
Trascrizione di Giulia Carboni per Tropico del Libro

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