Tropico del Libro e Open Culture Atlas: saper cheFare

Tropico del Libro è uno dei 40 finalisti scelti tra 600 candidati dalla giuria di cheFare con il progetto Open Culture Atlas. Dopo aver fatto tanta strada, pensiamo sia necessario fermarsi un attimo e offrirvi un punto di vista limpido del percorso che ci ha portato a questa nuova tappa. Lo scopo, lo diciamo senza troppi giri di parole, è anche invitarvi a votare per noi – di quei 40 passeranno in finale solo gli 8 più votati –, ma in ogni caso, alla fine della lettura, vi preghiamo di commentare dicendo che ne pensate di quanto detto e scritto qui e altrove: sappiate che per noi la vostra opinione è essenziale per andare avanti.

Tutto è cominciato il 5 dicembre 2013, quando abbiamo registrato l’Associazione no profit di promozione sociale “Open Culture Atlas”. Anzi no, era cominciato prima, alla mezzanotte del 29 ottobre 2013, con la messa online della piattaforma di geolocalizzazione culturale Open Culture Atlas. O forse l’inizio è ancora precedente e occorre tornare al 28 settembre 2011, quando Tropico del Libro è apparso nel firmamento degli indirizzi web…

Fermiamoci un attimo, andiamo per gradi.

DA DOVE VENIAMO?
È cominciato tutto la mezzanotte del 29 ottobre 2013. Nel passaggio dalla sera alla notte, da un giorno all’altro, Tropico del Libro ha abbandonato i climi temperati delle medie latitudini per aprire il suo sguardo verso più ampi orizzonti. Abbiamo fatto sintesi del lavoro svolto finora nel mondo dell’editoria e della letteratura e deciso di radunare gli sforzi fatti sul portale e farne lo statuto di un’associazione di promozione sociale. È uno sbocco naturale, per noi che abbiamo sempre sentito la necessità di valorizzazione le iniziative indipendenti e trasparenti, votate a loro volta a creare il massimo beneficio per tutti (come ad esempio LIM).

E allora partiamo da Tropico del Libro, il portale indipendente dedicato al mondo dell’editoria, e da questa urgenza di riuscire a orientarsi fra le tante, piccole opportunità del territorio. La storia di Tropico la trovate qui, e chi ha voluto seguirci se ne sarà fatta un’idea sua in questi oltre due anni all’insegna del motto “Chi legge trova!”. Occupando le nostre teste sempre in nuove direzioni, in trasparenza, e passo dopo passo, siamo arrivati alla creazione di Open Culture Atlas.
Naturalmente senza voler minimamente abdicare dal Tropico, che a breve ripartirà di slancio dopo un periodo di riprogettazione. Sotto la sua gialla bandiera abbiamo (co)prodotto cose di cui siamo orgogliosi, come 2300 articoli con un punto di vista sempre di critica costruttiva delle dinamiche del settore (es. “Anche i datori di lavoro sono invisibili?“) e di proposta attiva di soluzioni (es. “Se vendi libri ti cancello“), come l’ebook con licenza libera Kit si sopravvivenza del lettore digitale, come i gruppi di discussione dedicati alle biblioteche come bene comune, al mestiere di libraio/a e all’accesso al mondo editoriale (a partire dai corsi), in cui ha luogo un dialogo ricco e interessante. Abbiamo fatto incontrare (sempre senza guadagnarci nulla) domanda e offerta di lavoro eticaquesta la sezione di annunci, qui in fondo qualcosa che è stato detto in merito. Per quanto ci è stato possibile abbiamo partecipato a convegni e conferenze di settore, come spettatori e relatori, facendoci un’idea più chiara del gran numero di persone e progetti che oggi cercano affannosamente di farsi largo in quest’ambito che si trova sotto l’etichetta: cultura
Parola quasi maledetta, che la politica corteggia e in nome della quale un grande numero di persone sperimenta tutti i gradi dello svilimento professionale, nel tentativo di farne un mestiere. Il fermento tuttavia non si ferma e, a fianco di sacrosante lotte per i diritti che si erano creduti acquisiti, cerca nel fai-da-te nuove possibilità e nei bandi e finanziamenti europei nuove speranze.

CHE SIAMO?
Noi, per crescere, abbiamo deciso di costituirci come associazione no profit di promozione sociale. Avremmo potuto chiamarla Tropico del Libro, e invece abbiamo scelto “Open Culture Atlas” per coerenza con la vocazione internazionale dell’omonimo progetto nascente, cardine su cui gireranno gran parte delle nostre future iniziative, anche tropicane.

Open Culture Atlas è nato come bene comune, in potenza: può diventarlo solo se troverà altre persone e altre associazioni che se ne vogliano occupare insieme a noi. Se vi interessa saperne di più, fate un salto qui.

Così, se Tropico del libro resta saldamente dedicato all’informazione indipendente sull’editoria, Open Culture Atlas si propone come atlante della cultura non solo editoriale attraverso collaborazione con altre redazioni simili alla nostra, in ambiti limitrofi, quali teatro, arte, architettura, musica, cinema. Quello che intende rendere possibile: trovare, trovarsi, stimolare relazioni, far nascere al suo interno progetti che sul territorio nascano ma che non intendano esaurire in uno spazio limitato le loro potenzialità. Attualmente il progetto è in fase embrionale e quello che si vede sul web, e si sta popolando, è in via di continuo sviluppo.

DOVE ANDIAMO?
Stiamo lavorando senza sosta per una comunità di persone convinta che impegnandosi insieme attraverso la “cultura” sia possibile costruire un modello alternativo di vita per tutti. Non si tratta soltanto di chi ama o potrebbe amare leggere un libro o andare per mostre, ma di coloro che hanno il coraggio del cambiamento. Come? Con un approccio etico, collaborativo e sostenibile alla progettazione culturale, attraverso la facilitazione di microcomunità e reti collaborative glocali.

Il progetto Open Culture Atlas, come detto, muove i suoi primi passi. Quello che potete fare ora è caricare e/o cercare sull’atlante, che siate professionisti o semplici appassionati, luoghi ed eventi di interesse culturale. Librerie, biblioteche, teatri, ecovillaggi e coworking culturali, gli incontri dei gruppi di lettura, le anteprime e le mostre, i concorsi in scadenza…

L’obiettivo sarà sempre di più creare opportunità per quanti l’useranno. Se ce ne darete la possibilità, vorremmo che prestissimo Atlas diventasse, tra le altre cose (alcune le approfondiremo nei prossimi giorni):

  • Un luogo dove trovare e inserire annunci etici in cui offrire e cercare lavoro, bandi e partenariati.
  • Una comunità progettuale: iniziative culturali sostenibili troveranno grazie ad Atlas il sostegno necessario per realizzarsi tramite incentivi alla formazione di reti di alleanza e sostegno dei soci di Atlas, che metteranno le loro competenze a disposizione della comunità – si creeranno così opportunità lavorative: il sistema intende contrapporsi al business della formazione in ambito culturale, sovente slegata dall’offerta di reali opportunità lavorative e destinata a sostenere con il lavoro non retribuito un comparto che a causa di ciò va via via dequalificando la qualità della propria offerta.
    Anche grazie al Culturalsurfing: ideazione di itinerari formativi per nicchie di interessi per l’Europa (e non solo), a basso costo, in associazione con progetti internazionali basati sulla condivisione dal basso. Secondo noi la cultura genera ospitalità: in modo diverso – ma potenzialmente integrativo – rispetto a varie app volte al godimento turistico dei luoghi culturali, immaginiamo il tempo del viaggio come tempo della scoperta e dell’acquisizione di competenze – una visita legata a una conferenza, un festival, un periodo di collaborazione – con cui arricchire al ritorno la nostra vita e quella del contesto in cui ci muoviamo. Chi si gioverà del servizio dovrà infatti “restituire” alla comunità quanto ha imparato con una relazione a diffusione libera, bagaglio di esperienze preziose per la propria comunità e le persone con cui è entrato in contatto.

  • Una comunità sociale: promozione della cultura dello stare insieme a partire dalla condivisione gratuita di risorse, esperienze, libri (a brevissimo novità in proposito), anche coinvolgendo chi è lontano ma vorrebbe mantenere un contatto, come molti italiani all’estero, lavoratori in ambito culturale, che già in alcuni casi si sono iscritti su Atlas e ci hanno ringraziato del servizio, verso il quale nutrono molte aspettative.

Il bando di cheFare richiede queste caratteristiche a ogni progetto candidato:

promuovere la collaborazione; ricercare forme innovative di progettazione, produzione, distribuzione e fruizione della cultura; essere scalabile e riproducibile; essere economicamente sostenibili nel tempo; promuovere l’equità economica e contrattuale dei lavoratori impiegati; avere un impatto sociale territoriale positivo; fare ricorso ad ogni strategia di progettazione, produzione, gestione, distribuzione dei contenuti che inquadri la cultura come bene comune; essere capace di coinvolgere le comunità di riferimento e i destinatari del Progetto nella comunicazione delle proprie attività.

Nella compilazione del bando abbiamo spiegato in che modo intendiamo fare tutte queste cose e cercheremo di comunicarlo al meglio nei prossimi due mesi.

CHE FARE?

  1. Votaci, se vuoi fare in modo che i nostri (comuni?) sogni si realizzino!
  2. Diventa Socio Sostenitore o proponiti come Socio Ordinario.
  3. Se hai trovato qualche nostra idea interessante, non copiarla, realizzala con noi! Scrivici, siamo superaccoglienti.

 

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