Virginia Woolf, inediti e ilari manoscritti di vita familiare

Virginia Woolf, gli inediti di una zia burlonaVirginia Woolf, zia giocherellona: una serie di brevi ritratti umoristici creati per un bollettino familiare, la cui pubblicazione è prevista per giugno a cura della British Library, rivelano l’inedito lato umoristico dell’autrice di Orlando.

Era l’estate del 1923 quando Quentin e Julian Bell, figli adolescenti di Clive e Vanessa Bell, quest’ultima sorella di Virginia Woolf, pregarono la zia scrittrice di collaborare al “Charleston Bulletin”, un bollettino di affettuose caricature dirette ai familiari e agli amici che frequentavano l’omonima dimora nell’East Sussex. «Sembrava sciocco avere a portata di mano un’autentica autrice e non farla contribuire» rivela Quentin Bell, oggi noto storico dell’arte e biografo della celebre zia. Fu così che, fra il 1923 e il 1927, Virginia scrisse di suo pugno o dettò al nipote una serie di vignette, illustrate dallo stesso Quentin, descrivendo avventure e idiosincrasie delle famiglie Bell e Woolf, oltre a quelle dei personaggi che popolavano le loro case, fra cui persino i membri del celebre Bloomsbury Group. Schizzi freschi e inediti che quest’anno, per la prima volta, saranno raccolti in volume e pubblicati dalla British Library.

«È cosa nota che il signor Clive Bell ha raggiunto la sua attuale, indiscussa eminenza nel mondo delle Arti e delle Lettere mediante la sua abilità nella scienza dell’equitazione; assieme al suo ascendente volpino qui mostrato, al quale il fervore letterario e la familiarità con i classici della nostra lingua qui rappresentati hanno aggiunto poco o nulla in termini di apprezzabile solennità» scrive la Woolf a proposito del cognato, rappresentato nell’illustrazione di Quentin mentre passeggia con un volume di Keats sotto un braccio.

E non si salva neppure “Trisy”, presumibilmente la cuoca di famiglia, la quale «Quand’era allegra e di buonumore (…) afferrava una dozzina di uova e un secchio di farina, costringeva una mucca a mungersi da sé e poi, mescolando gli ingredienti, li lanciava per venti volte ben al di sopra della linea dell’orizzonte, catturandoli mentre cadevano in dozzine, dozzine e dozzine di frittelle.» Meno lusinghiera la descrizione del porridge della domestica, che «colava fuori da una padella nera in grumi di fanghiglia, puzzolente e collosa».

Che la Woolf possedesse un vivace senso dell’umorismo si era già scoperto all’epoca dello scherzo giocato alla marina inglese, quando l’autrice e alcuni intellettuali suoi amici si travestirono da ambasciatori africani e furono come tali accolti con tutti gli onori a bordo di una nave da guerra. Ma gli scritti del Charleston Bulletin rivelano una leggerezza affettuosa, priva di malizia, oltre a uno sforzo compositivo non indifferente: «Era scritto solo per la famiglia, ma è molto ben fatto, non è semplicemente improvvisato…[la Woolf] ci aveva chiaramente investito tempo e impegno» conferma Helen Melody, curatrice dei manoscritti di letteratura moderna presso la British Library. La studiosa ricorda inoltre che l’autrice si era già cimentata in questo genere di “giornalismo familiare”, avendo creato con la sorella Vanessa l’Hyde Park Gate News, un analogo bollettino, alla fine del diciannovesimo secolo. “The Charleston Bulletin Supplements” sarà pubblicato per la prima volta a giugno ed è ritenuto, con tutta probabilità, l’ultimo inedito esistente di Virginia Woolf. Sprazzi di serenità familiare, immortalati mentre l’autrice si dedicava ai capolavori La signora Dalloway e Gita al faro, quasi un decennio prima del tragico epilogo della sua vita.

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